Background: Advanced/complete atrioventricular block (AVB) in the emergency department (ED) is a condition with a risk of instability and may require emergency treatment. Objective: To describe clinical presentation, emergency management, and in-hospital outcomes, and to explore factors associated with ED treatment and hemodynamic instability. Methods: A retrospective observational study of admissions to the Emergency Department (ED) of Treviso Hospital between January 1, 2024, and December 31, 2024, with a diagnosis of documented advanced AVB. Adult patients with adequate clinical and electrocardiographic data were included; the primary endpoints were ED treatment and hemodynamic instability. Results: Ninety-five patients (mean age 78.3 years; 62.1% male) were analyzed; 27.4% required ED treatment and 15.8% were unstable. Syncope was frequent but not discriminatory, while the presence of neurological disorders, although less common, was strongly associated with treatment and instability. On admission, bradycardia was marked, and a heart rate <40 bpm was a strong indicator of the need for intervention and instability. An unfavorable metabolic profile (hyperglycemia and diabetes) was also associated with a higher hemodynamic risk. On the ECG, complete AV block was more often correlated with urgent treatment; certain conduction patterns (e.g., LBBB) were more frequently associated with unstable patients. Overall, treated patients presented more compromised initial parameters and, after intervention, a significant increase in heart rate. In the subgroup observed in OBI, cases with initially non-advanced but suspicious conditions showed progression to advanced forms, confirming the importance of continuous monitoring. During hospitalization, the vast majority of patients underwent pacemaker implantation; hospital mortality was low. Conclusions: In advanced/complete AV block, the main determinants of severity and management in the ED appear to be related to physiological parameters (heart rate, blood pressure), signs of hypoperfusion, and ECG patterns rather than age or gender. The results support the adoption of a standardized pathway based on clinical-ECG triage, close monitoring of "borderline" cases, and early cardiology involvement in the therapeutic strategy.

Background: il blocco atrioventricolare (BAV) avanzato/completo in Pronto Soccorso è una condizione a rischio di instabilità e può richiedere trattamento in urgenza.Obiettivo: descrivere presentazione clinica, gestione in urgenza e outcome intraospedalieri, ed esplorare fattori associati a trattamento in PS e instabilità emodinamica. Metodi: studio osservazionale retrospettivo sugli accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Treviso nel periodo 1/1/2024–31/12/2024 con diagnosi di BAV avanzato documentato. Sono stati inclusi pazienti adulti con dati clinici ed elettrocardiografici adeguati; gli endpoint principali erano trattamento in PS e instabilità emodinamica. Risultati: sono stati analizzati 95 pazienti (età media 78,3 anni; 62,1% maschi); il 27,4% ha richiesto trattamento in PS e il 15,8% è risultato instabile. La sincope è stata frequente ma non discriminante, mentre la presenza di disturbi neurologici, pur meno comune, si è associata fortemente a trattamento e instabilità. All’ingresso la bradicardia era marcata e una frequenza cardiaca <40 bpm è risultata un potente indicatore di necessità di intervento e di instabilità. Anche un profilo metabolico sfavorevole (iperglicemia e diabete) si è associato a maggior rischio emodinamico. All’ECG, il BAV completo è stato più spesso correlato a trattamento urgente; alcuni pattern di conduzione (es. BBSN) hanno caratterizzato più frequentemente i pazienti instabili. Nel complesso, i pazienti trattati presentavano parametri iniziali più compromessi e, dopo intervento, un incremento significativo della frequenza cardiaca. Nel sottogruppo osservato in OBI, i casi con quadro inizialmente non avanzato ma sospetto hanno mostrato evoluzione verso forme avanzate, confermando l’importanza del monitoraggio continuo. Durante il ricovero, la grande maggioranza dei pazienti è stata sottoposta a impianto di pacemaker; la mortalità ospedaliera è risultata bassa. Conclusioni: nel BAV avanzato/completo i determinanti principali di gravità e gestione in DEA sembrano legati a parametri fisiologici (frequenza, pressione), segni di ipoperfusione e pattern ECG più che a età o sesso. I risultati supportano l’adozione di un percorso standardizzato basato su triage clinico-ECG, monitoraggio stretto dei casi “borderline” e coinvolgimento precoce cardiologico per la strategia terapeutica. E’ stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Treviso, includendo i pazienti adulti con diagnosi confermata di BAV avanzato o completo durante la permanenza nel dipartimento di emergenza nel corso dell’anno 2024. I dati sono stati raccolti dal gestionale del PS e dalla documentazione di dimissione ospedaliera. Sono state analizzate variabili demografiche, parametri vitali all’ingresso, stato emodinamico, sintomi di presentazione, caratteristiche ECG, valori laboratoristici selezionati, principali comorbidità e terapia cronica con azione anche potenziale sul sistema di conduzione cardiaco. Le associazioni con l’instabilità emodinamica sono state valutate mediante analisi statistiche descrittive e test non parametrici. Sono stati inclusi nello studio 95 pazienti, con età media avanzata, prevalenza del sesso maschile e comorbidità cardiovascolari e metaboliche, in particolare cardioppatia ipertensiva e diabete mellito. L’età avanzata (≥75 anni) e il sesso femminile si sono dimostrati fattori di rischio potenzialmente legati all’instabilità emodinamica alla presentazione, mentre la presenza di diabte seppur frequente pare non essere associata direttamente a quadri di presentazione severi. Tali riscontri potrebbero contribuire alla costituzione di profili di rischio utili a individuare pazienti che potrebbero beneficiare di percorsi diagnostico terapeutici precoci.

