Il presente lavoro indaga il rapporto tra memoria e cinema, valorizzando la settima arte come strumento privilegiato nella rappresentazione della memoria individuale e collettiva, in particolare di fronte ai traumi che hanno segnato l’Europa del XX secolo. Se l’avvento del cinema fu inizialmente accolto con diffidenza, soprattutto dalla comunità letteraria, esso si è rivelato un mezzo fondamentale per dare voce a una nuova epoca storica. Attraverso l’esame del legame che il Novecento instaurò con la memoria e con le fonti archivistiche, e lo studio di due opere cinematografiche di diversa natura – "Histoire(s) du cinéma" di Jean-Luc Godard e, in particolare, "Hiroshima mon amour" di Alain Resnais –, la ricerca tenta di mostrare la capacità del cinema di simulare i processi mnemonici dell’individuo, di farsi dispositivo critico della memoria collettiva e di affrontare le difficoltà insite nella rappresentazione degli eventi tragici del secolo breve, affermandosi come arte della modernità. L’elaborato si articola in due capitoli. Il primo, di carattere teorico, affronta l’avvento del cinema attraverso la lettura di Walter Benjamin, soffermandosi poi sul dialogo con il Nouveau roman e sulle caratteristiche ontologiche dell’immagine in rapporto al tempo. Segue una riflessione sui concetti di memoria e oblio e sul ruolo del cinema nella riattivazione critica di documenti e testimonianze, con particolare attenzione alle "Histoire(s) du cinéma", esempio paradigmatico di cinema-archivio. Il secondo capitolo è invece dedicato esclusivamente a "Hiroshima mon amour", che diventa caso emblematico di un cinema capace di dare forma alla tensione tra memoria, oblio e trauma, nell’intreccio della memoria individuale e di quella collettiva.
L'occhio della memoria. Cinema, storia e trauma in Hiroshima mon amour
CHIOVARELLI, SARA
2024/2025
Abstract
Il presente lavoro indaga il rapporto tra memoria e cinema, valorizzando la settima arte come strumento privilegiato nella rappresentazione della memoria individuale e collettiva, in particolare di fronte ai traumi che hanno segnato l’Europa del XX secolo. Se l’avvento del cinema fu inizialmente accolto con diffidenza, soprattutto dalla comunità letteraria, esso si è rivelato un mezzo fondamentale per dare voce a una nuova epoca storica. Attraverso l’esame del legame che il Novecento instaurò con la memoria e con le fonti archivistiche, e lo studio di due opere cinematografiche di diversa natura – "Histoire(s) du cinéma" di Jean-Luc Godard e, in particolare, "Hiroshima mon amour" di Alain Resnais –, la ricerca tenta di mostrare la capacità del cinema di simulare i processi mnemonici dell’individuo, di farsi dispositivo critico della memoria collettiva e di affrontare le difficoltà insite nella rappresentazione degli eventi tragici del secolo breve, affermandosi come arte della modernità. L’elaborato si articola in due capitoli. Il primo, di carattere teorico, affronta l’avvento del cinema attraverso la lettura di Walter Benjamin, soffermandosi poi sul dialogo con il Nouveau roman e sulle caratteristiche ontologiche dell’immagine in rapporto al tempo. Segue una riflessione sui concetti di memoria e oblio e sul ruolo del cinema nella riattivazione critica di documenti e testimonianze, con particolare attenzione alle "Histoire(s) du cinéma", esempio paradigmatico di cinema-archivio. Il secondo capitolo è invece dedicato esclusivamente a "Hiroshima mon amour", che diventa caso emblematico di un cinema capace di dare forma alla tensione tra memoria, oblio e trauma, nell’intreccio della memoria individuale e di quella collettiva.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100796