La tesi tratta la storia delle autorità amministrative indipendenti per la vigilanza del mercato, con l’obiettivo di ricostruire il loro impatto sulla tutela della libera concorrenza e la rinascita della Borsa negli anni ’90. La nascita di questi enti autonomi dal governo coincide con il declino della produttività e dei salari. Se alcuni riscontrano un rapporto di causazione dovuto a una svolta “neoliberista”, per altri si tratta di una mancata occasione di un’effettiva politica di concorrenza. Interpretare i mutamenti economici con una rigida dicotomia tra Stato e mercato non tiene a mente, però, come entrambi abbiano concorso allo sviluppo del capitalismo. È opportuno, quindi, vedere come siano mutate le “regole del gioco” e il ruolo dello Stato in quegli anni. Recenti dibattiti legati a queste autorità esortano a indagarne la storia. Come funzionano, quindi, le autorità indipendenti in Italia e a che scopo sono sorte? Come si sono evolute e che rapporto intessono con le analoghe istituzioni europee? Sono effettivamente indipendenti e puramente “tecniche” come si autorappresentano? Che impatto hanno avuto sulla coeva finanziarizzazione dell’economia? Che resistenze hanno trovato e quali sono stati i limiti delle liberalizzazioni in Italia? Basandosi sul neoistituzionalismo di Douglass North, lo studio muove dalla considerazione che il libero mercato implichi una regolamentazione. Avvalendosi delle fonti di enti quali autorità indipendenti, Camera dei Deputati, Senato, Banca d'Italia e Consiglio di Stato, argomenta come il passaggio dal sistema ministeriale della governance dei mercati alla tutela della libera concorrenza con autorità autonome non sia riducibile a una mera deregulation generale. La regolamentazione ha continuato a svolgere un ruolo cruciale, ma più indipendentemente rispetto alla classe dirigente politica. Le liberalizzazioni sono state implementate di pari passo a una regolamentazione di materie prima non normate, come l’antitrust e la tutela dei consumatori. Tale mutazione è avvenuta sulla scia dell’integrazione dei mercati europei e di Mani Pulite, che ha dato l’immagine di una classe politica inadeguata alle sfide di un mondo finanziariamente sempre più complesso e globale. Il processo è avvenuto tardivamente rispetto ad altri contesti europei e talvolta senza una piena autonomia di queste istituzioni, aspetto che ha limitato il loro impatto sulla liberalizzazione dei mercati e lo sviluppo della Borsa come canale di finanziamento delle imprese. La ricerca si sofferma sul caso di studio della Consob, in quanto prima autorità indipendente italiana ed esempio del rapporto tra regolamentazione e liberalizzazione dei mercati finanziari negli ultimi decenni del Novecento.
"Il nuovo rapporto tra Stato e mercato negli anni '90 in Italia. L'avvento delle autorità indipendenti per la vigilanza dei mercati e il caso della Consob"
CARTA, JORDI
2024/2025
Abstract
La tesi tratta la storia delle autorità amministrative indipendenti per la vigilanza del mercato, con l’obiettivo di ricostruire il loro impatto sulla tutela della libera concorrenza e la rinascita della Borsa negli anni ’90. La nascita di questi enti autonomi dal governo coincide con il declino della produttività e dei salari. Se alcuni riscontrano un rapporto di causazione dovuto a una svolta “neoliberista”, per altri si tratta di una mancata occasione di un’effettiva politica di concorrenza. Interpretare i mutamenti economici con una rigida dicotomia tra Stato e mercato non tiene a mente, però, come entrambi abbiano concorso allo sviluppo del capitalismo. È opportuno, quindi, vedere come siano mutate le “regole del gioco” e il ruolo dello Stato in quegli anni. Recenti dibattiti legati a queste autorità esortano a indagarne la storia. Come funzionano, quindi, le autorità indipendenti in Italia e a che scopo sono sorte? Come si sono evolute e che rapporto intessono con le analoghe istituzioni europee? Sono effettivamente indipendenti e puramente “tecniche” come si autorappresentano? Che impatto hanno avuto sulla coeva finanziarizzazione dell’economia? Che resistenze hanno trovato e quali sono stati i limiti delle liberalizzazioni in Italia? Basandosi sul neoistituzionalismo di Douglass North, lo studio muove dalla considerazione che il libero mercato implichi una regolamentazione. Avvalendosi delle fonti di enti quali autorità indipendenti, Camera dei Deputati, Senato, Banca d'Italia e Consiglio di Stato, argomenta come il passaggio dal sistema ministeriale della governance dei mercati alla tutela della libera concorrenza con autorità autonome non sia riducibile a una mera deregulation generale. La regolamentazione ha continuato a svolgere un ruolo cruciale, ma più indipendentemente rispetto alla classe dirigente politica. Le liberalizzazioni sono state implementate di pari passo a una regolamentazione di materie prima non normate, come l’antitrust e la tutela dei consumatori. Tale mutazione è avvenuta sulla scia dell’integrazione dei mercati europei e di Mani Pulite, che ha dato l’immagine di una classe politica inadeguata alle sfide di un mondo finanziariamente sempre più complesso e globale. Il processo è avvenuto tardivamente rispetto ad altri contesti europei e talvolta senza una piena autonomia di queste istituzioni, aspetto che ha limitato il loro impatto sulla liberalizzazione dei mercati e lo sviluppo della Borsa come canale di finanziamento delle imprese. La ricerca si sofferma sul caso di studio della Consob, in quanto prima autorità indipendente italiana ed esempio del rapporto tra regolamentazione e liberalizzazione dei mercati finanziari negli ultimi decenni del Novecento.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/91239