Background: Extreme liver surgery with autotransplantation represents one of the most complex procedures in hepatobiliary surgery and remains limited to highly specialized centers. Prolonged ischemia and ischemia-reperfusion injury represent major biological constraints, with early postoperative liver function emerging as a key determinant of outcome. Active organ preservation strategies, such as hypothermic oxygenated machine perfusion (HOPE), may mitigate ischemic injury in this setting. Aim: To describe perioperative and long-term outcomes of liver autotransplantation for malignant disease and to explore the clinical implementation and impact of HOPE compared with static cold perfusion. Methods: This monocentric observational study included a consecutive series of patients undergoing ex situ or ante situm liver resection with autotransplantation between 2010 and 2025. Perioperative outcomes, postoperative liver function, complications, and survival were analyzed. Early postoperative biochemical parameters of liver function were evaluated as surrogate markers of ischemia–reperfusion injury. An exploratory comparison between HOPE and static hypothermic perfusion was performed. Results: Thirty-one patients were included. Despite high surgical complexity, clinically relevant post-hepatectomy liver failure was infrequent, and 90-day mortality remained below 10%. Long-term survival was meaningful, with a 5-year survival rate close to 50%. Early postoperative liver function was significantly associated with short-term survival. Although no significant differences were observed in major clinical endpoints, HOPE was associated with more favorable early biochemical profiles, including lower transaminase and lactate peaks with faster normalization, earlier recovery of coagulation function, and an overall more favorable bilirubin profile. Conclusions: Liver autotransplantation is a highly demanding but potentially curative option in selected patients. Early postoperative liver function is a key determinant of outcome. The integration of HOPE appears to enhance early liver functional recovery and represents a promising step toward safer and more controlled extreme liver surgery, warranting further investigation in larger multicenter studies.

Background: L’ autotrapianto di fegato rappresenta una delle procedure più complesse della chirurgia epato-biliare ed è limitata a centri altamente specializzati. L’ischemia prolungata e il danno da ischemia-riperfusione costituiscono i principali limiti biologici di queste procedure, mentre gli indici di funzionalità epatica nel periodo post-operatorio emergono come fattore determinante fondamentale dell’outcome. Strategie di preservazione attiva d’organo, come la macchina da perfusione ipotermica ossigenata (HOPE), possono ridurre il danno ischemico in questo contesto. Obiettivo: Descrivere gli outcome peri-operatori e a lungo termine dell’autotrapianto epatico per patologia maligna ed esplorare l’implementazione clinica e l’impatto della HOPE rispetto alla perfusione ipotermica statica. Materiali e Metodi: Studio osservazionale monocentrico su una serie consecutiva di pazienti sottoposti a resezione epatica con tecnica ex situ ex vivo o ante situm con autotrapianto tra il 2010 e il 2025. Sono stati analizzati gli outcome peri-operatori, la funzione epatica post-operatoria, le complicanze e la sopravvivenza a lungo termine. È stato effettuato un confronto esplorativo tra HOPE e perfusione ipotermica statica, utilizzando gli indici di funzionalità epatica e altri parametri biochimici nel periodo post-operatorio come indicatori di danno da ischemia-riperfusione. Risultati: Sono stati inclusi 31 pazienti. Nonostante l’elevata complessità chirurgica, l’incidenza di insufficienza epatica post-resettiva clinicamente rilevante è risultata limitata e la mortalità a 90 giorni inferiore al 10%. La sopravvivenza a lungo termine è risultata rilevante, con una sopravvivenza a cinque anni vicina al 50%. Gli indici di funzionalità epatica nel periodo post-operatorio precoce è risultata significativamente associata alla sopravvivenza a breve termine. Pur in assenza di differenze significative sugli endpoint clinici maggiori, la HOPE è stata associata a profili biochimici post-operatori più favorevoli, con minori picchi di transaminasi e lattati, più rapida normalizzazione, recupero più precoce della funzione coagulativa e un trend non significativo verso valori di bilirubina più bassi. Conclusioni: La resezione epatica ex situ ex vivo e ante situm con autotrapianto di fegato rappresenta un’opzione altamente complessa ma potenzialmente curativa in pazienti selezionati. La funzionalità epatica post-operatoria precoce è un determinante chiave dell’outcome. L’integrazione della perfusione ipotermica ossigenata appare promettente nel migliorare il recupero funzionale precoce e nel rendere più sicura e controllata la chirurgia epatica estrema, giustificando ulteriori studi multicentrici.