Caratteristiche alla presentazione, gestione e esiti dei pazienti con blocco atrioventricolare avanzato in Pronto Soccorso: studio retrospettivo su 12 mesi

AGNOLETTO, NICOLA
2023/2024

Abstract

Background: Advanced/complete atrioventricular block (AVB) in the emergency department (ED) is a condition with a risk of instability and may require emergency treatment. Objective: To describe clinical presentation, emergency management, and in-hospital outcomes, and to explore factors associated with ED treatment and hemodynamic instability. Methods: A retrospective observational study of admissions to the Emergency Department (ED) of Treviso Hospital between January 1, 2024, and December 31, 2024, with a diagnosis of documented advanced AVB. Adult patients with adequate clinical and electrocardiographic data were included; the primary endpoints were ED treatment and hemodynamic instability. Results: Ninety-five patients (mean age 78.3 years; 62.1% male) were analyzed; 27.4% required ED treatment and 15.8% were unstable. Syncope was frequent but not discriminatory, while the presence of neurological disorders, although less common, was strongly associated with treatment and instability. On admission, bradycardia was marked, and a heart rate <40 bpm was a strong indicator of the need for intervention and instability. An unfavorable metabolic profile (hyperglycemia and diabetes) was also associated with a higher hemodynamic risk. On the ECG, complete AV block was more often correlated with urgent treatment; certain conduction patterns (e.g., LBBB) were more frequently associated with unstable patients. Overall, treated patients presented more compromised initial parameters and, after intervention, a significant increase in heart rate. In the subgroup observed in OBI, cases with initially non-advanced but suspicious conditions showed progression to advanced forms, confirming the importance of continuous monitoring. During hospitalization, the vast majority of patients underwent pacemaker implantation; hospital mortality was low. Conclusions: In advanced/complete AV block, the main determinants of severity and management in the ED appear to be related to physiological parameters (heart rate, blood pressure), signs of hypoperfusion, and ECG patterns rather than age or gender. The results support the adoption of a standardized pathway based on clinical-ECG triage, close monitoring of "borderline" cases, and early cardiology involvement in the therapeutic strategy.
2023
Characteristics at presentation, management, and outcomes of patients with advanced atrioventricular block in the Emergency Department: a 12-month retrospective study
Background: il blocco atrioventricolare (BAV) avanzato/completo in Pronto Soccorso è una condizione a rischio di instabilità e può richiedere trattamento in urgenza.Obiettivo: descrivere presentazione clinica, gestione in urgenza e outcome intraospedalieri, ed esplorare fattori associati a trattamento in PS e instabilità emodinamica. Metodi: studio osservazionale retrospettivo sugli accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Treviso nel periodo 1/1/2024–31/12/2024 con diagnosi di BAV avanzato documentato. Sono stati inclusi pazienti adulti con dati clinici ed elettrocardiografici adeguati; gli endpoint principali erano trattamento in PS e instabilità emodinamica. Risultati: sono stati analizzati 95 pazienti (età media 78,3 anni; 62,1% maschi); il 27,4% ha richiesto trattamento in PS e il 15,8% è risultato instabile. La sincope è stata frequente ma non discriminante, mentre la presenza di disturbi neurologici, pur meno comune, si è associata fortemente a trattamento e instabilità. All’ingresso la bradicardia era marcata e una frequenza cardiaca <40 bpm è risultata un potente indicatore di necessità di intervento e di instabilità. Anche un profilo metabolico sfavorevole (iperglicemia e diabete) si è associato a maggior rischio emodinamico. All’ECG, il BAV completo è stato più spesso correlato a trattamento urgente; alcuni pattern di conduzione (es. BBSN) hanno caratterizzato più frequentemente i pazienti instabili. Nel complesso, i pazienti trattati presentavano parametri iniziali più compromessi e, dopo intervento, un incremento significativo della frequenza cardiaca. Nel sottogruppo osservato in OBI, i casi con quadro inizialmente non avanzato ma sospetto hanno mostrato evoluzione verso forme avanzate, confermando l’importanza del monitoraggio continuo. Durante il ricovero, la grande maggioranza dei pazienti è stata sottoposta a impianto di pacemaker; la mortalità ospedaliera è risultata bassa. Conclusioni: nel BAV avanzato/completo i determinanti principali di gravità e gestione in DEA sembrano legati a parametri fisiologici (frequenza, pressione), segni di ipoperfusione e pattern ECG più che a età o sesso. I risultati supportano l’adozione di un percorso standardizzato basato su triage clinico-ECG, monitoraggio stretto dei casi “borderline” e coinvolgimento precoce cardiologico per la strategia terapeutica. E’ stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Treviso, includendo i pazienti adulti con diagnosi confermata di BAV avanzato o completo durante la permanenza nel dipartimento di emergenza nel corso dell’anno 2024. I dati sono stati raccolti dal gestionale del PS e dalla documentazione di dimissione ospedaliera. Sono state analizzate variabili demografiche, parametri vitali all’ingresso, stato emodinamico, sintomi di presentazione, caratteristiche ECG, valori laboratoristici selezionati, principali comorbidità e terapia cronica con azione anche potenziale sul sistema di conduzione cardiaco. Le associazioni con l’instabilità emodinamica sono state valutate mediante analisi statistiche descrittive e test non parametrici. Sono stati inclusi nello studio 95 pazienti, con età media avanzata, prevalenza del sesso maschile e comorbidità cardiovascolari e metaboliche, in particolare cardioppatia ipertensiva e diabete mellito. L’età avanzata (≥75 anni) e il sesso femminile si sono dimostrati fattori di rischio potenzialmente legati all’instabilità emodinamica alla presentazione, mentre la presenza di diabte seppur frequente pare non essere associata direttamente a quadri di presentazione severi. Tali riscontri potrebbero contribuire alla costituzione di profili di rischio utili a individuare pazienti che potrebbero beneficiare di percorsi diagnostico terapeutici precoci.
BAV
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/103770