Introduzione: La carenza marziale è una condizione frequente nei pazienti con scompenso cardiaco ed è associata a peggioramento dei sintomi, riduzione della qualità di vita e aumento del rischio di riospedalizzazione. Le Linee Guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) con l’aggiornamento del 2023 raccomandano la supplementazione di ferro per via endovenosa nei pazienti con scompenso cardiaco sintomatico e frazione di eiezione ventricolare sinistra ridotta o lievemente ridotta in presenza di carenza marziale (Classe I, Livello di Evidenza A) per il miglioramento dei sintomi e della qualità di vita, e ne suggeriscono l’impiego per la riduzione delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco (Classe IIa, Livello di Evidenza A). Tuttavia, nel contesto dello scompenso cardiaco acuto, le evidenze real-world rimangono limitate. Abbiamo voluto analizzare l’impatto della supplementazione endovenosa con carbossimaltosio ferrico (FCM) sugli outcome clinici e sulla qualità di vita nei pazienti con carenza marziale dimessi dopo un ricovero per scompenso cardiaco acuto. Materiali e Metodi: È stata condotta un’analisi retrospettiva per sottogruppi dello studio osservazionale prospettico PESCA (Post-ricovero dopo Episodio di Scompenso Cardiaco Acuto), per il quale i pazienti ricoverati per episodio di scompenso cardiaco acuto con HFrEF ricevevano un follow-up della durata del post-ricovero (30gg). All’interno di questa popolazione 40 pazienti presentavamo criteri di carenza marziale. Durante il ricovero 22 sono trattati con FCM e 18 non trattati. Nei pazienti trattati è stata somministrata una dose media di 1000 mg (range 500–1500 mg) di FCM. Seguendo il protocollo dello studio PESCA i pazienti sono stati valutati alla dimissione e a 30 giorni mediante parametri clinici, profilo marziale, ecocardiografia e Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ). Gli outcome clinici intesi come ospedalizzazione cardiovascolare e mortalità cardiovascolare sono stati analizzati fino a 12 mesi di follow-up. Risultati: I due gruppi risultavano sovrapponibili per caratteristiche demografiche e cliniche. Alla dimissione, i pazienti trattati con carbossimaltosio ferrico presentavano valori più bassi di ferritina e saturazione della transferrina, indicativi di una carenza marziale più severa. Al follow-up a 30 giorni, nel gruppo trattato si osservava un incremento dei parametri marziali, sebbene una quota di pazienti soddisfacesse ancora i criteri di carenza marziale; nel gruppo non trattato, una parte dei pazienti non presentava più criteri di carenza marziale. La frazione di eiezione ventricolare sinistra risultava sovrapponibile alla dimissione (Non FCM: 31,1 ± 7,6% vs FCM: 31,5 ± 7,8%) e migliorava a 30 giorni in entrambi i gruppi, senza differenze statisticamente significative (Non FCM: 44,8 ± 13,5% vs FCM: 47,4 ± 12,5%). Il punteggio KCCQ migliorava in entrambi i gruppi, risultando più elevato nei pazienti trattati a 30 giorni (Non FCM 79,7± 20,3 vs. FCM: 86,4 ± 13,6). Per quanto riguarda gli endpoint clinici (ospedalizzazione CV e mortalità CV), sebbene l’incidenza delle singole componenti non abbia raggiunto la significatività statistica al termine dei 12 mesi, l’analisi log-rank ha evidenziato un ritardo nell’insorgenza degli eventi cardiovascolari nel gruppo FCM. Conclusioni: L’analisi retrospettiva per sottogruppi dello studio PESCA sembra suggerire come la supplementazione con FCM si associ ad un miglioramento della qualità di vita e ad un aumento della sopravvivenza libera da eventi cardiovascolari.
