Adults experiencing depressive symptoms do not always seek professional mental health support, even when distress is severe. Depression remains one of the most undertreated mental health conditions worldwide and is associated with a suicide mortality risk nearly twenty times higher than the risk in the general population. It also represents one of the leading contributors to socio-economic burden among major health conditions. Previous research suggests that help-seeking is not a single decision but a multi-stage process, shaped by a wide range of facilitating factors and barriers. This study focuses on two initial steps in the help-seeking process: recognising the presence of a mental health problem and believing that mental health professionals may represent a helpful source of support. Semi-structured in-depth interviews were conducted with 12 participants who had received a diagnosis of Major Depressive Disorder or who had experienced depressive symptoms; our sample consisted mainly of adults who eventually found their way to professional help. Data were analysed following the principles of Grounded Theory. The findings suggest that recognizing psychological distress and deciding to seek professional help rarely follow a straightforward path, but instead unfold through a complex interplay of clinical, relational, and contextual factors. A formal diagnosis often serves as a turning point, validating individuals' experiences, reducing internalized stigma, and making help-seeking feel like a legitimate option, while interpersonal network and the healthcare system can either support or stand in the way of this process. Time also emerges as a central theme: participants were more likely to describe their suffering in terms of how long it had lasted rather than what it felt like, and the decision to seek help rarely came as a conscious choice, but rather as the moment when the weight of their distress simply became too much to bear alone. Taken together, these findings point to the need for interventions that go beyond raising individual awareness and instead engage the relational and institutional contexts that shape whether and when people reach out for help.

La presente ricerca si propone di esplorare, attraverso un approccio qualitativo, il processo di richiesta di aiuto professionale in adulti con sintomi depressivi. La letteratura evidenzia come, anche in presenza di disagio psicologico grave, tale condizione non si traduca necessariamente in una richiesta di supporto professionale. In particolare, la depressione rappresenta uno dei disturbi meno adeguatamente trattati a livello globale ed è associata a un rischio di morte per suicidio quasi venti volte superiore rispetto alla popolazione generale, oltre a configurarsi come una delle condizioni con il maggiore impatto socio-economico tra le principali patologie. Secondo la letteratura sul tema, il percorso di richiesta di aiuto si articola in diverse fasi, all’interno delle quali possono intervenire molteplici fattori in grado di ostacolare o facilitare l’accesso alle cure. Il presente studio si concentra su due passaggi specifici: il riconoscimento della presenza di un problema di salute mentale e la decisione che rivolgersi a professionisti della salute mentale possa rappresentare una forma di supporto utile. Per approfondire il tema, sono state condotte interviste semi-strutturate con 12 partecipanti che hanno ricevuto una diagnosi di disturbo depressivo maggiore o che hanno sperimentato sintomi depressivi e i dati sono stati analizzati secondo i principi della Grounded Theory. I risultati mostrano che il riconoscimento del disagio e la decisione di chiedere aiuto non seguono un percorso lineare, ma emergono dall'intreccio di fattori individuali, relazionali e contestuali. La diagnosi si configura come momento di validazione del vissuto, capace di ridurre lo stigma interiorizzato e aprire la strada alla richiesta di supporto, mentre la rete sociale e il sistema di cura possono tanto facilitare quanto ostacolare questo percorso. Emerge, inoltre, il ruolo centrale della dimensione temporale: la sofferenza viene raccontata più attraverso la sua durata che attraverso la sua natura, e il momento di svolta si manifesta raramente come una scelta consapevole, ma piuttosto come il punto in cui il peso del disagio diventa insostenibile. Questi risultati sottolineano la necessità di interventi che, accanto alla promozione della consapevolezza individuale, investano sui contesti relazionali e istituzionali al fine di ridurre i tempi di accesso alle cure.

