La figura e il ruolo culturale di Ricciotto Canudo rappresentano ancora oggi un campo d’indagine ricco di stimoli. Vissuto tra la fine del XIX e i primi ventitré anni del XX secolo, l’intellettuale di origini pugliesi rappresenta un sensibile ricettore delle nuovissime spinte di sperimentazione estetica e letteraria proposte dalle avanguardie nascenti. Corifeo del nuovo, se ne fa dunque promotore, rimanendo fedele a quella tensione verso la modernità che coltiva già durante la sua formazione. Trasferitosi a Parigi all’inizio del secolo scorso, il "Barisien" – celebre soprannome che il futuro amico Apollinaire gli cucirà addosso – si fonde con lo spirito innovatore della sua "Ville Visage-du-Monde", dedicandosi da subito ad una fervente attività culturale, che gli consente in breve tempo di costruirsi un vasto pubblico. Ardente sostenitore di una necessaria comunione tra parole e azioni, accanto alle sue proposte scritte – tra articoli di critica d’arte, estetica letteraria, musicale e cinematografica, romanzi, raccolte poetiche, tragedie, memorie belliche – avanza proclami culturali, fonda riviste, e dà vita a vivaci circoli che alimentano l’incontro e lo scambio di idee, ricoprendo il fondamentale ruolo di coordinatore dei più importanti dibattiti dell’avanguardia. Il suo dinamismo estetico lo porta a riconoscere, fuori da ogni settarismo, la validità di numerose ricerche creative: primitivismo, cubismo, futurismo, simultaneismo e surrealismo trovano in Canudo un primo sostenitore; come pure le indipendenti esperienze di autori quali Chagall, Van Gogh e Rodin saranno da lui recepite anzitempo. Tuttavia, l’influenza dell’intellettuale pugliese sulle estetiche del XX secolo in Italia è stata per molto tempo difficile da determinare, conseguenza di una sistematica refrattarietà ricettiva da parte della critica locale nei confronti delle sue teorie lungimiranti e originali, seppur tormentate e dispersive. Nel corso della sua breve esistenza, i rapporti tra Canudo e alcuni dei più influenti rappresentanti della cultura italiana della prima metà del Novecento sono connotati da alternati momenti di vicinanza amicale e dure contrapposizioni. In seguito alla prematura scomparsa dunque, intorno alla figura del Nostro si cristallizza gradualmente un’aura di complessiva diffidenza e mal celato disprezzo che perdura fino agli anni Sessanta, quando si registrano i primi segnali di riabilitazione della sua figura, seppur ancora prevalentemente inscritti nell’innegabile contributo canudiano in ambito cinematografico. Il presente elaborato intende dunque individuare i principali detrattori di Ricciotto Canudo e indagare le ripercussioni che la durezza di alcuni giudizi hanno comportato, sondandone i motivi, le cause e il contesto culturale entro cui tali impeti diffamatori trovano credibilità. È negli obiettivi dell’elaborato analizzare criticamente le ragioni personali e intellettuali di tali sentenze, che hanno inevitabilmente compromesso la divulgazione delle ricerche del pugliese, fino a far perdere traccia, per più di quattro decenni, di quelle geniali intuizioni che hanno contribuito a informare la "modernité" del neonato secolo e far emergere i problemi esistenziali che assillano l’"Homo Novus".
La sfortuna di Ricciotto Canudo nella ricezione critica in Italia dagli anni Venti agli anni Sessanta
CRUCIANELLI, CHIARA
2025/2026
Abstract
La figura e il ruolo culturale di Ricciotto Canudo rappresentano ancora oggi un campo d’indagine ricco di stimoli. Vissuto tra la fine del XIX e i primi ventitré anni del XX secolo, l’intellettuale di origini pugliesi rappresenta un sensibile ricettore delle nuovissime spinte di sperimentazione estetica e letteraria proposte dalle avanguardie nascenti. Corifeo del nuovo, se ne fa dunque promotore, rimanendo fedele a quella tensione verso la modernità che coltiva già durante la sua formazione. Trasferitosi a Parigi all’inizio del secolo scorso, il "Barisien" – celebre soprannome che il futuro amico Apollinaire gli cucirà addosso – si fonde con lo spirito innovatore della sua "Ville Visage-du-Monde", dedicandosi da subito ad una fervente attività culturale, che gli consente in breve tempo di costruirsi un vasto pubblico. Ardente sostenitore di una necessaria comunione tra parole e azioni, accanto alle sue proposte scritte – tra articoli di critica d’arte, estetica letteraria, musicale e cinematografica, romanzi, raccolte poetiche, tragedie, memorie belliche – avanza proclami culturali, fonda riviste, e dà vita a vivaci circoli che alimentano l’incontro e lo scambio di idee, ricoprendo il fondamentale ruolo di coordinatore dei più importanti dibattiti dell’avanguardia. Il suo dinamismo estetico lo porta a riconoscere, fuori da ogni settarismo, la validità di numerose ricerche creative: primitivismo, cubismo, futurismo, simultaneismo e surrealismo trovano in Canudo un primo sostenitore; come pure le indipendenti esperienze di autori quali Chagall, Van Gogh e Rodin saranno da lui recepite anzitempo. Tuttavia, l’influenza dell’intellettuale pugliese sulle estetiche del XX secolo in Italia è stata per molto tempo difficile da determinare, conseguenza di una sistematica refrattarietà ricettiva da parte della critica locale nei confronti delle sue teorie lungimiranti e originali, seppur tormentate e dispersive. Nel corso della sua breve esistenza, i rapporti tra Canudo e alcuni dei più influenti rappresentanti della cultura italiana della prima metà del Novecento sono connotati da alternati momenti di vicinanza amicale e dure contrapposizioni. In seguito alla prematura scomparsa dunque, intorno alla figura del Nostro si cristallizza gradualmente un’aura di complessiva diffidenza e mal celato disprezzo che perdura fino agli anni Sessanta, quando si registrano i primi segnali di riabilitazione della sua figura, seppur ancora prevalentemente inscritti nell’innegabile contributo canudiano in ambito cinematografico. Il presente elaborato intende dunque individuare i principali detrattori di Ricciotto Canudo e indagare le ripercussioni che la durezza di alcuni giudizi hanno comportato, sondandone i motivi, le cause e il contesto culturale entro cui tali impeti diffamatori trovano credibilità. È negli obiettivi dell’elaborato analizzare criticamente le ragioni personali e intellettuali di tali sentenze, che hanno inevitabilmente compromesso la divulgazione delle ricerche del pugliese, fino a far perdere traccia, per più di quattro decenni, di quelle geniali intuizioni che hanno contribuito a informare la "modernité" del neonato secolo e far emergere i problemi esistenziali che assillano l’"Homo Novus".| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/113242