Durante il pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005), la Chiesa cattolica si trova ad affrontare una duplice sfida: da un lato, il “Satanic panic” mediatizzato riporta il demonio al centro del dibattito pubblico occidentale; dall'altro, l’esplosione pentecostale in tutto il globo mette in discussione il principio di autorità cattolico e il suo monopolio sulle pratiche di liberazione spirituale. Questa tesi ricostruisce come la Chiesa cattolica guidata da Wojtyła abbia risposto a questi due fuochi, per certi versi anche uniti in un unico fronte, attraverso un processo di auto-trasformazione e apprendimento: nel tentativo di custodire i confini simbolici contro l’apocalittica post-modernità di fine millennio ed affermare la propria autorità su e attraverso la liturgia dell’esorcismo, la Chiesa cattolica ha finito per assorbire elementi propri della prassi pentecostale. Nascono così forme rituali ibride – le "preghiere di liberazione" – decisamente mobili, ma sufficientemente controllabili dalla gerarchia, che hanno conosciuto massima espressione nell’esperienza del Rinnovamento Carismatico Cattolico (RCC). Attraverso l’analisi di documenti magisteriali e la comparazione di fonti locali tra Stati Uniti e Europa, questo lavoro ricostruisce la battaglia simbolica giocatasi per il controllo della liberazione spirituale dei fedeli nei contesti analizzati e mostra come la definizione dei confini religiosi possa produrre conseguenze non intenzionali: tra il fronte esterno (l’alterità satanica) e il competitor interno (il pentecostalismo), il cattolicesimo wojtyłiano riconfigura sé stesso generando nuove forme di leadership religiosa, liturgie innovative e un inatteso spazio di contestazione dell’autorità. La liberazione del fedele dal male diventa, paradossalmente, il fuoco di una profonda trasformazione per tutta la Chiesa.
Liberare dal male, trasformare la Chiesa: esorcismo, competizione pentecostale e ridefinizione dei confini cattolici sotto Giovanni Paolo II (1978-2005)
ODINOTTE, MARCO
2025/2026
Abstract
Durante il pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005), la Chiesa cattolica si trova ad affrontare una duplice sfida: da un lato, il “Satanic panic” mediatizzato riporta il demonio al centro del dibattito pubblico occidentale; dall'altro, l’esplosione pentecostale in tutto il globo mette in discussione il principio di autorità cattolico e il suo monopolio sulle pratiche di liberazione spirituale. Questa tesi ricostruisce come la Chiesa cattolica guidata da Wojtyła abbia risposto a questi due fuochi, per certi versi anche uniti in un unico fronte, attraverso un processo di auto-trasformazione e apprendimento: nel tentativo di custodire i confini simbolici contro l’apocalittica post-modernità di fine millennio ed affermare la propria autorità su e attraverso la liturgia dell’esorcismo, la Chiesa cattolica ha finito per assorbire elementi propri della prassi pentecostale. Nascono così forme rituali ibride – le "preghiere di liberazione" – decisamente mobili, ma sufficientemente controllabili dalla gerarchia, che hanno conosciuto massima espressione nell’esperienza del Rinnovamento Carismatico Cattolico (RCC). Attraverso l’analisi di documenti magisteriali e la comparazione di fonti locali tra Stati Uniti e Europa, questo lavoro ricostruisce la battaglia simbolica giocatasi per il controllo della liberazione spirituale dei fedeli nei contesti analizzati e mostra come la definizione dei confini religiosi possa produrre conseguenze non intenzionali: tra il fronte esterno (l’alterità satanica) e il competitor interno (il pentecostalismo), il cattolicesimo wojtyłiano riconfigura sé stesso generando nuove forme di leadership religiosa, liturgie innovative e un inatteso spazio di contestazione dell’autorità. La liberazione del fedele dal male diventa, paradossalmente, il fuoco di una profonda trasformazione per tutta la Chiesa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/113272