La presente tesi ricostruisce il progressivo processo di affermazione e legittimazione della fotografia all’interno della Biennale di Venezia, focalizzando l’analisi sulle tappe principali comprese tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Novanta, fino al Centenario della Biennale del 1995. Attraverso un’indagine storico critica, il lavoro mette in luce le modalità con cui la fotografia, da linguaggio marginale e prevalentemente documentario, è stata gradualmente riconosciuta come forma artistica autonoma ed espressiva. I momenti decisivi di questo percorso sono esaminati prendendo in esame: l’edizione del 1968, con la presenza dei rayogrammi di Man Ray; l’edizione del 1972, segnata dalle esposizioni di Franco Vaccari e Diane Arbus; le rassegne dedicate a Ugo Mulas, nella Biennale del 1974, e a Man Ray, nella Biennale del 1976; la grande mostra “Venezia ’79. La fotografia”, che contribuisce in modo significativo all’istituzionalizzazione del medium; l’apertura della Biennale, negli anni Ottanta, verso le tendenze artistiche più contemporanee; e infine il Centenario del 1995. In particolare, è riservata particolare attenzione alla mostra “L’io e il suo doppio. Un secolo di ritratto fotografico in Italia 1895–1995”, curata da Italo Zannier durante la Biennale del 1995, considerata come punto d’arrivo simbolico. L’obiettivo della ricerca consiste quindi nel mostrare come queste edizioni abbiano progressivamente ridefinito il rapporto tra immagine fotografica e pratica artistica, contribuendo in modo decisivo all’istituzionalizzazione della fotografia all’interno dell’assetto espositivo della Biennale di Venezia.
La fotografia alla Biennale di Venezia: la mostra "L'IO E IL SUO DOPPIO, UN SECOLO DI RITRATTO FOTOGRAFICO IN ITALIA 1895-1995", curata da Italo Zannier (1995)
TIBURLI MARINI, GIULIA
2025/2026
Abstract
La presente tesi ricostruisce il progressivo processo di affermazione e legittimazione della fotografia all’interno della Biennale di Venezia, focalizzando l’analisi sulle tappe principali comprese tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Novanta, fino al Centenario della Biennale del 1995. Attraverso un’indagine storico critica, il lavoro mette in luce le modalità con cui la fotografia, da linguaggio marginale e prevalentemente documentario, è stata gradualmente riconosciuta come forma artistica autonoma ed espressiva. I momenti decisivi di questo percorso sono esaminati prendendo in esame: l’edizione del 1968, con la presenza dei rayogrammi di Man Ray; l’edizione del 1972, segnata dalle esposizioni di Franco Vaccari e Diane Arbus; le rassegne dedicate a Ugo Mulas, nella Biennale del 1974, e a Man Ray, nella Biennale del 1976; la grande mostra “Venezia ’79. La fotografia”, che contribuisce in modo significativo all’istituzionalizzazione del medium; l’apertura della Biennale, negli anni Ottanta, verso le tendenze artistiche più contemporanee; e infine il Centenario del 1995. In particolare, è riservata particolare attenzione alla mostra “L’io e il suo doppio. Un secolo di ritratto fotografico in Italia 1895–1995”, curata da Italo Zannier durante la Biennale del 1995, considerata come punto d’arrivo simbolico. L’obiettivo della ricerca consiste quindi nel mostrare come queste edizioni abbiano progressivamente ridefinito il rapporto tra immagine fotografica e pratica artistica, contribuendo in modo decisivo all’istituzionalizzazione della fotografia all’interno dell’assetto espositivo della Biennale di Venezia.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/111887