Contesto: le malattie polmonari interstiziali (ILDs) comprendono un ampio spettro di entità eterogenee. Nonostante la stessa diagnosi, alcuni pazienti, tra il 13% e il 53%, evolvono verso un fenotipo progressivo, con una prognosi peggiore, simile alla fibrosi polmonare idiopatica (IPF). Attualmente, la principale sfida nell’ambito delle interstiziopatie polmonari non IPF è l’identificazione di fattori in grado di predire la progressione della fibrosi. Recenti studi hanno tentato di combinare dati derivanti da HRCT e cellularità del lavaggio broncoalveolare (BAL) al basale per predire la progressione della malattia. Nonostante la presenza di numerosi biomarcatori potenziali associati a un fenotipo progressivo, nessuno di questi è ancora validato per l’uso clinico; pertanto, l’individuazione di predittori di progressione rimane una necessità, al fine di personalizzare precocemente il trattamento e, di conseguenza, migliorare la sopravvivenza di questi pazienti. Obiettivo: l’obiettivo dello studio è stato valutare se la composizione cellulare del BAL al momento della diagnosi potesse essere correlabile al fenotipo progressivo e se, contestualmente, ci fossero altri marcatori funzionali, radiologici ed ematochimici predittivi di progressione. Metodi: è’ stato condotto uno studio retrospettivo multicentrico in cui sono stati raccolti i dati di 290 pazienti con diagnosi di interstiziopatia polmonare tra gennaio 2016 e dicembre 2024 (82 dall’Ospedale Santa Chiara di Trento e 208 dall'Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova). I criteri di inclusione sono stati: età >18 anni, diagnosi di interstiziopatia polmonare, follow-up clinico-funzionale-radiologico di almeno un anno. Sono stati esclusi i pazienti affetti da sarcoidosi, malattie cistiche, IPF o con follow up inferiore ad 1 anno. Sono stati analizzati i dati di 78 pazienti, suddivisi nella categoria dei non progressori (n=35) e progressori (n=43). Il fenotipo di fibrosi progressiva è stato definito come da linee guida ATS/ERS 2022. Risultati: i macrofagi sono risultati la popolazione cellulare predominante nel BAL in entrambi i gruppi, con valori più elevati nei progressori rispetto ai non progressori [mediana 80 (4-93) vs 70 (10-90), p=0.05]. Si è osservato che la percentuale di linfociti era tendenzialmente più elevata nei non progressori rispetto ai progressori [18 (1-79) vs. 10 (1-82)], senza raggiungere la significatività. Non sono state invece osservate differenze nella conta cellulare, nella percentuale di neutrofili e nella percentuale di eosinofili. I dati relativi alla funzione respiratoria hanno attestato una tendenza a valori di FVC alla diagnosi inferiori nei progressori, sia in litri assoluti (2,6L vs 3,0L; p=0.08), sia come percentuale del predetto (86.5% vs 91%; p=0.49), pur senza raggiungere la significatività statistica. L’analisi delle caratteristiche radiologiche ha mostrato una maggiore prevalenza di bronchiectasie da trazione nei pazienti progressori (79%) rispetto ai non progressori (46%)(p=0.002). La positività per ANA è risultata più frequente nei progressori rispetto ai non progressori (p=0.03), dato che si riscontra anche nel confronto tra le due popolazioni per gli ANA 1:160 e ANA 1:320. L’insufficienza respiratoria è risultata più comune nei pazienti progressori, riflettendo la gravità del quadro clinico (p<0.0001). Conclusioni: I risultati suggeriscono che un approccio integrato, basato su dati clinici, funzionali, radiologici e BAL, può migliorare l’identificazione precoce dei pazienti con interstiziopatie polmonari non-IPF a rischio di progressione. Alcuni parametri, come l’aumentata percentuale di macrofagi nel BAL, la presenza di bronchiectasie da trazione e la positività per ANA, potrebbero rappresentare utili marcatori predittivi. Studi prospettici su casistiche più ampie sono necessari per confermare questi dati e sviluppare modelli prognostici applicabili nella pratica clinica.
