Introduzione: La cannabis medicinale rappresenta un'opzione emergente nel trattamento del dolore cronico, ma il suo impiego clinico resta limitato da scarsa standardizzazione e da evidenze ancora eterogenee. L’obiettivo di questo lavoro è analizzare l’esperienza “real life” presso l’ambulatorio di terapia antalgica dell’Ospedale Sant’Antonio di Padova, valutando efficacia, tollerabilità e distribuzione dei profili THC:CBD nelle diverse indicazioni dolorose e confrontarne i risultati con quanto affermato dalla letteratura recente. Metodi: I dati dei 90 pazienti trattati presso il nostro ambulatorio sono stati raccolti attraverso la cartella informatizzata e il portale regionale per la prescrizione della Cannabis terapeutica. Le variabili analizzate includevano età, sesso, diagnosi, tipo di preparato, rapporto THC:CBD, scala VAS pre‑ e post‑trattamento, beneficio percepito e tasso di drop‑out. Veniva considerata positiva una risposta analgesica con una riduzione del dolore di almeno il 30% rispetto al pretrattamento. È stata condotta un’analisi dei suddetti dati e successivamente comparata a quanto dedotto dalla letteratura recente. È stata inoltre effettuata l’analisi statistica dei valori di VAS pre e post trattamento. Risultati: Nel nostro campione, l’età media era di 55–65 anni con prevalenza femminile (≈ 70%), e le principali diagnosi erano fibromialgia (26%), dolore muscolo-scheletrico (53%) e dolore neuropatico (13%). Tutti i pazienti utilizzavano estratti oleosi. Le formulazioni bilanciate (THC 5–8% / CBD 6–12%) hanno rappresentato il 45–50% dei casi, quelle THC‑dominanti circa il 30% e le CBD‑dominanti circa il 20%. Il beneficio soggettivo è stato riportato in più del 70% dei pazienti. Il drop‑out complessivo è stato del 30%, attribuito per metà alla mancanza di beneficio e per metà ad effetti avversi; non sono emerse differenze rilevanti nel tasso di interruzione fra prodotti ad alto e basso contenuto di THC. 37 pazienti hanno presentato un significativo miglioramento della sintomatologia dolorosa passando da una intensità dolore alla VAS da 8,3 ±1,0 al pre-trattamento a 5,4 ±1,6 post trattamento (p < 0,001, Cohen’s d 1,8). Conclusioni: I risultati del nostro ambulatorio confermano l’efficacia clinica globale della cannabis medicinale nel dolore cronico, anche con un più esteso impiego di formulazioni bilanciate o CBD‑dominanti rispetto agli studi che utilizzano prodotti ad alte dosi di THC. La comparabilità degli outcome nonostante differenze di composizione suggerisce che la titolazione personalizzata e l’attenzione al profilo del paziente siano elementi chiave per ottenere beneficio terapeutico con buona tollerabilità. Restano tuttavia notevoli limitazioni: la mancanza di standardizzazione tra prodotti, l’elevata variabilità interindividuale della risposta e la scarsità di studi controllati di ampie dimensioni. Saranno necessari ulteriori trial prospettici per consolidare le evidenze, ridurre l’incertezza tra i clinici e promuovere un impiego più diffuso e consapevole della cannabis medicinale nel trattamento del dolore cronico.
Ruolo della Cannabis nel Dolore Cronico: Esperienza Padovana
TUCCIO, CLARA LETIZIA
2023/2024
Abstract
Introduzione: La cannabis medicinale rappresenta un'opzione emergente nel trattamento del dolore cronico, ma il suo impiego clinico resta limitato da scarsa standardizzazione e da evidenze ancora eterogenee. L’obiettivo di questo lavoro è analizzare l’esperienza “real life” presso l’ambulatorio di terapia antalgica dell’Ospedale Sant’Antonio di Padova, valutando efficacia, tollerabilità e distribuzione dei profili THC:CBD nelle diverse indicazioni dolorose e confrontarne i risultati con quanto affermato dalla letteratura recente. Metodi: I dati dei 90 pazienti trattati presso il nostro ambulatorio sono stati raccolti attraverso la cartella informatizzata e il portale regionale per la prescrizione della Cannabis terapeutica. Le variabili analizzate includevano età, sesso, diagnosi, tipo di preparato, rapporto THC:CBD, scala VAS pre‑ e post‑trattamento, beneficio percepito e tasso di drop‑out. Veniva considerata positiva una risposta analgesica con una riduzione del dolore di almeno il 30% rispetto al pretrattamento. È stata condotta un’analisi dei suddetti dati e successivamente comparata a quanto dedotto dalla letteratura recente. È stata inoltre effettuata l’analisi statistica dei valori di VAS pre e post trattamento. Risultati: Nel nostro campione, l’età media era di 55–65 anni con prevalenza femminile (≈ 70%), e le principali diagnosi erano fibromialgia (26%), dolore muscolo-scheletrico (53%) e dolore neuropatico (13%). Tutti i pazienti utilizzavano estratti oleosi. Le formulazioni bilanciate (THC 5–8% / CBD 6–12%) hanno rappresentato il 45–50% dei casi, quelle THC‑dominanti circa il 30% e le CBD‑dominanti circa il 20%. Il beneficio soggettivo è stato riportato in più del 70% dei pazienti. Il drop‑out complessivo è stato del 30%, attribuito per metà alla mancanza di beneficio e per metà ad effetti avversi; non sono emerse differenze rilevanti nel tasso di interruzione fra prodotti ad alto e basso contenuto di THC. 37 pazienti hanno presentato un significativo miglioramento della sintomatologia dolorosa passando da una intensità dolore alla VAS da 8,3 ±1,0 al pre-trattamento a 5,4 ±1,6 post trattamento (p < 0,001, Cohen’s d 1,8). Conclusioni: I risultati del nostro ambulatorio confermano l’efficacia clinica globale della cannabis medicinale nel dolore cronico, anche con un più esteso impiego di formulazioni bilanciate o CBD‑dominanti rispetto agli studi che utilizzano prodotti ad alte dosi di THC. La comparabilità degli outcome nonostante differenze di composizione suggerisce che la titolazione personalizzata e l’attenzione al profilo del paziente siano elementi chiave per ottenere beneficio terapeutico con buona tollerabilità. Restano tuttavia notevoli limitazioni: la mancanza di standardizzazione tra prodotti, l’elevata variabilità interindividuale della risposta e la scarsità di studi controllati di ampie dimensioni. Saranno necessari ulteriori trial prospettici per consolidare le evidenze, ridurre l’incertezza tra i clinici e promuovere un impiego più diffuso e consapevole della cannabis medicinale nel trattamento del dolore cronico.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/103402