Introduction: Acute pulmonary embolism represents a critical challenge in emergency medicine, with mortality ranging from 30% in high-risk cases to 1% in appropriately identified low-risk patients. The 2019 ESC guidelines recommend prognostic stratification using validated scores—particularly sPESI—to discriminate between patients requiring intensive care admission and those eligible for outpatient management. Despite consolidated evidence, a significant gap persists between recommendations and clinical practice. Objectives: To evaluate the diagnostic-therapeutic pathway of patients with acute pulmonary embolism presenting to the Mirano Emergency Department during 2023-2024, quantifying guideline adherence, utilization of prognostic scores, and appropriateness of care decisions. Methods: Retrospective observational study of 109 adult patients. sPESI was calculated retrospectively to compare validated prognostic stratification with clinical decisions actually adopted. Results: The sample (59M/50F, mean age 70.2 years) showed excellent clinical outcomes: mortality 3.8%, exclusively in the high-risk group. However, prognostic analysis revealed a significant management gap: prospective sPESI was calculated in only 8.3% of cases. Of the 37 low-risk patients (sPESI=0), 89.2% were hospitalized versus the recommended 10-20% (p<0.0001), corresponding to 26-29 potentially avoidable admissions. An emblematic paradox: median length of stay was identical—8 days—regardless of prognostic stratification, suggesting rigid protocols not calibrated to individual risk. Conclusions: The study documents a paradox: clinical excellence through non-optimal organization. Systematic implementation of sPESI, risk-differentiated protocols, and fast-track pathways for low-risk patients could significantly optimize hospital resource utilization, reducing inappropriate admissions without compromising safety. Pulmonary embolism represents an ideal model for demonstrating how evidence-based medicine can translate into concrete benefits for patients and the healthcare system. Keywords: pulmonary embolism, Emergency Department, sPESI, risk stratification, care appropriateness.

Introduzione: L'embolia polmonare acuta rappresenta una sfida critica nella medicina d'emergenza, con mortalità che varia dal 30% nei casi ad alto rischio all'1% nei pazienti a basso rischio adeguatamente identificati. Le linee guida internazionali raccomandano la stratificazione prognostica mediante biomarcatori di danno miocardico, imagin e score validati, per discriminare tra pazienti che necessitano di ricovero intensivo e quelli candidabili a gestione ambulatoriale. Obiettivi: Valutare il percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti con embolia polmonare acuta afferenti al DEA di Mirano nel biennio 2023-2024, quantificando l'aderenza alle linee guida, l'utilizzo degli score prognostici e l'appropriatezza delle scelte assistenziali. Metodi: Studio osservazionale retrospettivo monocentrico su 109 pazienti adulti. Sono stati raccolti dati demografici, clinici, laboratoristici, di imaging, modalità di gestione terapeutica e outcomes intraospedalieri e di follow-up. Lo sPESI è stato calcolato retrospettivamente per confrontare la stratificazione prognostica validata con le decisioni cliniche effettivamente adottate. Risultati: Il campione (59M/50F, età media 70,2 anni) ha mostrato outcome clinici eccellenti: mortalità 3,8%, esclusivamente nel gruppo ad alto rischio. L'analisi prognostica ha però rivelato un gap gestionale significativo: lo sPESI prospettico è stato calcolato solo nell'8,3% dei casi. Dei 37 pazienti a basso rischio (sPESI=0), l'89,2% è stato ricoverato versus il 10-20% raccomandato (p<0,0001), corrispondente a 26-29 ricoveri potenzialmente evitabili. Un paradosso emblematico: la durata mediana del ricovero è risultata identica—8 giorni—indipendentemente dalla stratificazione prognostica, suggerendo protocolli rigidi non calibrati sul rischio individuale. Conclusioni: Lo studio documenta un paradosso: eccellenza clinica attraverso organizzazione non ottimale. L'implementazione sistematica dello sPESI, protocolli differenziati per rischio e percorsi ambulatoriali per pazienti a basso rischio potrebbero ottimizzare significativamente l'utilizzo delle risorse ospedaliere, riducendo degenze inappropriate senza compromettere la sicurezza. L'embolia polmonare rappresenta un modello ideale per dimostrare come medicina basata sull'evidenza possa tradursi in benefici concreti per pazienti e sistema sanitario. Parole chiave: embolia polmonare, Pronto Soccorso, sPESI, stratificazione del rischio, appropriatezza assistenziale.

