This thesis investigates invisible social inequalities and geographies of hope in the coastal Marche Region, focusing on young people’s experiences and on the role of bottom-up initiatives in creating more inclusive local spaces. The research adopts a mixed-methods approach. A questionnaire addressed to people aged 19–35 produced an analytical sample of 98 respondents, while four semi-structured interviews were conducted with Say Fest, Urbica, Nate Intere and Casa delle Culture. The quantitative analysis shows that inequalities are experienced unevenly across the sample. Gender and socio-economic position were significantly associated with the perceived need to work harder than others to achieve the same results, although their statistical interaction was not significant. Respondents generally expressed stronger confidence in their individual capacity to react to injustice than in collective and local transformation. However, perceived collective efficacy was positively associated with confidence in the possibility of building a more inclusive local community. The qualitative analysis shows how bottom-up initiatives create spaces of care, solidarity, participation and belonging, responding to some of the needs emerging from the questionnaire. These initiatives contribute to local geographies of hope by making alternative forms of social relations visible and practicable, while remaining fragile and dependent on limited resources and institutional support. The findings suggest that hope is not simply an individual attitude, but a relational and spatial practice shaped by collective capacity and access to supportive community spaces.

Questa tesi indaga le disuguaglianze sociali invisibili e le geografie della speranza nella zona costiera della Regione Marche, concentrandosi sulle esperienze dei giovani e sul ruolo delle iniziative bottom-up nella creazione di spazi locali più inclusivi. La ricerca adotta un approccio basato su metodi misti. Un questionario rivolto a persone tra i 19 e i 35 anni ha prodotto un campione analitico di 98 rispondenti, mentre sono state condotte quattro interviste semi- strutturate con Say Fest, Urbica, Nate Intere e Casa delle Culture. L’analisi quantitativa mostra che le disuguaglianze sono vissute in modo non uniforme all’interno del campione. Il genere e la posizione socio-economica sono risultati significativamente associati alla percezione di dover lavorare più degli altri per raggiungere gli stessi risultati, anche se la loro interazione statistica non è risultata significativa. I rispondenti hanno generalmente espresso maggiore fiducia nella propria capacità individuale di reagire alle ingiustizie rispetto alla trasformazione collettiva e locale. Tuttavia, l’efficacia collettiva percepita è risultata positivamente associata alla fiducia nella possibilità di costruire una comunità locale più inclusiva. L’analisi qualitativa mostra come le iniziative bottom-up creino spazi di cura, solidarietà, partecipazione e appartenenza, rispondendo ad alcuni dei bisogni emersi dal questionario. Queste iniziative contribuiscono alle geografie locali della speranza rendendo visibili e praticabili forme alternative di relazioni sociali, pur rimanendo fragili e dipendenti da risorse limitate e dal sostegno istituzionale. I risultati suggeriscono che la speranza non sia semplicemente un atteggiamento individuale, ma una pratica relazionale e spaziale influenzata dalla capacità collettiva e dall’accesso a spazi comunitari di supporto.

Geografie della Speranza e Disuguaglianze invisibili: Il Ruolo delle iniziative Bottom-Up nella zona costiera marchigiana

VIOLA, ELISA
2025/2026

Abstract

This thesis investigates invisible social inequalities and geographies of hope in the coastal Marche Region, focusing on young people’s experiences and on the role of bottom-up initiatives in creating more inclusive local spaces. The research adopts a mixed-methods approach. A questionnaire addressed to people aged 19–35 produced an analytical sample of 98 respondents, while four semi-structured interviews were conducted with Say Fest, Urbica, Nate Intere and Casa delle Culture. The quantitative analysis shows that inequalities are experienced unevenly across the sample. Gender and socio-economic position were significantly associated with the perceived need to work harder than others to achieve the same results, although their statistical interaction was not significant. Respondents generally expressed stronger confidence in their individual capacity to react to injustice than in collective and local transformation. However, perceived collective efficacy was positively associated with confidence in the possibility of building a more inclusive local community. The qualitative analysis shows how bottom-up initiatives create spaces of care, solidarity, participation and belonging, responding to some of the needs emerging from the questionnaire. These initiatives contribute to local geographies of hope by making alternative forms of social relations visible and practicable, while remaining fragile and dependent on limited resources and institutional support. The findings suggest that hope is not simply an individual attitude, but a relational and spatial practice shaped by collective capacity and access to supportive community spaces.
2025
Geographies of Hope and Invisible Inequalities: The Role of Bottom-Up Initiatives in the Coastal Marche Region
Questa tesi indaga le disuguaglianze sociali invisibili e le geografie della speranza nella zona costiera della Regione Marche, concentrandosi sulle esperienze dei giovani e sul ruolo delle iniziative bottom-up nella creazione di spazi locali più inclusivi. La ricerca adotta un approccio basato su metodi misti. Un questionario rivolto a persone tra i 19 e i 35 anni ha prodotto un campione analitico di 98 rispondenti, mentre sono state condotte quattro interviste semi- strutturate con Say Fest, Urbica, Nate Intere e Casa delle Culture. L’analisi quantitativa mostra che le disuguaglianze sono vissute in modo non uniforme all’interno del campione. Il genere e la posizione socio-economica sono risultati significativamente associati alla percezione di dover lavorare più degli altri per raggiungere gli stessi risultati, anche se la loro interazione statistica non è risultata significativa. I rispondenti hanno generalmente espresso maggiore fiducia nella propria capacità individuale di reagire alle ingiustizie rispetto alla trasformazione collettiva e locale. Tuttavia, l’efficacia collettiva percepita è risultata positivamente associata alla fiducia nella possibilità di costruire una comunità locale più inclusiva. L’analisi qualitativa mostra come le iniziative bottom-up creino spazi di cura, solidarietà, partecipazione e appartenenza, rispondendo ad alcuni dei bisogni emersi dal questionario. Queste iniziative contribuiscono alle geografie locali della speranza rendendo visibili e praticabili forme alternative di relazioni sociali, pur rimanendo fragili e dipendenti da risorse limitate e dal sostegno istituzionale. I risultati suggeriscono che la speranza non sia semplicemente un atteggiamento individuale, ma una pratica relazionale e spaziale influenzata dalla capacità collettiva e dall’accesso a spazi comunitari di supporto.
Geographies of Hope
Bottom-Up
Inequalities
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/118088