In De casibus virorum illustrium, Boccaccio wants to give some moral examples to contemporary - powerful or not – men. To do it, he imagines that a large crowd of deceased characters, from the origins of the world to his contemporary age, come to him, pained, complaining how their lives felt into ruin due to Fortune, and begging him to tell their unfortunate fate. Boccaccio proves that the responsibility for their misfortunes shouldn’t be attributed to Fortune, but to their own actions, because they didn’t live in the name of virtue, abandoning themselves to vices. Just maintaining a virtuous behavior – and moving away from vitia – men can avoid – as much as possible - that Fortune falls on themselves. Between the lines, a medieval conception of Fortune emerges however, as an instrument of Divine Justice, able to keep the world in an equilibrium situation. The thesis is divided into three chapters. In the first one, general aspects of De casibus are illustrated: the two editing A and B, the time of composition, the dedication to Mainardo Cavalcanti, the division into chapters (narrative and moralistic), the sources, the method of history for moral purposes, tradition and fortune of the work. In the second one, the historical and literary contests are focused. The historical contest – the birth of the lordships – is useful to understand the purpose of the work: Boccaccio teaches to his contemporary leaders to maintain a virtuous attitude, far from excess and tyranny, in the name of the recovery of the ancient Roman virtues. The literary context, instead, is the specula principum one: political essays which outline the ideal ruler’s image, diffused between Middle Ages and Humanism. Some examples are Vincenzo di Beauvais’s De morali principis istitutione, Bartolo da Sassoferrato’ s De tyranno, and the Francesco Petrarca’s Senile XIV 1 to Francesco da Carrara. The last chapter reviews three lives of the De casibus book IX, illustrating how the relationship between virtue and Fortune appears in them. These lives belong to Iacopo, Templars’s master (XXI), Gualtieri di Brienne, duke of Athens (XXIV) and Filippa di Catania (XXVI).

Nel De casibus virorum illustrium, Boccaccio si propone di dare una serie di insegnamenti morali agli uomini – potenti e non – a lui contemporanei. Per farlo, immagina che una lunga schiera di personaggi defunti, dalle origini del mondo all’età a lui contemporanea, gli si presentino afflitti, lamentando come le loro vite caddero in rovina per colpa di Fortuna, e supplicandolo di narrare la loro sventurata sorte. Boccaccio dimostra come la responsabilità delle loro sciagure non sia da attribuire a Fortuna, ma alle loro stesse azioni, poiché essi non hanno vissuto all’insegna di virtù, abbandonandosi ai vizi. È solo mantenendo un atteggiamento virtuoso – e allontanandosi quindi dai vitia – che gli uomini possono evitare - per quanto possibile – che Fortuna si abbatta su di loro. Tra le righe, emerge comunque una concezione medievale di Fortuna come strumento di una Giustizia divina, in grado di mantenere il mondo in una situazione di equilibrio. La tesi si articola in tre capitoli. Nel primo vengono illustrati gli aspetti generali del De casibus: le due redazioni A e B, i tempi di composizione, la dedica a Mainardo Cavalcanti, la divisione in capitoli (narrativi e moraleggianti), le fonti, il metodo della storia per finalità morale, tradizione e fortuna dell’opera. Nel secondo ci si sofferma sul contesto storico e letterario. Il contesto storico - la nascita delle signorie – è utile per comprendere la finalità dell’opera: Boccaccio insegna ai potenti a lui contemporanei a mantenere un atteggiamento virtuoso, lontano dagli eccessi e dalla tirannide, all’insegna del recupero delle antiche virtù romane. Il contesto letterario, invece, è quello degli specula principum: trattati politici che delineano l’immagine del sovrano ideale, diffusi tra Medioevo e Umanesimo. Alcuni esempi sono il De morali principis istitutione di Vincenzo di Beauvais, il De tyranno di Bartolo da Sassoferrato, e la Senile XIV 1 di Francesco Petrarca a Francesco da Carrara. L’ultimo capitolo passa in rassegna tre vite del libro IX del De casibus, illustrando come, in esse, appaia il rapporto tra virtù e Fortuna. Si tratta delle vite di Iacopo, maestro dei Templari (XXI), Gualtieri di Brienne, duca d’Atene (XXIV) e Filippa di Catania (XXVI).

