Introduzione: L’ipogammaglobulinemia iatrogena è una forma acquisita di deficit dell’immunità umorale associata all’esposizione a farmaci immunosoppressivi o chemioterapici utilizzati nella cura di patologie autoimmuni. In età pediatrica, la sua interpretazione è resa complessa dalla maturazione fisiologica e dinamica del sistema immunitario. La riduzione delle immunoglobuline può essere transitoria o persistente e manifestarsi con quadri clinici variabili. Tra i principali fattori eziologici rientrano le terapie dirette contro i linfociti B, in particolare il rituximab, e il micofenolato mofetile, talvolta impiegati anche in regimi combinati. Scopo dello studio: L’obiettivo di questo studio è quello di valutare la prevalenza dell’ipogammaglobulinemia iatrogena in una popolazione pediatrica affetta da patologie autoimmuni e sottoposta a terapia con rituximab e micofenolato mofetile. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo monocentrico su una coorte di pazienti pediatrici affetti da patologie immunomediate di interesse reumatologico e nefrologico, seguiti rispettivamente dai reparti di Reumatologia e Nefrologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Padova nel periodo compreso tra gennaio 2010 e agosto 2025. Sono stati raccolti e analizzati i dati di 120 pazienti pediatrici con età compresa tra 0 anni e 18 anni, di cui 54 pazienti sono stati esclusi per dati clinici incompleti; pertanto, 66 pazienti sono stati inclusi nello studio. Per ciascun paziente sono state raccolte informazioni relative a: tipo di malattia, trapianto, tipo di terapia immunosoppressiva eseguita, livelli sierici di IgG, IgA e IgM valutati pre-terapia (T0) e durante il follow-up (T1 e T2) ed eventuali eventi infettivi occorsi durante il primo anno di terapia immunosoppressiva. Risultati: La popolazione studiata presentava un’età media all’esordio di 8,4 ± 4,9 anni ed era costituita prevalentemente da pazienti di sesso maschile (M= 44 vs F= 22). Le nefro-uropatie (n.34) rappresentavano la patologia di base più frequente, seguite dalle connettiviti (n.25) e, in misura minore, dalle vasculiti (n.7). Il trattamento immunosoppressivo prevedeva micofenolato mofetile nell’87,9% dei pazienti e rituximab nell’81,8% dei casi, con una terapia combinata MMF/RTX nel 57,6% della popolazione esaminata. I livelli sierici di IgG hanno mostrato una riduzione dopo l’inizio del trattamento nel 36% dei pazienti (p=0.017), senza differenze tra i gruppi rispetto alla malattia di base o alla presenza di trapianto renale. Nonostante ciò, l’incidenza complessiva di eventi infettivi è risultata contenuta (n.10, 15,1%) e quasi esclusivamente a carico dei pazienti trapiantati con prevalenza di infezioni lievi. Conclusioni: L’impiego di terapie immunosoppressive mirate riveste un ruolo centrale nella gestione delle patologie immunomediate in età pediatrica. In questo contesto, il nostro studio ha valutato la prevalenza, l’evoluzione temporale e le implicazioni cliniche dell’ipogammaglobulinemia iatrogena in pazienti pediatrici trattati con rituximab e micofenolato mofetile. I risultati dello studio confermano l’associazione della terapia immunosoppressiva con l’ipogammaglobulinemia che risulta tuttavia una condizione transitoria e reversibile nel tempo. In conclusione, il nostro studio evidenzia che i trattamenti con rituximab e micofenolato mofetile, attualmente consolidati nella pratica clinica, non sembrano associarsi, nella popolazione analizzata, né a un aumento rilevante del rischio infettivo né allo sviluppo di forme persistenti di ipogammaglobulinemia. In questo contesto, un periodico monitoraggio immunologico delle IgG sieriche rappresenta uno strumento fondamentale per una gestione clinica appropriata e consapevole dei pazienti pediatrici.
