La tesi analizza la Seconda Quadriennale d’Arte Nazionale del 1935 come momento chiave nella costruzione del sistema artistico italiano durante il fascismo e come modello espositivo destinato a esercitare un’influenza duratura sulla museografia e sulla critica del secondo dopoguerra. Considerata non solo come evento storico, ma come dispositivo narrativo e politico, la Quadriennale del 1935 viene indagata nelle sue scelte curatoriali, allestitive e istituzionali, mettendo in luce il ruolo svolto dall’arte nella definizione di un canone nazionale e nella produzione di consenso simbolico. Il primo capitolo ricostruisce il rapporto tra arte, potere e istituzioni nel Ventennio, soffermandosi sui meccanismi del patronato fascista, sul pluralismo estetico controllato e sulla riorganizzazione del sistema artistico attraverso sindacati, mostre e apparati culturali. Il secondo capitolo si concentra sulla nascita della Quadriennale di Roma e sulle sue prime edizioni, con particolare attenzione alla Seconda Quadriennale del 1935, analizzata come momento di svolta per l’arte italiana degli anni Trenta e come riferimento canonico tanto ingombrante quanto inevitabile. Il terzo capitolo esamina alcune mostre del secondo dopoguerra fino ai primi decenni del XXI secolo – da Arte Moderna in Italia 1915–1935 (1967) ad Anni Trenta (1982), fino a Arti in Italia oltre il fascismo (2012) e Post Zang Tumb Tuuum (2018) – interrogandosi sulle strategie adottate per esporre l’arte del fascismo e sulle tensioni tra storicizzazione, estetizzazione e rischio di legittimazione. In questo contesto, la tesi mette in evidenza come le pratiche di re-enactment e di re-staging diventino strumenti critici attraverso cui rileggere il passato, ma anche dispositivi carichi di ambiguità politiche ed etiche. Il quarto capitolo è dedicato alla XVIII Quadriennale del 2025, interpretata come un caso emblematico di restaging della Seconda Quadriennale del 1935. Attraverso l’analisi delle scelte espositive e del contesto contemporaneo, la tesi riflette sulle possibilità e sui limiti di una riproposizione museografica del patrimonio fascista, evidenziando come ogni operazione espositiva contribuisca alla costruzione della memoria storica e alla ridefinizione del rapporto tra arte, passato traumatico e pubblico. Nel suo complesso, il lavoro propone una lettura critica delle esposizioni come luoghi privilegiati di mediazione tra storia dell’arte e memoria collettiva, mostrando come la Seconda Quadriennale del 1935 continui a funzionare, ancora oggi, come paradigma problematico nella messa in scena dell’arte fascista.
Mettere in scena il passato. Re-enactment, memoria e arte fascista dalla II Quadriennale del 1935 alla XVIII Quadriennale del 2025
GASPARI, ELISA
2025/2026
Abstract
La tesi analizza la Seconda Quadriennale d’Arte Nazionale del 1935 come momento chiave nella costruzione del sistema artistico italiano durante il fascismo e come modello espositivo destinato a esercitare un’influenza duratura sulla museografia e sulla critica del secondo dopoguerra. Considerata non solo come evento storico, ma come dispositivo narrativo e politico, la Quadriennale del 1935 viene indagata nelle sue scelte curatoriali, allestitive e istituzionali, mettendo in luce il ruolo svolto dall’arte nella definizione di un canone nazionale e nella produzione di consenso simbolico. Il primo capitolo ricostruisce il rapporto tra arte, potere e istituzioni nel Ventennio, soffermandosi sui meccanismi del patronato fascista, sul pluralismo estetico controllato e sulla riorganizzazione del sistema artistico attraverso sindacati, mostre e apparati culturali. Il secondo capitolo si concentra sulla nascita della Quadriennale di Roma e sulle sue prime edizioni, con particolare attenzione alla Seconda Quadriennale del 1935, analizzata come momento di svolta per l’arte italiana degli anni Trenta e come riferimento canonico tanto ingombrante quanto inevitabile. Il terzo capitolo esamina alcune mostre del secondo dopoguerra fino ai primi decenni del XXI secolo – da Arte Moderna in Italia 1915–1935 (1967) ad Anni Trenta (1982), fino a Arti in Italia oltre il fascismo (2012) e Post Zang Tumb Tuuum (2018) – interrogandosi sulle strategie adottate per esporre l’arte del fascismo e sulle tensioni tra storicizzazione, estetizzazione e rischio di legittimazione. In questo contesto, la tesi mette in evidenza come le pratiche di re-enactment e di re-staging diventino strumenti critici attraverso cui rileggere il passato, ma anche dispositivi carichi di ambiguità politiche ed etiche. Il quarto capitolo è dedicato alla XVIII Quadriennale del 2025, interpretata come un caso emblematico di restaging della Seconda Quadriennale del 1935. Attraverso l’analisi delle scelte espositive e del contesto contemporaneo, la tesi riflette sulle possibilità e sui limiti di una riproposizione museografica del patrimonio fascista, evidenziando come ogni operazione espositiva contribuisca alla costruzione della memoria storica e alla ridefinizione del rapporto tra arte, passato traumatico e pubblico. Nel suo complesso, il lavoro propone una lettura critica delle esposizioni come luoghi privilegiati di mediazione tra storia dell’arte e memoria collettiva, mostrando come la Seconda Quadriennale del 1935 continui a funzionare, ancora oggi, come paradigma problematico nella messa in scena dell’arte fascista.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/106925