La presente ricerca mira a testare la validità empirica del Modello teorico dell’Harmonium che sostiene una visione unificante della psicopatologia organizzata secondo un continuum di funzionamento, anziché su categorie diagnostiche rigide (Salvatore et al., 2021). La finalità principale del lavoro consiste nell’indagare il ruolo assunto dalla variabile della rigidità nel processo di creazione del significato individuale e nel comprendere come questo possa spiegare la pluralità delle manifestazioni psicopatologiche secondo un’ottica trans-diagnostica (Venuleo et al., 2020). Si esplorerà pertanto uno studio di simulazione cognitiva neurale (Kleinbub et al., 2021). La trattazione si fonda su un impianto teorico volto a fornire una spiegazione esaustiva al costrutto psicopatologico, superando i limiti delle tassonomie tradizionali e dell’approccio quantitativo categoriale (APA, 2013). In tale cornice, verrà presentato il recente Modello dell’Harmonium sviluppato da Salvatore e colleghi (2021), che integra tre prospettive: semiotica, incarnata e psicoanalitica. Questo modello descrive il funzionamento psicopatologico come espressione di un sistema cognitivo scarsamente modulabile e caratterizzato da una bassa dimensionalità dello Spazio delle Fasi del Significato (PSM), dunque, incapace di strutturare una mappatura flessibile dell’ambiente (Kleinbub et al., 2021). Pertanto, il fattore P è interpretato come indice del grado di rigidità con cui un soggetto personalizza il significato, potendo influenzare così l’adattamento al contesto e la modulazione dell’azione (Levin-Aspenson et al., 2021; Kleinbub et al., 2021; Venuleo et al., 2020). Si esplorerà l’ipotesi, recentemente proposta in letteratura, del fattore psicopatologico generale P come dimensione di ordine superiore, apice di una possibile struttura dimensionale sottostante la psicopatologia (Carver, Johnson & Timpano, 2017; Caspi & Moffitt, 2018). L’ipotesi del fattore P riassume la gravità delle manifestazioni cliniche, permette di descrivere la tendenza individuale a sviluppare una o più forme di psicopatologia, dunque, il fenomeno della comorbidità psichiatrica, e la persistenza nel tempo della malattia mentale (Antonucci et al., 2022; Caspi et al., 2014; Kleinbub et al., 2021; Lahey et al., 2012). Per verificare sperimentalmente tali ipotesi, è stata condotta un’analisi comparativa su un campione di controllo e un campione clinico, reclutato presso il Centro di Ateneo Servizi Clinici Universitari Psicologici di Padova, al fine di osservare le differenze nella disposizione e nell’interazione delle variabili cognitive legate alla costruzione del significato. La metodologia adottata prevede l’utilizzo di una prima intervista proiettiva e di questionari di personalità e di funzionamento, quali, Differenziale Semantico, MCMI-III, DERS, TAS-20, IIP, TIPI, WHOQOL, SCL-90 e VOC. L’analisi dei risultati si baserà sulle risposte fornite al Differenziale Semantico. Si è ipotizzato che la ricerca confermi l’ipotesi di una maggiore rigidità cognitiva in soggetti clinici rispetto al campione non clinico e che tale caratteristica possa costituire una base comune alle diverse sindromi psicopatologiche. I dati dovranno, dunque, sostenere la plausibilità teorica ed empirica del fattore P inteso come dominio latente sottostante la psicopatologia, e validare l’efficacia del Modello Harmonium nella spiegazione delle diverse forme di vulnerabilità psicologica. Infine, la ricerca tenterà di evidenziare le potenzialità dell’approccio quantitativo dimensionale nell’organizzazione nosografica della psicopatologia, favorendo una rappresentazione più efficace e integrata dei disturbi mentali.

