Lo studio indaga l’uso dell’ausiliare di passivo fir nei volgari italoromanzi settentrionali, utilizzando come materiale di ricerca un corpus costituito da testi lombardi, emiliani e genericamente settentrionali, confrontato anche con testi liguri, piemontesi e trentini. L’obiettivo è quello di descrivere la morfologia delle forme di fir e la distribuzione morfosintattica del verbo, soprattutto in contesti passivi ma anche altrove, nell’ottica di comparare poi i risultati ottenuti con quelli già descritti per i volgari veneti. Dall’analisi delle forme emerge una grande ricchezza paradigmatica, principalmente nei testi lombardi occidentali e in quelli genericamente settentrionali, con molte forme verbali diverse e una notevole sovrabbondanza in alcune celle. Sono rilevanti anche la complessità morfologica di alcune forme e la convergenza con i paradigmi dei verbi ‘essere’ e ‘fare’. Sul piano della distribuzione sintattica, si rileva nei costrutti con fir una preferenza per un Agente animato e non espresso, anche se questo può comparire esplicitato in tutte le aree considerate; c’è inoltre una frequente correlazione tra fir e costruzioni modali, che implicano un possibile legame tra la selezione dell’ausiliare e la modalità, deontica ma non solo. L’analisi delle caratteristiche azionali e del confronto con eser, seppur basata su un unico testo, conferma quanto già proposto per il Veneto, ovvero che fir occorre con passivi più dinamici e orientati al futuro mentre eser si specializza per predicati stativi e stativo-risultativi. Costituiscono un elemento rilevante gli usi di fir in contesti non passivi, quasi mai attestati prima e invece frequenti nel corpus. Le funzioni che il verbo può assumere sono quelle di copula, di esistenziale e quelle etimologiche di ‘essere fatto’, ‘accadere’ e ‘divenire’. Accanto a questo, si rilevano anche a livello funzionale delle sovrapposizioni tra fir e ‘fare’. I risultati suggeriscono un quadro geo-linguistico complesso riguardo a fir, in cui l’area lombarda e i testi settentrionali mostrano una maggiore conservatività e produttività, mentre il volgare emiliano rimane più marginale. Al contrario, invece, i volgari veneti tendono a risultare più innovativi e più spinti verso la neutralizzazione dell’opposizione tra fir ed eser. In chiusura, si evidenziano i limiti dello studio e le prospettive future di ricerca e interpretazione teorica.
L’ausiliare di passivo fir nei volgari settentrionali: variazione morfosintattica nella diatesi italoromanza medievale
GIORDANI, VITTORIA
2024/2025
Abstract
Lo studio indaga l’uso dell’ausiliare di passivo fir nei volgari italoromanzi settentrionali, utilizzando come materiale di ricerca un corpus costituito da testi lombardi, emiliani e genericamente settentrionali, confrontato anche con testi liguri, piemontesi e trentini. L’obiettivo è quello di descrivere la morfologia delle forme di fir e la distribuzione morfosintattica del verbo, soprattutto in contesti passivi ma anche altrove, nell’ottica di comparare poi i risultati ottenuti con quelli già descritti per i volgari veneti. Dall’analisi delle forme emerge una grande ricchezza paradigmatica, principalmente nei testi lombardi occidentali e in quelli genericamente settentrionali, con molte forme verbali diverse e una notevole sovrabbondanza in alcune celle. Sono rilevanti anche la complessità morfologica di alcune forme e la convergenza con i paradigmi dei verbi ‘essere’ e ‘fare’. Sul piano della distribuzione sintattica, si rileva nei costrutti con fir una preferenza per un Agente animato e non espresso, anche se questo può comparire esplicitato in tutte le aree considerate; c’è inoltre una frequente correlazione tra fir e costruzioni modali, che implicano un possibile legame tra la selezione dell’ausiliare e la modalità, deontica ma non solo. L’analisi delle caratteristiche azionali e del confronto con eser, seppur basata su un unico testo, conferma quanto già proposto per il Veneto, ovvero che fir occorre con passivi più dinamici e orientati al futuro mentre eser si specializza per predicati stativi e stativo-risultativi. Costituiscono un elemento rilevante gli usi di fir in contesti non passivi, quasi mai attestati prima e invece frequenti nel corpus. Le funzioni che il verbo può assumere sono quelle di copula, di esistenziale e quelle etimologiche di ‘essere fatto’, ‘accadere’ e ‘divenire’. Accanto a questo, si rilevano anche a livello funzionale delle sovrapposizioni tra fir e ‘fare’. I risultati suggeriscono un quadro geo-linguistico complesso riguardo a fir, in cui l’area lombarda e i testi settentrionali mostrano una maggiore conservatività e produttività, mentre il volgare emiliano rimane più marginale. Al contrario, invece, i volgari veneti tendono a risultare più innovativi e più spinti verso la neutralizzazione dell’opposizione tra fir ed eser. In chiusura, si evidenziano i limiti dello studio e le prospettive future di ricerca e interpretazione teorica.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Giordani_Vittoria.pdf
accesso aperto
Dimensione
1.08 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.08 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/100829