Machine perfusion supported ante situm and ex situ liver resection: a comparative study

NIEDDU, ELEONORA
2023/2024

Abstract

Background: Extreme liver surgery with autotransplantation represents one of the most complex procedures in hepatobiliary surgery and remains limited to highly specialized centers. Prolonged ischemia and ischemia-reperfusion injury represent major biological constraints, with early postoperative liver function emerging as a key determinant of outcome. Active organ preservation strategies, such as hypothermic oxygenated machine perfusion (HOPE), may mitigate ischemic injury in this setting. Aim: To describe perioperative and long-term outcomes of liver autotransplantation for malignant disease and to explore the clinical implementation and impact of HOPE compared with static cold perfusion. Methods: This monocentric observational study included a consecutive series of patients undergoing ex situ or ante situm liver resection with autotransplantation between 2010 and 2025. Perioperative outcomes, postoperative liver function, complications, and survival were analyzed. Early postoperative biochemical parameters of liver function were evaluated as surrogate markers of ischemia–reperfusion injury. An exploratory comparison between HOPE and static hypothermic perfusion was performed. Results: Thirty-one patients were included. Despite high surgical complexity, clinically relevant post-hepatectomy liver failure was infrequent, and 90-day mortality remained below 10%. Long-term survival was meaningful, with a 5-year survival rate close to 50%. Early postoperative liver function was significantly associated with short-term survival. Although no significant differences were observed in major clinical endpoints, HOPE was associated with more favorable early biochemical profiles, including lower transaminase and lactate peaks with faster normalization, earlier recovery of coagulation function, and an overall more favorable bilirubin profile. Conclusions: Liver autotransplantation is a highly demanding but potentially curative option in selected patients. Early postoperative liver function is a key determinant of outcome. The integration of HOPE appears to enhance early liver functional recovery and represents a promising step toward safer and more controlled extreme liver surgery, warranting further investigation in larger multicenter studies.
2023
Machine perfusion supported ante situm and ex situ liver resection: a comparative study
Background: L’ autotrapianto di fegato rappresenta una delle procedure più complesse della chirurgia epato-biliare ed è limitata a centri altamente specializzati. L’ischemia prolungata e il danno da ischemia-riperfusione costituiscono i principali limiti biologici di queste procedure, mentre gli indici di funzionalità epatica nel periodo post-operatorio emergono come fattore determinante fondamentale dell’outcome. Strategie di preservazione attiva d’organo, come la macchina da perfusione ipotermica ossigenata (HOPE), possono ridurre il danno ischemico in questo contesto. Obiettivo: Descrivere gli outcome peri-operatori e a lungo termine dell’autotrapianto epatico per patologia maligna ed esplorare l’implementazione clinica e l’impatto della HOPE rispetto alla perfusione ipotermica statica. Materiali e Metodi: Studio osservazionale monocentrico su una serie consecutiva di pazienti sottoposti a resezione epatica con tecnica ex situ ex vivo o ante situm con autotrapianto tra il 2010 e il 2025. Sono stati analizzati gli outcome peri-operatori, la funzione epatica post-operatoria, le complicanze e la sopravvivenza a lungo termine. È stato effettuato un confronto esplorativo tra HOPE e perfusione ipotermica statica, utilizzando gli indici di funzionalità epatica e altri parametri biochimici nel periodo post-operatorio come indicatori di danno da ischemia-riperfusione. Risultati: Sono stati inclusi 31 pazienti. Nonostante l’elevata complessità chirurgica, l’incidenza di insufficienza epatica post-resettiva clinicamente rilevante è risultata limitata e la mortalità a 90 giorni inferiore al 10%. La sopravvivenza a lungo termine è risultata rilevante, con una sopravvivenza a cinque anni vicina al 50%. Gli indici di funzionalità epatica nel periodo post-operatorio precoce è risultata significativamente associata alla sopravvivenza a breve termine. Pur in assenza di differenze significative sugli endpoint clinici maggiori, la HOPE è stata associata a profili biochimici post-operatori più favorevoli, con minori picchi di transaminasi e lattati, più rapida normalizzazione, recupero più precoce della funzione coagulativa e un trend non significativo verso valori di bilirubina più bassi. Conclusioni: La resezione epatica ex situ ex vivo e ante situm con autotrapianto di fegato rappresenta un’opzione altamente complessa ma potenzialmente curativa in pazienti selezionati. La funzionalità epatica post-operatoria precoce è un determinante chiave dell’outcome. L’integrazione della perfusione ipotermica ossigenata appare promettente nel migliorare il recupero funzionale precoce e nel rendere più sicura e controllata la chirurgia epatica estrema, giustificando ulteriori studi multicentrici.
Liver resection
Machine perfusion
Ex vivo
Extreme surgery
Vascular resection
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/103757