Individuare una menzogna in tempo reale con un livello di accuratezza conforme agli standard richiesti in ambito giudiziario, nonché garantire robustezza rispetto a eventuali contromisure, rappresenta una delle principali sfide per qualsiasi tecnica di rilevazione della menzogna. Il presente elaborato si propone di esaminare se, e in quale misura, la pupillometria cognitiva, intesa come la misurazione delle variazioni del diametro pupillare quale indice dei processi cognitivi, possa costituire uno strumento valido ed efficace all’interno di paradigmi di lie detection basati sul carico cognitivo. Tali paradigmi mirano ad amplificare lo sforzo mentale richiesto per produrre una menzogna plausibile. La dilatazione pupillare, infatti, rappresenta un indicatore sensibile alle variazioni del carico cognitivo associate all’atto del mentire, consentendo potenzialmente di distinguere i soggetti che mentono sulla base dell’aumento dello sforzo cognitivo richiesto per rispondere a domande che risultano selettivamente più complesse per i mentitori rispetto ai sinceri. A tal fine, lo studio prevede l’impiego della pupillometria in un paradigma di mock-crime, in cui i partecipanti classificati come “colpevoli” vengono istruiti non solo a mentire, ma anche ad adottare specifiche contromisure prima della risposta. In particolare, vengono esaminate tre strategie: (i) il conteggio all’indietro, volto a indurre una dilatazione pupillare analoga a quella osservabile in risposta a uno stimolo psicosensoriale (“guilty instructed count”); (ii) l’immaginazione di una scena luminosa, finalizzata a provocare una costrizione pupillare simile al riflesso fotomotore (“guilty instructed luminance”); (iii) l’adozione autonoma di una strategia idiosincratica per “ingannare la macchina della verità” (“guilty naive”). I risultati potranno offrire indicazioni esplorative circa il ruolo della pupillometria cognitiva nella rilevazione della menzogna e la sua eventuale vulnerabilità alle contromisure, contribuendo a delinearne limiti e potenzialità in funzione di una possibile applicazione in ambito forense.
INDAGARE LA MENZOGNA ATTRAVERSO LA PUPILLOMETRIA IN UN ESPERIMENTO MOCK-CRIME CON UTILIZZO DI CONTROMISURE
GALLIERA, MARTINA
2025/2026
Abstract
Individuare una menzogna in tempo reale con un livello di accuratezza conforme agli standard richiesti in ambito giudiziario, nonché garantire robustezza rispetto a eventuali contromisure, rappresenta una delle principali sfide per qualsiasi tecnica di rilevazione della menzogna. Il presente elaborato si propone di esaminare se, e in quale misura, la pupillometria cognitiva, intesa come la misurazione delle variazioni del diametro pupillare quale indice dei processi cognitivi, possa costituire uno strumento valido ed efficace all’interno di paradigmi di lie detection basati sul carico cognitivo. Tali paradigmi mirano ad amplificare lo sforzo mentale richiesto per produrre una menzogna plausibile. La dilatazione pupillare, infatti, rappresenta un indicatore sensibile alle variazioni del carico cognitivo associate all’atto del mentire, consentendo potenzialmente di distinguere i soggetti che mentono sulla base dell’aumento dello sforzo cognitivo richiesto per rispondere a domande che risultano selettivamente più complesse per i mentitori rispetto ai sinceri. A tal fine, lo studio prevede l’impiego della pupillometria in un paradigma di mock-crime, in cui i partecipanti classificati come “colpevoli” vengono istruiti non solo a mentire, ma anche ad adottare specifiche contromisure prima della risposta. In particolare, vengono esaminate tre strategie: (i) il conteggio all’indietro, volto a indurre una dilatazione pupillare analoga a quella osservabile in risposta a uno stimolo psicosensoriale (“guilty instructed count”); (ii) l’immaginazione di una scena luminosa, finalizzata a provocare una costrizione pupillare simile al riflesso fotomotore (“guilty instructed luminance”); (iii) l’adozione autonoma di una strategia idiosincratica per “ingannare la macchina della verità” (“guilty naive”). I risultati potranno offrire indicazioni esplorative circa il ruolo della pupillometria cognitiva nella rilevazione della menzogna e la sua eventuale vulnerabilità alle contromisure, contribuendo a delinearne limiti e potenzialità in funzione di una possibile applicazione in ambito forense.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/108073