Il presente elaborato si interroga sulle finalità metodologiche della ricerca storico religiosa, contrapponendo ad una di ricerca orientata a ricondurre i fenomeni religiosi a manifestazioni di una forma di religiosità originaria una modalità di analisi che studi i fenomeni all’interno della cornice antropologica e sociologica in cui essi si sviluppano, e di cui essi sono espressione. Per fare ciò si è preso in esempio il lavoro svolto dagli orientalisti e dagli storici delle religioni su Eran-Vej, la terra d’origine dei primi iraniani nell’Avesta, ed in seguito terra celeste nelle speculazioni teosofiche di pensatori quali Sohravardi e i discepoli della scuola Shaykita, sottolineando come la loro ricerca fosse finalizzata ad “orientare” l’uomo occidentale contemporaneo, secolarizzato e privo di valori, presentandogli una tradizione esoterica capace di ricondurre le varie manifestazioni del fenomeno religioso in quella terra originaria e nelle popolazioni che l’abitavano, ossia le tribù Arya. A questi studi si è scelto di contrapporre la lettura di Eran-Vej da parte degli storici delle religioni contemporanei, i quali sottolineano le problematiche di una lettura orientata del tema della terra celeste, come ad esempio il suo approdo in teorie nazionaliste e razziste. A partire da queste critiche si è provveduto ad argomentare le criticità di una forma orientata di analisi storico-religiosa, sottolineando la sua debolezza da un punto di vista del rigore metodologico, contrapponendogli invece una metodologia di ricerca che non tenti di ridurre i fenomeni religiosi ad una manifestazione di una religione ancestrale, bensì sia in grado di presentarli nella loro unicità in quanto manifestazioni di contesti sociali e culturali distanti nel tempo e nello spazio, esaltando la loro alterità. Questa metodologia di ricerca storico-religiosa emerge, in ultima analisi, come la modalità di studio più auspicabile e rigorosa.
Terra celeste e nostalgia dell'Origine: Eran-Vej e lo scopo della ricerca storico-religiosa
BERTACCHE, MATTEO
2024/2025
Abstract
Il presente elaborato si interroga sulle finalità metodologiche della ricerca storico religiosa, contrapponendo ad una di ricerca orientata a ricondurre i fenomeni religiosi a manifestazioni di una forma di religiosità originaria una modalità di analisi che studi i fenomeni all’interno della cornice antropologica e sociologica in cui essi si sviluppano, e di cui essi sono espressione. Per fare ciò si è preso in esempio il lavoro svolto dagli orientalisti e dagli storici delle religioni su Eran-Vej, la terra d’origine dei primi iraniani nell’Avesta, ed in seguito terra celeste nelle speculazioni teosofiche di pensatori quali Sohravardi e i discepoli della scuola Shaykita, sottolineando come la loro ricerca fosse finalizzata ad “orientare” l’uomo occidentale contemporaneo, secolarizzato e privo di valori, presentandogli una tradizione esoterica capace di ricondurre le varie manifestazioni del fenomeno religioso in quella terra originaria e nelle popolazioni che l’abitavano, ossia le tribù Arya. A questi studi si è scelto di contrapporre la lettura di Eran-Vej da parte degli storici delle religioni contemporanei, i quali sottolineano le problematiche di una lettura orientata del tema della terra celeste, come ad esempio il suo approdo in teorie nazionaliste e razziste. A partire da queste critiche si è provveduto ad argomentare le criticità di una forma orientata di analisi storico-religiosa, sottolineando la sua debolezza da un punto di vista del rigore metodologico, contrapponendogli invece una metodologia di ricerca che non tenti di ridurre i fenomeni religiosi ad una manifestazione di una religione ancestrale, bensì sia in grado di presentarli nella loro unicità in quanto manifestazioni di contesti sociali e culturali distanti nel tempo e nello spazio, esaltando la loro alterità. Questa metodologia di ricerca storico-religiosa emerge, in ultima analisi, come la modalità di studio più auspicabile e rigorosa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100911