L’elaborato ricostruisce, a partire dal materiale raccolto presso l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC), tre delle maggiori rassegne organizzate all’estero dalla Biennale di Venezia durante il ventennio fascista: la Settimana Italiana di Atene (1931), la Mostra circolante d’Arte figurativa a Varsavia, Cracovia, Poznań, Bucarest e Sofia (1935) e, infine, la Mostra d’Arte italiana moderna a Budapest (1936). L’area geografica di riferimento coincide, quindi, con l’Europa centro e sud-orientale, una regione poco approfondita dalla storiografia artistica che si è occupata dell’argomento. Tuttavia, nel quadro dell’attività espositiva promossa dal fascismo su scala internazionale, essa riveste un’importanza primaria, in quanto direttrice di espansione che il regime considerava prioritaria. Si ha così occasione di osservare il modus operandi della diplomazia culturale italiana, che all’arte contemporanea ricorreva per riaffermare autorità e prestigio, nonché instaurare alleanze, al fine ultimo di legittimare le ambizioni imperialistiche del Duce. Il periodo temporale esaminato è interessante anche perché permette di rilevare il sempre maggiore accentramento nella gestione delle mostre estere, oggetto di un’evidente burocratizzazione, e offre al contempo uno sguardo privilegiato sul panorama artistico che il regime va configurando attorno a sé.
L'arte contemporanea come strumento di diplomazia: le mostre della Biennale in Europa centro e sud-orientale (1931-1936)
BUZZACCHERA, ANGELA
2024/2025
Abstract
L’elaborato ricostruisce, a partire dal materiale raccolto presso l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC), tre delle maggiori rassegne organizzate all’estero dalla Biennale di Venezia durante il ventennio fascista: la Settimana Italiana di Atene (1931), la Mostra circolante d’Arte figurativa a Varsavia, Cracovia, Poznań, Bucarest e Sofia (1935) e, infine, la Mostra d’Arte italiana moderna a Budapest (1936). L’area geografica di riferimento coincide, quindi, con l’Europa centro e sud-orientale, una regione poco approfondita dalla storiografia artistica che si è occupata dell’argomento. Tuttavia, nel quadro dell’attività espositiva promossa dal fascismo su scala internazionale, essa riveste un’importanza primaria, in quanto direttrice di espansione che il regime considerava prioritaria. Si ha così occasione di osservare il modus operandi della diplomazia culturale italiana, che all’arte contemporanea ricorreva per riaffermare autorità e prestigio, nonché instaurare alleanze, al fine ultimo di legittimare le ambizioni imperialistiche del Duce. Il periodo temporale esaminato è interessante anche perché permette di rilevare il sempre maggiore accentramento nella gestione delle mostre estere, oggetto di un’evidente burocratizzazione, e offre al contempo uno sguardo privilegiato sul panorama artistico che il regime va configurando attorno a sé.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100715