Prevalenza dell’ipogammaglobulinemia iatrogena in pazienti con patologie autoimmuni dell’età pediatrica
RULLI, LUIGI
2023/2024
Abstract
Introduzione: L’ipogammaglobulinemia iatrogena è una forma acquisita di deficit dell’immunità umorale associata all’esposizione a farmaci immunosoppressivi o chemioterapici utilizzati nella cura di patologie autoimmuni. In età pediatrica, la sua interpretazione è resa complessa dalla maturazione fisiologica e dinamica del sistema immunitario. La riduzione delle immunoglobuline può essere transitoria o persistente e manifestarsi con quadri clinici variabili. Tra i principali fattori eziologici rientrano le terapie dirette contro i linfociti B, in particolare il rituximab, e il micofenolato mofetile, talvolta impiegati anche in regimi combinati. Scopo dello studio: L’obiettivo di questo studio è quello di valutare la prevalenza dell’ipogammaglobulinemia iatrogena in una popolazione pediatrica affetta da patologie autoimmuni e sottoposta a terapia con rituximab e micofenolato mofetile. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo monocentrico su una coorte di pazienti pediatrici affetti da patologie immunomediate di interesse reumatologico e nefrologico, seguiti rispettivamente dai reparti di Reumatologia e Nefrologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Padova nel periodo compreso tra gennaio 2010 e agosto 2025. Sono stati raccolti e analizzati i dati di 120 pazienti pediatrici con età compresa tra 0 anni e 18 anni, di cui 54 pazienti sono stati esclusi per dati clinici incompleti; pertanto, 66 pazienti sono stati inclusi nello studio. Per ciascun paziente sono state raccolte informazioni relative a: tipo di malattia, trapianto, tipo di terapia immunosoppressiva eseguita, livelli sierici di IgG, IgA e IgM valutati pre-terapia (T0) e durante il follow-up (T1 e T2) ed eventuali eventi infettivi occorsi durante il primo anno di terapia immunosoppressiva. Risultati: La popolazione studiata presentava un’età media all’esordio di 8,4 ± 4,9 anni ed era costituita prevalentemente da pazienti di sesso maschile (M= 44 vs F= 22). Le nefro-uropatie (n.34) rappresentavano la patologia di base più frequente, seguite dalle connettiviti (n.25) e, in misura minore, dalle vasculiti (n.7). Il trattamento immunosoppressivo prevedeva micofenolato mofetile nell’87,9% dei pazienti e rituximab nell’81,8% dei casi, con una terapia combinata MMF/RTX nel 57,6% della popolazione esaminata. I livelli sierici di IgG hanno mostrato una riduzione dopo l’inizio del trattamento nel 36% dei pazienti (p=0.017), senza differenze tra i gruppi rispetto alla malattia di base o alla presenza di trapianto renale. Nonostante ciò, l’incidenza complessiva di eventi infettivi è risultata contenuta (n.10, 15,1%) e quasi esclusivamente a carico dei pazienti trapiantati con prevalenza di infezioni lievi. Conclusioni: L’impiego di terapie immunosoppressive mirate riveste un ruolo centrale nella gestione delle patologie immunomediate in età pediatrica. In questo contesto, il nostro studio ha valutato la prevalenza, l’evoluzione temporale e le implicazioni cliniche dell’ipogammaglobulinemia iatrogena in pazienti pediatrici trattati con rituximab e micofenolato mofetile. I risultati dello studio confermano l’associazione della terapia immunosoppressiva con l’ipogammaglobulinemia che risulta tuttavia una condizione transitoria e reversibile nel tempo. In conclusione, il nostro studio evidenzia che i trattamenti con rituximab e micofenolato mofetile, attualmente consolidati nella pratica clinica, non sembrano associarsi, nella popolazione analizzata, né a un aumento rilevante del rischio infettivo né allo sviluppo di forme persistenti di ipogammaglobulinemia. In questo contesto, un periodico monitoraggio immunologico delle IgG sieriche rappresenta uno strumento fondamentale per una gestione clinica appropriata e consapevole dei pazienti pediatrici.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/103489