La presente ricerca analizza le modalità con cui le comunità cristiane del Vicino Oriente tra VII e IX secolo, interpretarono l’islam nascente e, soprattutto, la figura di Muḥammad, concentrandosi in particolare sulle tradizioni melchita e difisita sviluppatesi nel contesto dei califfati umayyade e abbaside. L’obiettivo dell’indagine non consiste unicamente nello studio delle polemiche tra cristiani e musulmani, ma nella ricostruzione delle categorie interpretative attraverso cui le due religioni giunsero a definirsi reciprocamente, in un contesto segnato tanto dal confronto teologico quanto dalla convivenza politica e culturale. In particolare riguardo due specifici dialoghi apologetici in lingua araba del VIII e IX secolo, appartenenti alle rispettive comunità cristiane analizzate. Dopo un primo inquadramento storico dedicato alla formazione del califfato islamico, alla Siria tardoantica e alle comunità siriache e melchite, la ricerca esamina le prime percezioni cristiane della conquista araba. In questa fase emerge come l’islam non venisse inizialmente identificato come una religione autonoma, ma interpretato attraverso categorie già esistenti, spesso connesse all’eresia o alla punizione divina. Le posizioni di Sofronio di Gerusalemme, di Isho’yabh III e soprattutto di Giovanni Damasceno mostrano la progressiva costruzione di una lettura teologica dell’islam, destinata a influenzare profondamente la tradizione cristiana successiva. La ricerca si concentra quindi sul periodo abbaside, caratterizzato da una più intensa elaborazione intellettuale e dal consolidarsi di una società islamica plurale, nella quale le comunità cristiane continuarono a svolgere un ruolo culturale e amministrativo significativo. In questo contesto vengono analizzate le trasformazioni delle comunità melchite e difisite, la diffusione dell’arabo come lingua teologica e il confronto tra tradizione religiosa e razionalismo filosofico, elementi che contribuirono alla formazione di nuove modalità di dialogo e controversia con l’islam. Particolare attenzione viene dedicata a due testi dialogici: la Disputa con al-Mahdī attribuita a Timoteo I e il Dialogo con l’emiro ʿAbd al-Raḥmān al-Hāshimī attribuito a Ibrāhīm al-Ṭabarānī. Attraverso l’analisi della loro struttura, terminologia e funzione apologetica, la ricerca evidenzia l’esistenza di differenti interpretazioni cristiane della figura di Muḥammad. Se nella tradizione greco-melchita e damascena prevalse una visione dell’islam come eresia e di Muḥammad come falso profeta, in alcuni ambienti arabo-cristiani emerse invece una lettura più sfumata e irenica, che tendeva a collocare Muḥammad all’interno di una continuità con la tradizione biblica, pur senza riconoscerne la piena legittimità profetica. L’indagine mostra quindi come il Cristianesimo orientale non abbia sviluppato un’unica interpretazione dell’islam, ma una pluralità di modelli teologici e apologetici, influenzati dal contesto politico, linguistico e culturale delle diverse comunità. In particolare, la tradizione melchita araba appare come un’esperienza originale nel panorama del pensiero cristiano medievale, capace di elaborare una visione dell’islam meno demonizzante rispetto a quella divenuta dominante nella Cristianità greca e latina. Per tale ragione, questa tradizione può essere considerata non solo come una testimonianza della complessità dei rapporti islamo-cristiani nel Medioevo, ma anche come un possibile precedente storico delle successive prospettive ireniche sviluppatesi in età contemporanea, fino alla Nostra Aetate del Concilio Vaticano II.

Un'Interpretazione irenica della figura di Muḥammad in due testi arabi cristiani del VIII e IX secolo

BORZILLO, ANGELO
2025/2026

Abstract

La presente ricerca analizza le modalità con cui le comunità cristiane del Vicino Oriente tra VII e IX secolo, interpretarono l’islam nascente e, soprattutto, la figura di Muḥammad, concentrandosi in particolare sulle tradizioni melchita e difisita sviluppatesi nel contesto dei califfati umayyade e abbaside. L’obiettivo dell’indagine non consiste unicamente nello studio delle polemiche tra cristiani e musulmani, ma nella ricostruzione delle categorie interpretative attraverso cui le due religioni giunsero a definirsi reciprocamente, in un contesto segnato tanto dal confronto teologico quanto dalla convivenza politica e culturale. In particolare riguardo due specifici dialoghi apologetici in lingua araba del VIII e IX secolo, appartenenti alle rispettive comunità cristiane analizzate. Dopo un primo inquadramento storico dedicato alla formazione del califfato islamico, alla Siria tardoantica e alle comunità siriache e melchite, la ricerca esamina le prime percezioni cristiane della conquista araba. In questa fase emerge come l’islam non venisse inizialmente identificato come una religione autonoma, ma interpretato attraverso categorie già esistenti, spesso connesse all’eresia o alla punizione divina. Le posizioni di Sofronio di Gerusalemme, di Isho’yabh III e soprattutto di Giovanni Damasceno mostrano la progressiva costruzione di una lettura teologica dell’islam, destinata a influenzare profondamente la tradizione cristiana successiva. La ricerca si concentra quindi sul periodo abbaside, caratterizzato da una più intensa elaborazione intellettuale e dal consolidarsi di una società islamica plurale, nella quale le comunità cristiane continuarono a svolgere un ruolo culturale e amministrativo significativo. In questo contesto vengono analizzate le trasformazioni delle comunità melchite e difisite, la diffusione dell’arabo come lingua teologica e il confronto tra tradizione religiosa e razionalismo filosofico, elementi che contribuirono alla formazione di nuove modalità di dialogo e controversia con l’islam. Particolare attenzione viene dedicata a due testi dialogici: la Disputa con al-Mahdī attribuita a Timoteo I e il Dialogo con l’emiro ʿAbd al-Raḥmān al-Hāshimī attribuito a Ibrāhīm al-Ṭabarānī. Attraverso l’analisi della loro struttura, terminologia e funzione apologetica, la ricerca evidenzia l’esistenza di differenti interpretazioni cristiane della figura di Muḥammad. Se nella tradizione greco-melchita e damascena prevalse una visione dell’islam come eresia e di Muḥammad come falso profeta, in alcuni ambienti arabo-cristiani emerse invece una lettura più sfumata e irenica, che tendeva a collocare Muḥammad all’interno di una continuità con la tradizione biblica, pur senza riconoscerne la piena legittimità profetica. L’indagine mostra quindi come il Cristianesimo orientale non abbia sviluppato un’unica interpretazione dell’islam, ma una pluralità di modelli teologici e apologetici, influenzati dal contesto politico, linguistico e culturale delle diverse comunità. In particolare, la tradizione melchita araba appare come un’esperienza originale nel panorama del pensiero cristiano medievale, capace di elaborare una visione dell’islam meno demonizzante rispetto a quella divenuta dominante nella Cristianità greca e latina. Per tale ragione, questa tradizione può essere considerata non solo come una testimonianza della complessità dei rapporti islamo-cristiani nel Medioevo, ma anche come un possibile precedente storico delle successive prospettive ireniche sviluppatesi in età contemporanea, fino alla Nostra Aetate del Concilio Vaticano II.
2025
An Irenic Interpretation of the Figure of Muḥammad in two Christian Arabic texts from the 8th and 9th centuries
Islam
Cristianesimo
Apologetica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/108779