Depressione invisibile: dal riconoscimento del disagio alla richiesta di aiuto professionale. Uno studio qualitativo

DI RENZO, AURORA
2025/2026

Abstract

Adults experiencing depressive symptoms do not always seek professional mental health support, even when distress is severe. Depression remains one of the most undertreated mental health conditions worldwide and is associated with a suicide mortality risk nearly twenty times higher than the risk in the general population. It also represents one of the leading contributors to socio-economic burden among major health conditions. Previous research suggests that help-seeking is not a single decision but a multi-stage process, shaped by a wide range of facilitating factors and barriers. This study focuses on two initial steps in the help-seeking process: recognising the presence of a mental health problem and believing that mental health professionals may represent a helpful source of support. Semi-structured in-depth interviews were conducted with 12 participants who had received a diagnosis of Major Depressive Disorder or who had experienced depressive symptoms; our sample consisted mainly of adults who eventually found their way to professional help. Data were analysed following the principles of Grounded Theory. The findings suggest that recognizing psychological distress and deciding to seek professional help rarely follow a straightforward path, but instead unfold through a complex interplay of clinical, relational, and contextual factors. A formal diagnosis often serves as a turning point, validating individuals' experiences, reducing internalized stigma, and making help-seeking feel like a legitimate option, while interpersonal network and the healthcare system can either support or stand in the way of this process. Time also emerges as a central theme: participants were more likely to describe their suffering in terms of how long it had lasted rather than what it felt like, and the decision to seek help rarely came as a conscious choice, but rather as the moment when the weight of their distress simply became too much to bear alone. Taken together, these findings point to the need for interventions that go beyond raising individual awareness and instead engage the relational and institutional contexts that shape whether and when people reach out for help.
2025
Depression as a Hidden Burden: From Distress Recognition to Professional Help-Seeking - A Qualitative Study
La presente ricerca si propone di esplorare, attraverso un approccio qualitativo, il processo di richiesta di aiuto professionale in adulti con sintomi depressivi. La letteratura evidenzia come, anche in presenza di disagio psicologico grave, tale condizione non si traduca necessariamente in una richiesta di supporto professionale. In particolare, la depressione rappresenta uno dei disturbi meno adeguatamente trattati a livello globale ed è associata a un rischio di morte per suicidio quasi venti volte superiore rispetto alla popolazione generale, oltre a configurarsi come una delle condizioni con il maggiore impatto socio-economico tra le principali patologie. Secondo la letteratura sul tema, il percorso di richiesta di aiuto si articola in diverse fasi, all’interno delle quali possono intervenire molteplici fattori in grado di ostacolare o facilitare l’accesso alle cure. Il presente studio si concentra su due passaggi specifici: il riconoscimento della presenza di un problema di salute mentale e la decisione che rivolgersi a professionisti della salute mentale possa rappresentare una forma di supporto utile. Per approfondire il tema, sono state condotte interviste semi-strutturate con 12 partecipanti che hanno ricevuto una diagnosi di disturbo depressivo maggiore o che hanno sperimentato sintomi depressivi e i dati sono stati analizzati secondo i principi della Grounded Theory. I risultati mostrano che il riconoscimento del disagio e la decisione di chiedere aiuto non seguono un percorso lineare, ma emergono dall'intreccio di fattori individuali, relazionali e contestuali. La diagnosi si configura come momento di validazione del vissuto, capace di ridurre lo stigma interiorizzato e aprire la strada alla richiesta di supporto, mentre la rete sociale e il sistema di cura possono tanto facilitare quanto ostacolare questo percorso. Emerge, inoltre, il ruolo centrale della dimensione temporale: la sofferenza viene raccontata più attraverso la sua durata che attraverso la sua natura, e il momento di svolta si manifesta raramente come una scelta consapevole, ma piuttosto come il punto in cui il peso del disagio diventa insostenibile. Questi risultati sottolineano la necessità di interventi che, accanto alla promozione della consapevolezza individuale, investano sui contesti relazionali e istituzionali al fine di ridurre i tempi di accesso alle cure.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/107805