L' embolia polmonare acuta nel DEA di primo livello: uno studio retrospettivo sulle scelte assistenziali dell'ospedale di Mirano nel biennio 2023 - 2024

LLUBANI, JUNA
2023/2024

Abstract

Introduction: Acute pulmonary embolism represents a critical challenge in emergency medicine, with mortality ranging from 30% in high-risk cases to 1% in appropriately identified low-risk patients. The 2019 ESC guidelines recommend prognostic stratification using validated scores—particularly sPESI—to discriminate between patients requiring intensive care admission and those eligible for outpatient management. Despite consolidated evidence, a significant gap persists between recommendations and clinical practice. Objectives: To evaluate the diagnostic-therapeutic pathway of patients with acute pulmonary embolism presenting to the Mirano Emergency Department during 2023-2024, quantifying guideline adherence, utilization of prognostic scores, and appropriateness of care decisions. Methods: Retrospective observational study of 109 adult patients. sPESI was calculated retrospectively to compare validated prognostic stratification with clinical decisions actually adopted. Results: The sample (59M/50F, mean age 70.2 years) showed excellent clinical outcomes: mortality 3.8%, exclusively in the high-risk group. However, prognostic analysis revealed a significant management gap: prospective sPESI was calculated in only 8.3% of cases. Of the 37 low-risk patients (sPESI=0), 89.2% were hospitalized versus the recommended 10-20% (p<0.0001), corresponding to 26-29 potentially avoidable admissions. An emblematic paradox: median length of stay was identical—8 days—regardless of prognostic stratification, suggesting rigid protocols not calibrated to individual risk. Conclusions: The study documents a paradox: clinical excellence through non-optimal organization. Systematic implementation of sPESI, risk-differentiated protocols, and fast-track pathways for low-risk patients could significantly optimize hospital resource utilization, reducing inappropriate admissions without compromising safety. Pulmonary embolism represents an ideal model for demonstrating how evidence-based medicine can translate into concrete benefits for patients and the healthcare system. Keywords: pulmonary embolism, Emergency Department, sPESI, risk stratification, care appropriateness.
2023
Acute pulmonary embolism in the first-level DEA: a retrospective study on the care choices of the Mirano hospital in the two-year period 2023 - 2024"
Introduzione: L'embolia polmonare acuta rappresenta una sfida critica nella medicina d'emergenza, con mortalità che varia dal 30% nei casi ad alto rischio all'1% nei pazienti a basso rischio adeguatamente identificati. Le linee guida internazionali raccomandano la stratificazione prognostica mediante biomarcatori di danno miocardico, imagin e score validati, per discriminare tra pazienti che necessitano di ricovero intensivo e quelli candidabili a gestione ambulatoriale. Obiettivi: Valutare il percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti con embolia polmonare acuta afferenti al DEA di Mirano nel biennio 2023-2024, quantificando l'aderenza alle linee guida, l'utilizzo degli score prognostici e l'appropriatezza delle scelte assistenziali. Metodi: Studio osservazionale retrospettivo monocentrico su 109 pazienti adulti. Sono stati raccolti dati demografici, clinici, laboratoristici, di imaging, modalità di gestione terapeutica e outcomes intraospedalieri e di follow-up. Lo sPESI è stato calcolato retrospettivamente per confrontare la stratificazione prognostica validata con le decisioni cliniche effettivamente adottate. Risultati: Il campione (59M/50F, età media 70,2 anni) ha mostrato outcome clinici eccellenti: mortalità 3,8%, esclusivamente nel gruppo ad alto rischio. L'analisi prognostica ha però rivelato un gap gestionale significativo: lo sPESI prospettico è stato calcolato solo nell'8,3% dei casi. Dei 37 pazienti a basso rischio (sPESI=0), l'89,2% è stato ricoverato versus il 10-20% raccomandato (p<0,0001), corrispondente a 26-29 ricoveri potenzialmente evitabili. Un paradosso emblematico: la durata mediana del ricovero è risultata identica—8 giorni—indipendentemente dalla stratificazione prognostica, suggerendo protocolli rigidi non calibrati sul rischio individuale. Conclusioni: Lo studio documenta un paradosso: eccellenza clinica attraverso organizzazione non ottimale. L'implementazione sistematica dello sPESI, protocolli differenziati per rischio e percorsi ambulatoriali per pazienti a basso rischio potrebbero ottimizzare significativamente l'utilizzo delle risorse ospedaliere, riducendo degenze inappropriate senza compromettere la sicurezza. L'embolia polmonare rappresenta un modello ideale per dimostrare come medicina basata sull'evidenza possa tradursi in benefici concreti per pazienti e sistema sanitario. Parole chiave: embolia polmonare, Pronto Soccorso, sPESI, stratificazione del rischio, appropriatezza assistenziale.
embolia polmonare
DEA I livello
scelte assistenziali
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/103814