La suggestionabilità del minore testimone rappresenta un tema di primaria rilevanza in psicologia forense, in quanto il racconto testimoniale può incidere significativamente sugli esiti del processo e lo stesso può essere a sua volta influenzato da aspetti cognitivi, personologici e relazioni differenti del testimone, tra cui appunto il suo livello di suggestionabilità. Il presente lavoro si propone di indagare se la prosodia, in particolare un’intonazione marcata su alcune parole, che vengono accentuate rispetto al resto della frase, nella formulazione di domande suggestive, possa incidere sul livello di suggestionabilità nei minori. La scelta di focalizzarsi su tale variabile deriva da evidenze presenti in letteratura secondo cui il tono della voce possa veicolare aspettative, pressioni implicite e segnali interpretativi nell’interazione comunicativa. Lo studio ha coinvolto un campione di 35 bambini e adolescenti, ai quali è stata somministrata la Gudjonsson Suggestibility Scale (GSS-2), principale prova presente in letteratura atta a valutare in modo oggettivo la tendenza alla suggestionabilità di soggetti di diverse età. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due condizioni: una sperimentale, in cui quattro domande dicotomiche della scala sono state formulate con un’intonazione marcata (accentuando quindi una delle due alternative), e una di controllo, in cui la somministrazione è avvenuta utilizzando un tono neutro (senza accentuazione particolare). Sono stati analizzati i punteggi di suggestionabilità al fine di rilevare eventuali differenze associate alla modalità prosodica di formulazione delle domande. I risultati non hanno confermato l’ipotesi iniziale secondo cui l’intonazione marcata avrebbe aumentato la tendenza alla suggestionabilità. Più nel dettaglio, nel campione dei bambini è emerso un livello di suggestionabilità maggiore nella condizione di controllo rispetto a quella sperimentale, mentre nel campione degli adolescenti non sono state rilevate differenze significative tra le due condizioni. I risultati ottenuti confermano che la suggestionabilità è un fenomeno complesso e multifattoriale, suggerendo che anche modalità comunicative neutrali possono essere rilevanti sulla vulnerabilità alla suggestione. Tali evidenze sottolineano l’importanza di tenere conto, non solamente del contenuto delle domande, bensì anche degli aspetti impliciti della comunicazione nell’ascolto del minore in ambito forense, fermo restando la necessità di ulteriori approfondimenti empirici sul ruolo della prosodia nelle interviste.
L’intonazione che suggerisce: uno studio sperimentale con la Gudjonsson Suggestibility Scale (GSS-2)
SIGNORINO, RACHELE
2025/2026
Abstract
La suggestionabilità del minore testimone rappresenta un tema di primaria rilevanza in psicologia forense, in quanto il racconto testimoniale può incidere significativamente sugli esiti del processo e lo stesso può essere a sua volta influenzato da aspetti cognitivi, personologici e relazioni differenti del testimone, tra cui appunto il suo livello di suggestionabilità. Il presente lavoro si propone di indagare se la prosodia, in particolare un’intonazione marcata su alcune parole, che vengono accentuate rispetto al resto della frase, nella formulazione di domande suggestive, possa incidere sul livello di suggestionabilità nei minori. La scelta di focalizzarsi su tale variabile deriva da evidenze presenti in letteratura secondo cui il tono della voce possa veicolare aspettative, pressioni implicite e segnali interpretativi nell’interazione comunicativa. Lo studio ha coinvolto un campione di 35 bambini e adolescenti, ai quali è stata somministrata la Gudjonsson Suggestibility Scale (GSS-2), principale prova presente in letteratura atta a valutare in modo oggettivo la tendenza alla suggestionabilità di soggetti di diverse età. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due condizioni: una sperimentale, in cui quattro domande dicotomiche della scala sono state formulate con un’intonazione marcata (accentuando quindi una delle due alternative), e una di controllo, in cui la somministrazione è avvenuta utilizzando un tono neutro (senza accentuazione particolare). Sono stati analizzati i punteggi di suggestionabilità al fine di rilevare eventuali differenze associate alla modalità prosodica di formulazione delle domande. I risultati non hanno confermato l’ipotesi iniziale secondo cui l’intonazione marcata avrebbe aumentato la tendenza alla suggestionabilità. Più nel dettaglio, nel campione dei bambini è emerso un livello di suggestionabilità maggiore nella condizione di controllo rispetto a quella sperimentale, mentre nel campione degli adolescenti non sono state rilevate differenze significative tra le due condizioni. I risultati ottenuti confermano che la suggestionabilità è un fenomeno complesso e multifattoriale, suggerendo che anche modalità comunicative neutrali possono essere rilevanti sulla vulnerabilità alla suggestione. Tali evidenze sottolineano l’importanza di tenere conto, non solamente del contenuto delle domande, bensì anche degli aspetti impliciti della comunicazione nell’ascolto del minore in ambito forense, fermo restando la necessità di ulteriori approfondimenti empirici sul ruolo della prosodia nelle interviste.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Signorino_Rachele.pdf
Accesso riservato
Dimensione
1.16 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.16 MB | Adobe PDF |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/107958