This thesis analyses the relationship between digital narratives and criminal justice in the contemporary media ecosystem, questioning how the production, circulation and reception of crime stories contribute to redefining the ways in which justice is perceived, discussed and, in some cases, sought. Starting from the assumption that justice can no longer be understood exclusively as a set of institutional procedures, but also as a cultural and symbolic phenomenon, the work examines the role of the media and digital platforms in the public construction of guilt, innocence and responsibility. After reconstructing the historical evolution of media crime reporting and the true crime genre, the thesis adopts an interdisciplinary perspective that integrates contributions from media studies, science and technology studies, and digital citizenship studies. Within this theoretical framework, digital platforms are considered as socio-technical infrastructures that mediate the visibility of court cases and enable new forms of public participation, civic surveillance, and symbolic judgement. The empirical part focuses on the analysis of emblematic case studies, including the Robert Durst case and the docuseries The Jinx, and the case of Alissa Turney, which resurfaced through digital activism on TikTok. Through these examples, the thesis shows how digital narratives can act as devices for reactivating public attention, contributing to the reopening of investigations or the redefinition of the social meaning of justice. At the same time, it highlights the risks associated with the sensationalisation of crime, media pressure on judicial processes, and the emergence of forms of digital vigilantism. The thesis concludes by arguing that justice, in the era of platforms, is increasingly taking the form of a distributed process, in which the institutional and media dimensions are intertwined. Digital narratives do not replace the law, but they influence its public legitimacy, creating new tensions between democratic participation, visibility and procedural guarantees.

La presente tesi analizza il rapporto tra narrazioni digitali e giustizia penale nell’ecosistema mediale contemporaneo, interrogandosi su come la produzione, la circolazione e la ricezione dei racconti di crimine contribuiscano a ridefinire le modalità attraverso cui la giustizia viene percepita, discussa e, in alcuni casi, sollecitata. Muovendo dal presupposto che la giustizia non possa più essere intesa esclusivamente come un insieme di procedure istituzionali, ma anche come un fenomeno culturale e simbolico, il lavoro esamina il ruolo dei media e delle piattaforme digitali nella costruzione pubblica della colpevolezza, dell’innocenza e della responsabilità. Dopo aver ricostruito l’evoluzione storica del racconto mediatico del crimine e del genere true crime, la tesi adotta una prospettiva interdisciplinare che integra contributi dei media studies, degli Science and Technology Studies e degli studi sulla cittadinanza digitale. In questo quadro teorico, le piattaforme digitali vengono considerate come infrastrutture socio-tecniche che mediano la visibilità dei casi giudiziari e abilitano nuove forme di partecipazione pubblica, vigilanza civica e giudizio simbolico. La parte empirica si concentra sull’analisi di casi studio emblematici, tra cui il caso Robert Durst e la docuserie The Jinx, e il caso di Alissa Turney, riemerso attraverso l’attivismo digitale su TikTok. Attraverso questi esempi, la tesi mostra come le narrazioni digitali possano agire come dispositivi di riattivazione dell’attenzione pubblica, contribuendo alla riapertura di indagini o alla ridefinizione del significato sociale della giustizia. Allo stesso tempo, vengono messi in luce i rischi legati alla spettacolarizzazione del crimine, alla pressione mediatica sui processi giudiziari e all’emergere di forme di vigilantismo digitale. La tesi conclude sostenendo che la giustizia, nell’era delle piattaforme, si configura sempre più come un processo distribuito, in cui dimensione istituzionale e dimensione mediatica risultano intrecciate. Le narrazioni digitali non sostituiscono il diritto, ma ne influenzano la legittimazione pubblica, aprendo nuove tensioni tra partecipazione democratica, visibilità e garanzie procedurali.

Technology, Justice and Digital Citizenship: The Role of Platforms

ZONTA, SIRIA
2025/2026

Abstract

This thesis analyses the relationship between digital narratives and criminal justice in the contemporary media ecosystem, questioning how the production, circulation and reception of crime stories contribute to redefining the ways in which justice is perceived, discussed and, in some cases, sought. Starting from the assumption that justice can no longer be understood exclusively as a set of institutional procedures, but also as a cultural and symbolic phenomenon, the work examines the role of the media and digital platforms in the public construction of guilt, innocence and responsibility. After reconstructing the historical evolution of media crime reporting and the true crime genre, the thesis adopts an interdisciplinary perspective that integrates contributions from media studies, science and technology studies, and digital citizenship studies. Within this theoretical framework, digital platforms are considered as socio-technical infrastructures that mediate the visibility of court cases and enable new forms of public participation, civic surveillance, and symbolic judgement. The empirical part focuses on the analysis of emblematic case studies, including the Robert Durst case and the docuseries The Jinx, and the case of Alissa Turney, which resurfaced through digital activism on TikTok. Through these examples, the thesis shows how digital narratives can act as devices for reactivating public attention, contributing to the reopening of investigations or the redefinition of the social meaning of justice. At the same time, it highlights the risks associated with the sensationalisation of crime, media pressure on judicial processes, and the emergence of forms of digital vigilantism. The thesis concludes by arguing that justice, in the era of platforms, is increasingly taking the form of a distributed process, in which the institutional and media dimensions are intertwined. Digital narratives do not replace the law, but they influence its public legitimacy, creating new tensions between democratic participation, visibility and procedural guarantees.
2025
Technology, Justice and Digital Citizenship: The Role of Platforms
La presente tesi analizza il rapporto tra narrazioni digitali e giustizia penale nell’ecosistema mediale contemporaneo, interrogandosi su come la produzione, la circolazione e la ricezione dei racconti di crimine contribuiscano a ridefinire le modalità attraverso cui la giustizia viene percepita, discussa e, in alcuni casi, sollecitata. Muovendo dal presupposto che la giustizia non possa più essere intesa esclusivamente come un insieme di procedure istituzionali, ma anche come un fenomeno culturale e simbolico, il lavoro esamina il ruolo dei media e delle piattaforme digitali nella costruzione pubblica della colpevolezza, dell’innocenza e della responsabilità. Dopo aver ricostruito l’evoluzione storica del racconto mediatico del crimine e del genere true crime, la tesi adotta una prospettiva interdisciplinare che integra contributi dei media studies, degli Science and Technology Studies e degli studi sulla cittadinanza digitale. In questo quadro teorico, le piattaforme digitali vengono considerate come infrastrutture socio-tecniche che mediano la visibilità dei casi giudiziari e abilitano nuove forme di partecipazione pubblica, vigilanza civica e giudizio simbolico. La parte empirica si concentra sull’analisi di casi studio emblematici, tra cui il caso Robert Durst e la docuserie The Jinx, e il caso di Alissa Turney, riemerso attraverso l’attivismo digitale su TikTok. Attraverso questi esempi, la tesi mostra come le narrazioni digitali possano agire come dispositivi di riattivazione dell’attenzione pubblica, contribuendo alla riapertura di indagini o alla ridefinizione del significato sociale della giustizia. Allo stesso tempo, vengono messi in luce i rischi legati alla spettacolarizzazione del crimine, alla pressione mediatica sui processi giudiziari e all’emergere di forme di vigilantismo digitale. La tesi conclude sostenendo che la giustizia, nell’era delle piattaforme, si configura sempre più come un processo distribuito, in cui dimensione istituzionale e dimensione mediatica risultano intrecciate. Le narrazioni digitali non sostituiscono il diritto, ma ne influenzano la legittimazione pubblica, aprendo nuove tensioni tra partecipazione democratica, visibilità e garanzie procedurali.
Digital Citizenship
Technology
Justice
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/104727