La percezione del rischio rappresenta un elemento centrale nei processi decisionali quotidiani, influenzando in modo significativo il comportamento umano sia nella vita privata sia in ambito lavorativo. Nonostante l’esistenza di metodi oggettivi per la valutazione dei rischi, le persone tendono spesso a sovrastimare alcuni pericoli e a sottostimarne altri, dando origine a veri e propri paradossi percettivi. Tali discrepanze derivano dall’utilizzo, spesso inconscio, di processi mentali e cognitivi in grado di influenzare la percezione del rischio in base alle conoscenze e alle esperienze personali. La presente tesi si propone di analizzare, in via preliminare, i fattori che influenzano la percezione del rischio nei lavoratori del settore della lavorazione del legno. A tal fine, è stato somministrato un questionario anonimo ai dipendenti di due aziende micro-piccole operanti in Veneto, con l’obiettivo di esplorare le differenze tra rischi oggettivamente presenti nel contesto produttivo e rischi percepiti come maggiormente rilevanti. Il campione ha permesso di includere lavoratori appartenenti a diverse fasce d’età, mansioni e livelli di responsabilità. L’analisi dei dati ha evidenziato come alcuni rischi di natura infortunistica — in particolare il rischio di taglio — vengano percepiti come più gravi e frequenti rispetto ad altri rischi meno immediati, quali quelli da videoterminale, incendio o esplosione, nonostante questi ultimi presentino, in alcuni casi, un potenziale di danno più elevato. Tale distorsione risulta spiegabile soprattutto attraverso l’euristica della disponibilità, il bias ottimistico e i meccanismi di illusione di controllo descritti dal modello psicometrico. I risultati confermano quindi l’importanza di integrare l’analisi tecnica del rischio con lo studio dei processi cognitivi e percettivi che ne influenzano la valutazione da parte dei lavoratori. Lo studio, pur preliminare e limitato a un numero ridotto di aziende, offre spunti significativi per future indagini volte a comprendere più approfonditamente le dinamiche soggettive che regolano la percezione del rischio e a progettare interventi formativi più efficaci. In tal senso, l’approccio interdisciplinare adottato si rivela fondamentale per promuovere una cultura della sicurezza più consapevole e aderente alla reale complessità dei contesti produttivi.
Dalla normativa alla coscienza operativa: la percezione del rischio nel comparto della lavorazione del legno.
DE GREGORIO, EMANUELA
2024/2025
Abstract
La percezione del rischio rappresenta un elemento centrale nei processi decisionali quotidiani, influenzando in modo significativo il comportamento umano sia nella vita privata sia in ambito lavorativo. Nonostante l’esistenza di metodi oggettivi per la valutazione dei rischi, le persone tendono spesso a sovrastimare alcuni pericoli e a sottostimarne altri, dando origine a veri e propri paradossi percettivi. Tali discrepanze derivano dall’utilizzo, spesso inconscio, di processi mentali e cognitivi in grado di influenzare la percezione del rischio in base alle conoscenze e alle esperienze personali. La presente tesi si propone di analizzare, in via preliminare, i fattori che influenzano la percezione del rischio nei lavoratori del settore della lavorazione del legno. A tal fine, è stato somministrato un questionario anonimo ai dipendenti di due aziende micro-piccole operanti in Veneto, con l’obiettivo di esplorare le differenze tra rischi oggettivamente presenti nel contesto produttivo e rischi percepiti come maggiormente rilevanti. Il campione ha permesso di includere lavoratori appartenenti a diverse fasce d’età, mansioni e livelli di responsabilità. L’analisi dei dati ha evidenziato come alcuni rischi di natura infortunistica — in particolare il rischio di taglio — vengano percepiti come più gravi e frequenti rispetto ad altri rischi meno immediati, quali quelli da videoterminale, incendio o esplosione, nonostante questi ultimi presentino, in alcuni casi, un potenziale di danno più elevato. Tale distorsione risulta spiegabile soprattutto attraverso l’euristica della disponibilità, il bias ottimistico e i meccanismi di illusione di controllo descritti dal modello psicometrico. I risultati confermano quindi l’importanza di integrare l’analisi tecnica del rischio con lo studio dei processi cognitivi e percettivi che ne influenzano la valutazione da parte dei lavoratori. Lo studio, pur preliminare e limitato a un numero ridotto di aziende, offre spunti significativi per future indagini volte a comprendere più approfonditamente le dinamiche soggettive che regolano la percezione del rischio e a progettare interventi formativi più efficaci. In tal senso, l’approccio interdisciplinare adottato si rivela fondamentale per promuovere una cultura della sicurezza più consapevole e aderente alla reale complessità dei contesti produttivi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/101831