Verso la validazione empirica del modello dimensionale dell’Harmonium: uno studio empirico

PIZZOLATO, MATTEO
2024/2025

Abstract

La presente ricerca mira a testare la validità empirica del Modello teorico dell’Harmonium che sostiene una visione unificante della psicopatologia organizzata secondo un continuum di funzionamento, anziché su categorie diagnostiche rigide (Salvatore et al., 2021). La finalità principale del lavoro consiste nell’indagare il ruolo assunto dalla variabile della rigidità nel processo di creazione del significato individuale e nel comprendere come questo possa spiegare la pluralità delle manifestazioni psicopatologiche secondo un’ottica trans-diagnostica (Venuleo et al., 2020). Si esplorerà pertanto uno studio di simulazione cognitiva neurale (Kleinbub et al., 2021). La trattazione si fonda su un impianto teorico volto a fornire una spiegazione esaustiva al costrutto psicopatologico, superando i limiti delle tassonomie tradizionali e dell’approccio quantitativo categoriale (APA, 2013). In tale cornice, verrà presentato il recente Modello dell’Harmonium sviluppato da Salvatore e colleghi (2021), che integra tre prospettive: semiotica, incarnata e psicoanalitica. Questo modello descrive il funzionamento psicopatologico come espressione di un sistema cognitivo scarsamente modulabile e caratterizzato da una bassa dimensionalità dello Spazio delle Fasi del Significato (PSM), dunque, incapace di strutturare una mappatura flessibile dell’ambiente (Kleinbub et al., 2021). Pertanto, il fattore P è interpretato come indice del grado di rigidità con cui un soggetto personalizza il significato, potendo influenzare così l’adattamento al contesto e la modulazione dell’azione (Levin-Aspenson et al., 2021; Kleinbub et al., 2021; Venuleo et al., 2020). Si esplorerà l’ipotesi, recentemente proposta in letteratura, del fattore psicopatologico generale P come dimensione di ordine superiore, apice di una possibile struttura dimensionale sottostante la psicopatologia (Carver, Johnson & Timpano, 2017; Caspi & Moffitt, 2018). L’ipotesi del fattore P riassume la gravità delle manifestazioni cliniche, permette di descrivere la tendenza individuale a sviluppare una o più forme di psicopatologia, dunque, il fenomeno della comorbidità psichiatrica, e la persistenza nel tempo della malattia mentale (Antonucci et al., 2022; Caspi et al., 2014; Kleinbub et al., 2021; Lahey et al., 2012). Per verificare sperimentalmente tali ipotesi, è stata condotta un’analisi comparativa su un campione di controllo e un campione clinico, reclutato presso il Centro di Ateneo Servizi Clinici Universitari Psicologici di Padova, al fine di osservare le differenze nella disposizione e nell’interazione delle variabili cognitive legate alla costruzione del significato. La metodologia adottata prevede l’utilizzo di una prima intervista proiettiva e di questionari di personalità e di funzionamento, quali, Differenziale Semantico, MCMI-III, DERS, TAS-20, IIP, TIPI, WHOQOL, SCL-90 e VOC. L’analisi dei risultati si baserà sulle risposte fornite al Differenziale Semantico. Si è ipotizzato che la ricerca confermi l’ipotesi di una maggiore rigidità cognitiva in soggetti clinici rispetto al campione non clinico e che tale caratteristica possa costituire una base comune alle diverse sindromi psicopatologiche. I dati dovranno, dunque, sostenere la plausibilità teorica ed empirica del fattore P inteso come dominio latente sottostante la psicopatologia, e validare l’efficacia del Modello Harmonium nella spiegazione delle diverse forme di vulnerabilità psicologica. Infine, la ricerca tenterà di evidenziare le potenzialità dell’approccio quantitativo dimensionale nell’organizzazione nosografica della psicopatologia, favorendo una rappresentazione più efficace e integrata dei disturbi mentali.
2024
Towards the empirical validation of the Harmonium dimensional model: an empirical study
Dimensionale
Visione unificante
Fattore P
Modello Harmonium
Rigidità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/100280