L’analisi delle forme figurative costituisce uno dei percorsi privilegiati attraverso cui la critica letteraria tenta di comprendere non soltanto il funzionamento di un testo, ma anche il modo in cui esso organizza l’esperienza del reale. Tra le figure retoriche, la similitudine occupa una posizione particolare: pur nella sua apparente semplicità strutturale, essa agisce infatti come dispositivo di relazione, capace di mettere in comunicazione oggetti, immagini e percezioni differenti, generando un ampliamento del senso che coinvolge insieme il piano conoscitivo e quello sensoriale. Il paragone non si limita a chiarire o abbellire un’immagine; esso produce un movimento interpretativo, orienta lo sguardo del lettore e propone una determinata modalità di accesso alla realtà rappresentata. In questo senso, la similitudine può essere considerata non soltanto un elemento ornamentale della scrittura, ma una vera e propria forma di pensiero. La presente tesi nasce dall’interesse per questa funzione della similitudine e dalla volontà di osservare in che modo essa operi all’interno di un sistema stilistico coerente e riconoscibile. Il corpus scelto per l’analisi è Microcosmi di Claudio Magris, opera pubblicata nel 1997 e costruita come una sequenza di racconti in prosa tra loro autonomi ma profondamente connessi sul piano tematico e formale. Il libro si presenta come un itinerario attraverso luoghi, memorie e figure umane che vengono osservati nella loro dimensione concreta e quotidiana, ma che progressivamente assumono un valore più ampio, quasi simbolico. Ogni spazio attraversato — caffè, lagune, montagne, città di confine, paesaggi marginali — diventa un punto di condensazione della memoria individuale e collettiva, in cui il racconto si intreccia continuamente alla riflessione. Pur non essendo un testo definibile in senso stretto come “poetico”, Microcosmi presenta una forte densità figurativa. La scrittura di Magris si caratterizza infatti per una costante ricerca dell’immagine e per una particolare attenzione alla resa percettiva del mondo narrato. All’interno di questa rete di immagini, la similitudine occupa uno spazio centrale: essa compare con notevole frequenza in tutti i capitoli del libro e contribuisce in maniera decisiva alla costruzione della materia narrativa. I paragoni elaborati dall’autore non svolgono soltanto una funzione descrittiva, ma partecipano alla definizione dell’atmosfera, del ritmo e della prospettiva conoscitiva del testo. Attraverso la similitudine, gli oggetti sembrano acquisire una maggiore evidenza sensoriale, mentre le esperienze vengono rese percepibili mediante accostamenti spesso inattesi. La varietà dei comparanti utilizzati da Magris rappresenta uno degli aspetti più significativi del suo stile. Le immagini richiamate provengono da ambiti molto diversi: il mondo naturale, l’universo animale, la dimensione antropologica, la materia urbana, gli oggetti quotidiani, gli elementi atmosferici. Tale eterogeneità contribuisce a creare un tessuto figurativo estremamente mobile e dinamico, in cui ogni elemento può entrare in relazione con un altro secondo una logica associativa che appare insieme concreta e immaginativa. Accanto a questa varietà, tuttavia, emerge anche un fenomeno opposto e altrettanto caratteristico della scrittura di Magris: la ricorrenza di determinate immagini, formule o nuclei comparativi. Alcuni comparanti ritornano infatti più volte nel corso dell’opera, talvolta quasi identici, talvolta leggermente variati, come se la scrittura sentisse il bisogno di ritornare sugli stessi oggetti per osservarli da prospettive differenti. Questa tendenza alla ripresa e alla reiterazione costituisce una delle cifre stilistiche dell’autore e contribuisce a dare al testo un senso di continuità interna, in cui le immagini si richiamano reciprocamente e costruiscono una memoria figurativa condivisa.
Microcosmi di Claudio Magris: forme e significati della similitudine
ROSSI, EMMA
2025/2026
Abstract
L’analisi delle forme figurative costituisce uno dei percorsi privilegiati attraverso cui la critica letteraria tenta di comprendere non soltanto il funzionamento di un testo, ma anche il modo in cui esso organizza l’esperienza del reale. Tra le figure retoriche, la similitudine occupa una posizione particolare: pur nella sua apparente semplicità strutturale, essa agisce infatti come dispositivo di relazione, capace di mettere in comunicazione oggetti, immagini e percezioni differenti, generando un ampliamento del senso che coinvolge insieme il piano conoscitivo e quello sensoriale. Il paragone non si limita a chiarire o abbellire un’immagine; esso produce un movimento interpretativo, orienta lo sguardo del lettore e propone una determinata modalità di accesso alla realtà rappresentata. In questo senso, la similitudine può essere considerata non soltanto un elemento ornamentale della scrittura, ma una vera e propria forma di pensiero. La presente tesi nasce dall’interesse per questa funzione della similitudine e dalla volontà di osservare in che modo essa operi all’interno di un sistema stilistico coerente e riconoscibile. Il corpus scelto per l’analisi è Microcosmi di Claudio Magris, opera pubblicata nel 1997 e costruita come una sequenza di racconti in prosa tra loro autonomi ma profondamente connessi sul piano tematico e formale. Il libro si presenta come un itinerario attraverso luoghi, memorie e figure umane che vengono osservati nella loro dimensione concreta e quotidiana, ma che progressivamente assumono un valore più ampio, quasi simbolico. Ogni spazio attraversato — caffè, lagune, montagne, città di confine, paesaggi marginali — diventa un punto di condensazione della memoria individuale e collettiva, in cui il racconto si intreccia continuamente alla riflessione. Pur non essendo un testo definibile in senso stretto come “poetico”, Microcosmi presenta una forte densità figurativa. La scrittura di Magris si caratterizza infatti per una costante ricerca dell’immagine e per una particolare attenzione alla resa percettiva del mondo narrato. All’interno di questa rete di immagini, la similitudine occupa uno spazio centrale: essa compare con notevole frequenza in tutti i capitoli del libro e contribuisce in maniera decisiva alla costruzione della materia narrativa. I paragoni elaborati dall’autore non svolgono soltanto una funzione descrittiva, ma partecipano alla definizione dell’atmosfera, del ritmo e della prospettiva conoscitiva del testo. Attraverso la similitudine, gli oggetti sembrano acquisire una maggiore evidenza sensoriale, mentre le esperienze vengono rese percepibili mediante accostamenti spesso inattesi. La varietà dei comparanti utilizzati da Magris rappresenta uno degli aspetti più significativi del suo stile. Le immagini richiamate provengono da ambiti molto diversi: il mondo naturale, l’universo animale, la dimensione antropologica, la materia urbana, gli oggetti quotidiani, gli elementi atmosferici. Tale eterogeneità contribuisce a creare un tessuto figurativo estremamente mobile e dinamico, in cui ogni elemento può entrare in relazione con un altro secondo una logica associativa che appare insieme concreta e immaginativa. Accanto a questa varietà, tuttavia, emerge anche un fenomeno opposto e altrettanto caratteristico della scrittura di Magris: la ricorrenza di determinate immagini, formule o nuclei comparativi. Alcuni comparanti ritornano infatti più volte nel corso dell’opera, talvolta quasi identici, talvolta leggermente variati, come se la scrittura sentisse il bisogno di ritornare sugli stessi oggetti per osservarli da prospettive differenti. Questa tendenza alla ripresa e alla reiterazione costituisce una delle cifre stilistiche dell’autore e contribuisce a dare al testo un senso di continuità interna, in cui le immagini si richiamano reciprocamente e costruiscono una memoria figurativa condivisa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/111960