Effetti dell’infusione di carbossimaltosio ferrico nei pazienti con carenza marziale ricoverati per scompenso cardiaco acuto: analisi per sottogruppi del progetto PESCA
BELTRAME, LUIGI
2023/2024
Abstract
Introduzione: La carenza marziale è una condizione frequente nei pazienti con scompenso cardiaco ed è associata a peggioramento dei sintomi, riduzione della qualità di vita e aumento del rischio di riospedalizzazione. Le Linee Guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) con l’aggiornamento del 2023 raccomandano la supplementazione di ferro per via endovenosa nei pazienti con scompenso cardiaco sintomatico e frazione di eiezione ventricolare sinistra ridotta o lievemente ridotta in presenza di carenza marziale (Classe I, Livello di Evidenza A) per il miglioramento dei sintomi e della qualità di vita, e ne suggeriscono l’impiego per la riduzione delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco (Classe IIa, Livello di Evidenza A). Tuttavia, nel contesto dello scompenso cardiaco acuto, le evidenze real-world rimangono limitate. Abbiamo voluto analizzare l’impatto della supplementazione endovenosa con carbossimaltosio ferrico (FCM) sugli outcome clinici e sulla qualità di vita nei pazienti con carenza marziale dimessi dopo un ricovero per scompenso cardiaco acuto. Materiali e Metodi: È stata condotta un’analisi retrospettiva per sottogruppi dello studio osservazionale prospettico PESCA (Post-ricovero dopo Episodio di Scompenso Cardiaco Acuto), per il quale i pazienti ricoverati per episodio di scompenso cardiaco acuto con HFrEF ricevevano un follow-up della durata del post-ricovero (30gg). All’interno di questa popolazione 40 pazienti presentavamo criteri di carenza marziale. Durante il ricovero 22 sono trattati con FCM e 18 non trattati. Nei pazienti trattati è stata somministrata una dose media di 1000 mg (range 500–1500 mg) di FCM. Seguendo il protocollo dello studio PESCA i pazienti sono stati valutati alla dimissione e a 30 giorni mediante parametri clinici, profilo marziale, ecocardiografia e Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ). Gli outcome clinici intesi come ospedalizzazione cardiovascolare e mortalità cardiovascolare sono stati analizzati fino a 12 mesi di follow-up. Risultati: I due gruppi risultavano sovrapponibili per caratteristiche demografiche e cliniche. Alla dimissione, i pazienti trattati con carbossimaltosio ferrico presentavano valori più bassi di ferritina e saturazione della transferrina, indicativi di una carenza marziale più severa. Al follow-up a 30 giorni, nel gruppo trattato si osservava un incremento dei parametri marziali, sebbene una quota di pazienti soddisfacesse ancora i criteri di carenza marziale; nel gruppo non trattato, una parte dei pazienti non presentava più criteri di carenza marziale. La frazione di eiezione ventricolare sinistra risultava sovrapponibile alla dimissione (Non FCM: 31,1 ± 7,6% vs FCM: 31,5 ± 7,8%) e migliorava a 30 giorni in entrambi i gruppi, senza differenze statisticamente significative (Non FCM: 44,8 ± 13,5% vs FCM: 47,4 ± 12,5%). Il punteggio KCCQ migliorava in entrambi i gruppi, risultando più elevato nei pazienti trattati a 30 giorni (Non FCM 79,7± 20,3 vs. FCM: 86,4 ± 13,6). Per quanto riguarda gli endpoint clinici (ospedalizzazione CV e mortalità CV), sebbene l’incidenza delle singole componenti non abbia raggiunto la significatività statistica al termine dei 12 mesi, l’analisi log-rank ha evidenziato un ritardo nell’insorgenza degli eventi cardiovascolari nel gruppo FCM. Conclusioni: L’analisi retrospettiva per sottogruppi dello studio PESCA sembra suggerire come la supplementazione con FCM si associ ad un miglioramento della qualità di vita e ad un aumento della sopravvivenza libera da eventi cardiovascolari.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/103853