Mentire richiede uno sforzo cognitivo superiore alla semplice affermazione del vero: chi inganna deve inibire la risposta vera e produrre un resoconto alternativo plausibile. Tale sforzo si riflette a livello fisiologico nell'attivazione del sistema nervoso simpatico, che produce un aumento del diametro pupillare proporzionale all'impegno mentale del soggetto (cognitive load). Il presente elaborato indaga se la pupillometria, quale misura indiretta del cognitive load associato alla menzogna, possa costituire una tecnica di lie detection efficace anche quando il soggetto tenta di neutralizzarla adottando specifiche contromisure. A tal fine è stato condotto un esperimento di tipo mock-crime con eye-tracker: dopo aver simulato un furto, i partecipanti hanno svolto un test computerizzato con affermazioni vere o false relative all'azione compiuta. Il lavoro si concentra su una contromisura pensata per aumentare il carico cognitivo mediante conteggio all'indietro. Tale contromisura è stata applicata a tutte le domande, oppure solo a quelle di controllo. In entrambi i casi i soggetti colpevoli erano istruiti a indurre volontariamente una dilatazione pupillare, per ridurre il divario tra le risposte alle domande critiche e di controllo. I risultati mostrano che questa strategia non è stata sufficiente a mascherare gli indici di menzogna: i soggetti colpevoli sono rimasti distinguibili dagli innocenti, a conferma della robustezza dell’approccio basato su pupillometria per la lie detection.
La pupillometria nella lie detection: effetti di contromisure basate sul cognitive load in un paradigma di mock crime
ALBA, CLAUDIA
2025/2026
Abstract
Mentire richiede uno sforzo cognitivo superiore alla semplice affermazione del vero: chi inganna deve inibire la risposta vera e produrre un resoconto alternativo plausibile. Tale sforzo si riflette a livello fisiologico nell'attivazione del sistema nervoso simpatico, che produce un aumento del diametro pupillare proporzionale all'impegno mentale del soggetto (cognitive load). Il presente elaborato indaga se la pupillometria, quale misura indiretta del cognitive load associato alla menzogna, possa costituire una tecnica di lie detection efficace anche quando il soggetto tenta di neutralizzarla adottando specifiche contromisure. A tal fine è stato condotto un esperimento di tipo mock-crime con eye-tracker: dopo aver simulato un furto, i partecipanti hanno svolto un test computerizzato con affermazioni vere o false relative all'azione compiuta. Il lavoro si concentra su una contromisura pensata per aumentare il carico cognitivo mediante conteggio all'indietro. Tale contromisura è stata applicata a tutte le domande, oppure solo a quelle di controllo. In entrambi i casi i soggetti colpevoli erano istruiti a indurre volontariamente una dilatazione pupillare, per ridurre il divario tra le risposte alle domande critiche e di controllo. I risultati mostrano che questa strategia non è stata sufficiente a mascherare gli indici di menzogna: i soggetti colpevoli sono rimasti distinguibili dagli innocenti, a conferma della robustezza dell’approccio basato su pupillometria per la lie detection.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/118415