Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è uno dei disturbi di personalità più complessi e dibattuti dalla comunità scientifica, in quanto per anni è stata difficile individuare una definizione univoca. Dopo diverse revisioni, il DSM-5 TR ha aggiornato i criteri diagnostici del DBP, definendolo come un disturbo caratterizzato da difficoltà nella regolazione delle emozioni, nel controllo degli impulsi, da instabilità nelle relazioni interpersonali e nell’immagine di sé. La persona con DBP presenta spesso una compromissione significativa del funzionamento sociale, talvolta accompagnata da condotte autolesive, comportamenti suicidari o parasuicidari. Per anni l’attenzione degli studiosi si è focalizzata sullo sviluppo del DBP soltanto in alcune specifiche fasce di età, a esclusione della fase di invecchiamento. Questo perché il DBP è stato considerato a lungo come un disturbo immutabile e soprattutto incurabile. In realtà, le poche evidenze scientifiche presenti in letteratura sottolineano che il DBP si manifesta con una sintomatologia diversa nell’invecchiamento rispetto alle altre fasi evolutive. Inoltre, la sua espressione ne risente maggiormente se la persona anziana vive all’interno di un contesto comunitario come un istituto. Questo rende spesso difficile il riconoscimento clinico e richiede un approccio longitudinale, volto a monitorare l’evoluzione della sintomatologia nel tempo e a progettare interventi personalizzati. Attualmente, il trattamento psicoterapeutico è considerato il più efficace per il DBP, nonostante alcune limitazioni, come l’alto tasso di drop-out. Negli ultimi anni sono stati validati diversi modelli psicoterapeutici, ma la letteratura sull’applicazione di tali interventi in età avanzata rimane ancora limitata. Il trattamento del DBP nell’invecchiamento è possibile, ma richiede una modulazione attenta e l’integrazione di approcci diversi in base alle difficoltà individuali e al contesto di vita della persona. Sulla base di quanto riportato, si è deciso per questo lavoro di realizzare un intervento di promozione della salute mirato a supportare e guidare una signora di 65 anni, affetta da DBP, nella gestione delle difficoltà relazionali e emotive, all’interno di un contesto di istituzionalizzazione. Il trattamento ha previsto l’adozione di un approccio integrato e flessibile, calibrato sulle risorse, le problematiche e l’ambiente della signora. Nel primo capitolo si è cercato di illustrare le caratteristiche storiche e teoriche del DBP, i criteri diagnostici, la relazione tra disturbo psichiatrico cronico e invecchiamento e le implicazioni di una prospettiva longitudinale sul trattamento. Vengono inoltre descritti i principali approcci psicoterapeutici utilizzati nel trattamento del DBP in generale e in età avanzata. Il secondo capitolo è incentrato sull’intervento realizzato, presentando il contesto di riferimento, l’obiettivo dell’intervento, il caso clinico, le valutazioni neuropsicologiche, gli incontri effettuati, gli strumenti e le strategie adottate, e infine i risultati ottenuti.
Convivere con la complessità del disturbo borderline di personalità vivendo e invecchiando in una Residenza Sanitaria Assistenziale: il caso di A.
CENTOMANI, ISABELLA
2024/2025
Abstract
Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è uno dei disturbi di personalità più complessi e dibattuti dalla comunità scientifica, in quanto per anni è stata difficile individuare una definizione univoca. Dopo diverse revisioni, il DSM-5 TR ha aggiornato i criteri diagnostici del DBP, definendolo come un disturbo caratterizzato da difficoltà nella regolazione delle emozioni, nel controllo degli impulsi, da instabilità nelle relazioni interpersonali e nell’immagine di sé. La persona con DBP presenta spesso una compromissione significativa del funzionamento sociale, talvolta accompagnata da condotte autolesive, comportamenti suicidari o parasuicidari. Per anni l’attenzione degli studiosi si è focalizzata sullo sviluppo del DBP soltanto in alcune specifiche fasce di età, a esclusione della fase di invecchiamento. Questo perché il DBP è stato considerato a lungo come un disturbo immutabile e soprattutto incurabile. In realtà, le poche evidenze scientifiche presenti in letteratura sottolineano che il DBP si manifesta con una sintomatologia diversa nell’invecchiamento rispetto alle altre fasi evolutive. Inoltre, la sua espressione ne risente maggiormente se la persona anziana vive all’interno di un contesto comunitario come un istituto. Questo rende spesso difficile il riconoscimento clinico e richiede un approccio longitudinale, volto a monitorare l’evoluzione della sintomatologia nel tempo e a progettare interventi personalizzati. Attualmente, il trattamento psicoterapeutico è considerato il più efficace per il DBP, nonostante alcune limitazioni, come l’alto tasso di drop-out. Negli ultimi anni sono stati validati diversi modelli psicoterapeutici, ma la letteratura sull’applicazione di tali interventi in età avanzata rimane ancora limitata. Il trattamento del DBP nell’invecchiamento è possibile, ma richiede una modulazione attenta e l’integrazione di approcci diversi in base alle difficoltà individuali e al contesto di vita della persona. Sulla base di quanto riportato, si è deciso per questo lavoro di realizzare un intervento di promozione della salute mirato a supportare e guidare una signora di 65 anni, affetta da DBP, nella gestione delle difficoltà relazionali e emotive, all’interno di un contesto di istituzionalizzazione. Il trattamento ha previsto l’adozione di un approccio integrato e flessibile, calibrato sulle risorse, le problematiche e l’ambiente della signora. Nel primo capitolo si è cercato di illustrare le caratteristiche storiche e teoriche del DBP, i criteri diagnostici, la relazione tra disturbo psichiatrico cronico e invecchiamento e le implicazioni di una prospettiva longitudinale sul trattamento. Vengono inoltre descritti i principali approcci psicoterapeutici utilizzati nel trattamento del DBP in generale e in età avanzata. Il secondo capitolo è incentrato sull’intervento realizzato, presentando il contesto di riferimento, l’obiettivo dell’intervento, il caso clinico, le valutazioni neuropsicologiche, gli incontri effettuati, gli strumenti e le strategie adottate, e infine i risultati ottenuti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/103515