Ruolo del lavaggio broncoalveolare come predittore di progressione di malattia nelle fibrosi polmonari non IPF: uno studio multicentrico
SCALVENZI, FRANCESCA
2022/2023
Abstract
Contesto: le malattie polmonari interstiziali (ILDs) comprendono un ampio spettro di entità eterogenee. Nonostante la stessa diagnosi, alcuni pazienti, tra il 13% e il 53%, evolvono verso un fenotipo progressivo, con una prognosi peggiore, simile alla fibrosi polmonare idiopatica (IPF). Attualmente, la principale sfida nell’ambito delle interstiziopatie polmonari non IPF è l’identificazione di fattori in grado di predire la progressione della fibrosi. Recenti studi hanno tentato di combinare dati derivanti da HRCT e cellularità del lavaggio broncoalveolare (BAL) al basale per predire la progressione della malattia. Nonostante la presenza di numerosi biomarcatori potenziali associati a un fenotipo progressivo, nessuno di questi è ancora validato per l’uso clinico; pertanto, l’individuazione di predittori di progressione rimane una necessità, al fine di personalizzare precocemente il trattamento e, di conseguenza, migliorare la sopravvivenza di questi pazienti. Obiettivo: l’obiettivo dello studio è stato valutare se la composizione cellulare del BAL al momento della diagnosi potesse essere correlabile al fenotipo progressivo e se, contestualmente, ci fossero altri marcatori funzionali, radiologici ed ematochimici predittivi di progressione. Metodi: è’ stato condotto uno studio retrospettivo multicentrico in cui sono stati raccolti i dati di 290 pazienti con diagnosi di interstiziopatia polmonare tra gennaio 2016 e dicembre 2024 (82 dall’Ospedale Santa Chiara di Trento e 208 dall'Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova). I criteri di inclusione sono stati: età >18 anni, diagnosi di interstiziopatia polmonare, follow-up clinico-funzionale-radiologico di almeno un anno. Sono stati esclusi i pazienti affetti da sarcoidosi, malattie cistiche, IPF o con follow up inferiore ad 1 anno. Sono stati analizzati i dati di 78 pazienti, suddivisi nella categoria dei non progressori (n=35) e progressori (n=43). Il fenotipo di fibrosi progressiva è stato definito come da linee guida ATS/ERS 2022. Risultati: i macrofagi sono risultati la popolazione cellulare predominante nel BAL in entrambi i gruppi, con valori più elevati nei progressori rispetto ai non progressori [mediana 80 (4-93) vs 70 (10-90), p=0.05]. Si è osservato che la percentuale di linfociti era tendenzialmente più elevata nei non progressori rispetto ai progressori [18 (1-79) vs. 10 (1-82)], senza raggiungere la significatività. Non sono state invece osservate differenze nella conta cellulare, nella percentuale di neutrofili e nella percentuale di eosinofili. I dati relativi alla funzione respiratoria hanno attestato una tendenza a valori di FVC alla diagnosi inferiori nei progressori, sia in litri assoluti (2,6L vs 3,0L; p=0.08), sia come percentuale del predetto (86.5% vs 91%; p=0.49), pur senza raggiungere la significatività statistica. L’analisi delle caratteristiche radiologiche ha mostrato una maggiore prevalenza di bronchiectasie da trazione nei pazienti progressori (79%) rispetto ai non progressori (46%)(p=0.002). La positività per ANA è risultata più frequente nei progressori rispetto ai non progressori (p=0.03), dato che si riscontra anche nel confronto tra le due popolazioni per gli ANA 1:160 e ANA 1:320. L’insufficienza respiratoria è risultata più comune nei pazienti progressori, riflettendo la gravità del quadro clinico (p<0.0001). Conclusioni: I risultati suggeriscono che un approccio integrato, basato su dati clinici, funzionali, radiologici e BAL, può migliorare l’identificazione precoce dei pazienti con interstiziopatie polmonari non-IPF a rischio di progressione. Alcuni parametri, come l’aumentata percentuale di macrofagi nel BAL, la presenza di bronchiectasie da trazione e la positività per ANA, potrebbero rappresentare utili marcatori predittivi. Studi prospettici su casistiche più ampie sono necessari per confermare questi dati e sviluppare modelli prognostici applicabili nella pratica clinica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/90069