-I gamberi d’acqua dolce svolgono un ruolo ecologico cruciale negli ecosistemi fluviali e lacustri, contribuendo in modo significativo al mantenimento della biodiversità e al funzionamento dei principali processi ecologici. In Italia le popolazioni autoctone, in particolare Austropotamobius pallipes, sono oggi fortemente minacciate dalla afano-micosi, la peste del gambero, una malattia infettiva causata dall’oomicete Aphanomy-ces astaci. Le specie europee risultano altamente suscettibili all’infezione. Al contra-rio, alcune specie nordamericane alloctone, quali Procambarus clarkii e Cherax de-structor, possono fungere da serbatoi asintomatici del patogeno, favorendone la diffu-sione e aumentando il rischio per le popolazioni autoctone clinicamente sensibili. La malattia fu segnalata per la prima volta in Italia nel 1859, con una rapida espansione in Europa centrale. Nuovi focolai sono stati successivamente documentati a partire dalla fine degli anni Novanta, con una crescente incidenza sulle popolazioni autoctone. I ceppi di A. astaci presentano differenti livelli di virulenza: quelli storicamente intro-dotti in Europa nel XIX secolo sono considerati meno patogeni rispetto ai ceppi intro-dotti più recentemente attraverso specie alloctone. La sopravvivenza ambientale del patogeno e la sua capacità di persistere in ambiente mediante ceppi a bassa virulenza rendono difficile il controllo diretto della malattia. Per questo motivo risultano essen-ziali la prevenzione, il monitoraggio attivo e l’adozione di protocolli di biosicurezza. In tale contesto, il quadro normativo europeo e nazionale, evolutosi dalle prime diret-tive di polizia sanitaria fino all’attuale Regolamento (UE) 2016/429 (“Animal Health Law”), fornisce gli strumenti giuridici per la sorveglianza ufficiale, la gestione del ri-schio sanitario e il controllo delle specie alloctone, quali serbatoio del patogeno. La diffusione dell’afanomicosi comporta inoltre rilevanti conseguenze economiche, sia negli allevamenti di gamberi sia nella gestione degli ecosistemi naturali, determinando perdite produttive, restrizioni commerciali e costi elevati legati alle attività di sorve-glianza sanitaria, diagnosi, contenimento dei focolai e programmi di ripopolamento e conservazione ambientale. L’analisi dei dati epidemiologici e della letteratura eviden-zia una progressiva espansione geografica dell’afanomicosi in Italia e conferma il suo impatto negativo e persistente sulle specie autoctone e sugli ecosistemi acquatici. Il presente elaborato offre una panoramica sull’afanomicosi dei gamberi, descrivendone la diffusione, le modalità di trasmissione e l’impatto sulle specie ospiti. L’analisi inte-gra aspetti biologici, diagnostici e normativi, sottolineando l’importanza della preven-zione e della sorveglianza sanitaria per la tutela delle popolazioni autoctone.
Afanomicosi: reservoir alloctoni e impatto dell'infezione sulla fauna autoctona
MININNO, DOMENICO
2024/2025
Abstract
-I gamberi d’acqua dolce svolgono un ruolo ecologico cruciale negli ecosistemi fluviali e lacustri, contribuendo in modo significativo al mantenimento della biodiversità e al funzionamento dei principali processi ecologici. In Italia le popolazioni autoctone, in particolare Austropotamobius pallipes, sono oggi fortemente minacciate dalla afano-micosi, la peste del gambero, una malattia infettiva causata dall’oomicete Aphanomy-ces astaci. Le specie europee risultano altamente suscettibili all’infezione. Al contra-rio, alcune specie nordamericane alloctone, quali Procambarus clarkii e Cherax de-structor, possono fungere da serbatoi asintomatici del patogeno, favorendone la diffu-sione e aumentando il rischio per le popolazioni autoctone clinicamente sensibili. La malattia fu segnalata per la prima volta in Italia nel 1859, con una rapida espansione in Europa centrale. Nuovi focolai sono stati successivamente documentati a partire dalla fine degli anni Novanta, con una crescente incidenza sulle popolazioni autoctone. I ceppi di A. astaci presentano differenti livelli di virulenza: quelli storicamente intro-dotti in Europa nel XIX secolo sono considerati meno patogeni rispetto ai ceppi intro-dotti più recentemente attraverso specie alloctone. La sopravvivenza ambientale del patogeno e la sua capacità di persistere in ambiente mediante ceppi a bassa virulenza rendono difficile il controllo diretto della malattia. Per questo motivo risultano essen-ziali la prevenzione, il monitoraggio attivo e l’adozione di protocolli di biosicurezza. In tale contesto, il quadro normativo europeo e nazionale, evolutosi dalle prime diret-tive di polizia sanitaria fino all’attuale Regolamento (UE) 2016/429 (“Animal Health Law”), fornisce gli strumenti giuridici per la sorveglianza ufficiale, la gestione del ri-schio sanitario e il controllo delle specie alloctone, quali serbatoio del patogeno. La diffusione dell’afanomicosi comporta inoltre rilevanti conseguenze economiche, sia negli allevamenti di gamberi sia nella gestione degli ecosistemi naturali, determinando perdite produttive, restrizioni commerciali e costi elevati legati alle attività di sorve-glianza sanitaria, diagnosi, contenimento dei focolai e programmi di ripopolamento e conservazione ambientale. L’analisi dei dati epidemiologici e della letteratura eviden-zia una progressiva espansione geografica dell’afanomicosi in Italia e conferma il suo impatto negativo e persistente sulle specie autoctone e sugli ecosistemi acquatici. Il presente elaborato offre una panoramica sull’afanomicosi dei gamberi, descrivendone la diffusione, le modalità di trasmissione e l’impatto sulle specie ospiti. L’analisi inte-gra aspetti biologici, diagnostici e normativi, sottolineando l’importanza della preven-zione e della sorveglianza sanitaria per la tutela delle popolazioni autoctone.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/105950