La Sindrome da Anticorpi Anti-Fosfolipidi (APS) è una condizione morbosa autoimmune sistemica, in cui si sviluppano auto-anticorpi contro i fosfolipidi e le proteine leganti i fosfolipidi, caratterizzata clinicamente da trombosi o aborto ricorrente. La diagnosi si basa sull’identificazione di specifici auto-anticorpi mediante test di laboratorio sia immunologici (fase solida) sia coagulativi (fase liquida). I primi sono IgG e IgM anti-cardiolipina (aCL) e anti-β2-glicoproteina I (aβ2GPI) mentre in fase liquida è il lupus anticoagulante (LAC). Il profilo anticorpale riveste un ruolo cruciale sia a fini diagnostici che terapeutici: è da considerare se si tratta di una positività singola o multipla, il titolo e la persistenza nel tempo. Il test LAC risulta il più strettamente correlato alla patologia; infatti, il rischio trombotico dovuto al LAC è considerato più forte rispetto agli aβ2GPI o aCL. Le linee guida correnti per il test del LAC raccomandano l’utilizzo di almeno due test basati su diversi principi, quali un APTT o l’equivalente silica clotting time (SCT) e un tempo di veleno di vipera Russel diluito (dRVVT). Trattandosi di un test in fase liquida, uno dei problemi preanalitici maggiori riguarda la raccolta di un campione in pazienti in terapia anticoagulante. Risultati falsamente positivi o negativi possono essere osservati in pazienti in terapia con warfarin, eparina a basso peso molecolare o non frazionata e anticoagulanti orali diretti (DOAC). Si possono avere anche problematiche analitiche dovute alla variabilità inter-laboratorio compromettendo la standardizzazione del test. Infine, anche la fase post-analitica, in particolare la refertazione non risulta armonizzata tra i vari centri. Sebbene sia raccomandata una corretta sospensione della terapia anticoagulante (almeno due giorni), si possono considerare alcune modalità operative che possono ridurre o annullare l’effetto degli anticoagulanti sul test, come l’utilizzo di DOAC-stop. Risulta tuttavia imprescindibile una corretta segnalazione della terapia anticoagulante al laboratorio, al fine di un’adeguata gestione del percorso analitico. Lo scopo principale dell’elaborato di tesi è la riorganizzazione del Total Testing Process (TTP) del LAC, prendendo in esame la casistica di campioni pervenuti al Laboratorio Analisi di Castelfranco Veneto – Montebelluna ULSS 2 Marca Trevigiana, dal 1° gennaio 2025 al 30 giungo 2025, provenienti sia da pazienti ricoverati nei due presidi ospedalieri sia da utenti esterni. L’analisi delle richieste provenienti da medici prescrittori esterni evidenzia una scarsa appropriatezza prescrittiva: il 17% delle richieste riporta indicazioni generiche (“controllo”), percentuale simile a quella per sospetta trombosi (20%), suggerendo un impiego non sempre giustificato del test. Il sistema di tracciamento della terapia anticoagulante introdotto risulta efficace sia nella versione digitale, impiegata nei reparti, sia in quella cartacea destinata agli utenti esterni o sottoposti a controllo preoperatorio. Il trattamento con warfarin non rappresenta l'opzione più frequentemente riscontrata, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, ma prevale il trattamento con enoxaparina (44%) e edoxaban (17%). L'eparina a basso peso molecolare interferisce in misura trascurabile nella determinazione del LAC rispetto ad altri anticoagulanti come i DOAC, a condizione che il prelievo venga effettuato lontano dal picco plasmatico. L’utilizzo di DOAC-stop è un metodo efficace per rimuovere l’interferenza analitica se la terapia anticoagulante viene segnalata tempestivamente. Rimane comunque incertezza sulla necessità di valutare, oltre al LAC, anche gli anticorpi aCL e aβ2GPI nella richiesta diagnostica per APS. In conclusione, l'ottimizzazione del percorso diagnostico per APS rappresenta un obiettivo fondamentale per garantire un inquadramento clinico accurato di questa patologia rara e complessa.