«Ubi virtus… ibi nullas partes Fortune». Virtus e Fortuna nel "De casibus virorum illustrium" di Giovanni Boccaccio

BORDINA, VALERIA
2025/2026

Abstract

In De casibus virorum illustrium, Boccaccio wants to give some moral examples to contemporary - powerful or not – men. To do it, he imagines that a large crowd of deceased characters, from the origins of the world to his contemporary age, come to him, pained, complaining how their lives felt into ruin due to Fortune, and begging him to tell their unfortunate fate. Boccaccio proves that the responsibility for their misfortunes shouldn’t be attributed to Fortune, but to their own actions, because they didn’t live in the name of virtue, abandoning themselves to vices. Just maintaining a virtuous behavior – and moving away from vitia – men can avoid – as much as possible - that Fortune falls on themselves. Between the lines, a medieval conception of Fortune emerges however, as an instrument of Divine Justice, able to keep the world in an equilibrium situation. The thesis is divided into three chapters. In the first one, general aspects of De casibus are illustrated: the two editing A and B, the time of composition, the dedication to Mainardo Cavalcanti, the division into chapters (narrative and moralistic), the sources, the method of history for moral purposes, tradition and fortune of the work. In the second one, the historical and literary contests are focused. The historical contest – the birth of the lordships – is useful to understand the purpose of the work: Boccaccio teaches to his contemporary leaders to maintain a virtuous attitude, far from excess and tyranny, in the name of the recovery of the ancient Roman virtues. The literary context, instead, is the specula principum one: political essays which outline the ideal ruler’s image, diffused between Middle Ages and Humanism. Some examples are Vincenzo di Beauvais’s De morali principis istitutione, Bartolo da Sassoferrato’ s De tyranno, and the Francesco Petrarca’s Senile XIV 1 to Francesco da Carrara. The last chapter reviews three lives of the De casibus book IX, illustrating how the relationship between virtue and Fortune appears in them. These lives belong to Iacopo, Templars’s master (XXI), Gualtieri di Brienne, duke of Athens (XXIV) and Filippa di Catania (XXVI).
2025
«Ubi virtus… ibi nullas partes Fortune»: Virtus and Fortuna in Giovanni Boccaccio's "De casibus virorum illustrium"
Nel De casibus virorum illustrium, Boccaccio si propone di dare una serie di insegnamenti morali agli uomini – potenti e non – a lui contemporanei. Per farlo, immagina che una lunga schiera di personaggi defunti, dalle origini del mondo all’età a lui contemporanea, gli si presentino afflitti, lamentando come le loro vite caddero in rovina per colpa di Fortuna, e supplicandolo di narrare la loro sventurata sorte. Boccaccio dimostra come la responsabilità delle loro sciagure non sia da attribuire a Fortuna, ma alle loro stesse azioni, poiché essi non hanno vissuto all’insegna di virtù, abbandonandosi ai vizi. È solo mantenendo un atteggiamento virtuoso – e allontanandosi quindi dai vitia – che gli uomini possono evitare - per quanto possibile – che Fortuna si abbatta su di loro. Tra le righe, emerge comunque una concezione medievale di Fortuna come strumento di una Giustizia divina, in grado di mantenere il mondo in una situazione di equilibrio. La tesi si articola in tre capitoli. Nel primo vengono illustrati gli aspetti generali del De casibus: le due redazioni A e B, i tempi di composizione, la dedica a Mainardo Cavalcanti, la divisione in capitoli (narrativi e moraleggianti), le fonti, il metodo della storia per finalità morale, tradizione e fortuna dell’opera. Nel secondo ci si sofferma sul contesto storico e letterario. Il contesto storico - la nascita delle signorie – è utile per comprendere la finalità dell’opera: Boccaccio insegna ai potenti a lui contemporanei a mantenere un atteggiamento virtuoso, lontano dagli eccessi e dalla tirannide, all’insegna del recupero delle antiche virtù romane. Il contesto letterario, invece, è quello degli specula principum: trattati politici che delineano l’immagine del sovrano ideale, diffusi tra Medioevo e Umanesimo. Alcuni esempi sono il De morali principis istitutione di Vincenzo di Beauvais, il De tyranno di Bartolo da Sassoferrato, e la Senile XIV 1 di Francesco Petrarca a Francesco da Carrara. L’ultimo capitolo passa in rassegna tre vite del libro IX del De casibus, illustrando come, in esse, appaia il rapporto tra virtù e Fortuna. Si tratta delle vite di Iacopo, maestro dei Templari (XXI), Gualtieri di Brienne, duca d’Atene (XXIV) e Filippa di Catania (XXVI).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/106979