Lo stimolo sociale per eccellenza è il volto, le sue caratteristiche e la sua fisionomia; per tale motivo le persone ricavano da esso molteplici dimensioni di tratti che influiscono sulla formazione di giudizi alimentando, talvolta, stereotipi e pregiudizi. Basti pensare che la variazione dell’arcata sopraccigliare (alta/bassa), degli zigomi (profondi/pronunciati), del mento (largo/sottile), del sellion nasale (superficiale/profondo) risultano essere predittori di affidabilità (Oosterhof et al., 2008). L’insieme di questi aspetti ha ispirato il presente studio, e gli obiettivi ad esso annessi, ossia quanto siamo in grado di giudicare un volto come reale e quanta fiducia riponiamo in un determinato volto, sia esso creato artificialmente o meno. Inoltre, si è deciso di studiare anche come la variabile dell’attrattività influenzi tali meccanismi. L'analisi quantitativa si è rivelata in parte in linea con la precedente letteratura con una differenza sostanziale data dagli stimoli-volto artificiali creati che, nel presente studio, non sono indistinguibili rispetto agli stimoli-volto reali. L'analisi qualitativa delle medie per ogni immagine proposta (reale e artificiale) poste agli estremi dello slider, ha confermato che i tratti medi e la prototipicità dei volti risulterebbero privilegiati dai processi cognitivi e coerenti con le pressioni evolutive umane. Inoltre, la morfologia dei volti affidabili e inaffidabili concorderebbe con il modello proposto nello studio di Oosterhof et al. (2008) in cui i volti giudicati come affidabili presentavano sopracciglia interne più alte, mento ampio, zigomi pronunciati e fossetta nasale poco profonda; viceversa, volti con basse sopracciglia interne, mento stretto, zigomi poco pronunciati e fossetta nasale profonda tendono a essere percepiti come inaffidabili.
Percezione di realismo, giudizio di affidabilità e attrattività nei volti: analisi comparativa tra stimoli reali e generati da intelligenza artificiale
DOATI GUERRIERO, ANNA
2025/2026
Abstract
Lo stimolo sociale per eccellenza è il volto, le sue caratteristiche e la sua fisionomia; per tale motivo le persone ricavano da esso molteplici dimensioni di tratti che influiscono sulla formazione di giudizi alimentando, talvolta, stereotipi e pregiudizi. Basti pensare che la variazione dell’arcata sopraccigliare (alta/bassa), degli zigomi (profondi/pronunciati), del mento (largo/sottile), del sellion nasale (superficiale/profondo) risultano essere predittori di affidabilità (Oosterhof et al., 2008). L’insieme di questi aspetti ha ispirato il presente studio, e gli obiettivi ad esso annessi, ossia quanto siamo in grado di giudicare un volto come reale e quanta fiducia riponiamo in un determinato volto, sia esso creato artificialmente o meno. Inoltre, si è deciso di studiare anche come la variabile dell’attrattività influenzi tali meccanismi. L'analisi quantitativa si è rivelata in parte in linea con la precedente letteratura con una differenza sostanziale data dagli stimoli-volto artificiali creati che, nel presente studio, non sono indistinguibili rispetto agli stimoli-volto reali. L'analisi qualitativa delle medie per ogni immagine proposta (reale e artificiale) poste agli estremi dello slider, ha confermato che i tratti medi e la prototipicità dei volti risulterebbero privilegiati dai processi cognitivi e coerenti con le pressioni evolutive umane. Inoltre, la morfologia dei volti affidabili e inaffidabili concorderebbe con il modello proposto nello studio di Oosterhof et al. (2008) in cui i volti giudicati come affidabili presentavano sopracciglia interne più alte, mento ampio, zigomi pronunciati e fossetta nasale poco profonda; viceversa, volti con basse sopracciglia interne, mento stretto, zigomi poco pronunciati e fossetta nasale profonda tendono a essere percepiti come inaffidabili.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/110702