La complessità diagnostica della Sindrome da Anticorpi Anti-Fosfolipidi: progetto di riorganizzazione del test Lupus Anticoagulante
FASSINA, ARIANNA
2023/2024
Abstract
La Sindrome da Anticorpi Anti-Fosfolipidi (APS) è una condizione morbosa autoimmune sistemica, in cui si sviluppano auto-anticorpi contro i fosfolipidi e le proteine leganti i fosfolipidi, caratterizzata clinicamente da trombosi o aborto ricorrente. La diagnosi si basa sull’identificazione di specifici auto-anticorpi mediante test di laboratorio sia immunologici (fase solida) sia coagulativi (fase liquida). I primi sono IgG e IgM anti-cardiolipina (aCL) e anti-β2-glicoproteina I (aβ2GPI) mentre in fase liquida è il lupus anticoagulante (LAC). Il profilo anticorpale riveste un ruolo cruciale sia a fini diagnostici che terapeutici: è da considerare se si tratta di una positività singola o multipla, il titolo e la persistenza nel tempo. Il test LAC risulta il più strettamente correlato alla patologia; infatti, il rischio trombotico dovuto al LAC è considerato più forte rispetto agli aβ2GPI o aCL. Le linee guida correnti per il test del LAC raccomandano l’utilizzo di almeno due test basati su diversi principi, quali un APTT o l’equivalente silica clotting time (SCT) e un tempo di veleno di vipera Russel diluito (dRVVT). Trattandosi di un test in fase liquida, uno dei problemi preanalitici maggiori riguarda la raccolta di un campione in pazienti in terapia anticoagulante. Risultati falsamente positivi o negativi possono essere osservati in pazienti in terapia con warfarin, eparina a basso peso molecolare o non frazionata e anticoagulanti orali diretti (DOAC). Si possono avere anche problematiche analitiche dovute alla variabilità inter-laboratorio compromettendo la standardizzazione del test. Infine, anche la fase post-analitica, in particolare la refertazione non risulta armonizzata tra i vari centri. Sebbene sia raccomandata una corretta sospensione della terapia anticoagulante (almeno due giorni), si possono considerare alcune modalità operative che possono ridurre o annullare l’effetto degli anticoagulanti sul test, come l’utilizzo di DOAC-stop. Risulta tuttavia imprescindibile una corretta segnalazione della terapia anticoagulante al laboratorio, al fine di un’adeguata gestione del percorso analitico. Lo scopo principale dell’elaborato di tesi è la riorganizzazione del Total Testing Process (TTP) del LAC, prendendo in esame la casistica di campioni pervenuti al Laboratorio Analisi di Castelfranco Veneto – Montebelluna ULSS 2 Marca Trevigiana, dal 1° gennaio 2025 al 30 giungo 2025, provenienti sia da pazienti ricoverati nei due presidi ospedalieri sia da utenti esterni. L’analisi delle richieste provenienti da medici prescrittori esterni evidenzia una scarsa appropriatezza prescrittiva: il 17% delle richieste riporta indicazioni generiche (“controllo”), percentuale simile a quella per sospetta trombosi (20%), suggerendo un impiego non sempre giustificato del test. Il sistema di tracciamento della terapia anticoagulante introdotto risulta efficace sia nella versione digitale, impiegata nei reparti, sia in quella cartacea destinata agli utenti esterni o sottoposti a controllo preoperatorio. Il trattamento con warfarin non rappresenta l'opzione più frequentemente riscontrata, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, ma prevale il trattamento con enoxaparina (44%) e edoxaban (17%). L'eparina a basso peso molecolare interferisce in misura trascurabile nella determinazione del LAC rispetto ad altri anticoagulanti come i DOAC, a condizione che il prelievo venga effettuato lontano dal picco plasmatico. L’utilizzo di DOAC-stop è un metodo efficace per rimuovere l’interferenza analitica se la terapia anticoagulante viene segnalata tempestivamente. Rimane comunque incertezza sulla necessità di valutare, oltre al LAC, anche gli anticorpi aCL e aβ2GPI nella richiesta diagnostica per APS. In conclusione, l'ottimizzazione del percorso diagnostico per APS rappresenta un obiettivo fondamentale per garantire un inquadramento clinico accurato di questa patologia rara e complessa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/103451