La presente tesi si propone di analizzare in dettaglio la disciplina dell'estensione della liquidazione giudiziale ai soci, concentrandosi in particolare sul trattamento concorsuale del socio occulto nella società in accomandita semplice (s.a.s.). Questo fenomeno si colloca all'interno del diritto della crisi d'impresa e dell'insolvenza, oggi regolato dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza (CCII). Per prima cosa, l’elaborato inquadra l'evoluzione normativa, confrontando gli aspetti procedurali e sostanziali della liquidazione giudiziale nelle società di persone rispetto a quelle di capitali, per poi concentrarsi sulle condizioni di estensione della procedura (ex art. 256 CCII) ai soci accomandatari, illimitatamente responsabili, e sulle più problematiche ipotesi relative ai soci accomandanti. L'obiettivo centrale è tracciare il percorso interpretativo della giurisprudenza in merito alla qualificazione e alla responsabilità del socio occulto. Il lavoro si concentra poi sull'analisi critica e sistematica della giurisprudenza della Corte di Cassazione e dei contributi dottrinali più rilevanti. In particolare, vengono esaminate le sentenze chiave (n. 2094/1958 e n. 508/1991) che hanno scandito il dibattito sulla qualificazione del rapporto sociale occulto e sulla sua efficacia nei confronti dei terzi. Ci si chiede se nel contesto della s.a.s., la responsabilità illimitata del socio occulto debba essere presunta iuris tantum (salvo prova contraria del socio) o se, al contrario, essa debba essere provata in concreto dal curatore fallimentare. I risultati dell'indagine rivelano un fondamentale e definitivo "revirement" giurisprudenziale a partire dal 1991. La svolta ha rigettato la presunzione automatica di responsabilità, sancendo che l'estensione della liquidazione giudiziale al socio occulto è ammissibile solo laddove sia fornita la prova oggettiva dell'effettiva ingerenza amministrativa del socio medesimo, che abbia violato il divieto posto dall'art. 2320 c.c., o della sua reale qualifica di socio accomandatario occulto. In conclusione, questo approccio, che sposta l'onere della prova su chi formula la pretesa, rafforza il principio di coerenza sistemica, legando la responsabilità illimitata all'esercizio effettivo del potere gestionale e garantendo un'applicazione della giustizia concorsuale più aderente ai principi del giusto processo e del diritto di difesa.
Il trattamento concorsuale del socio occulto di accomandita semplice in liquidazione giudiziale
POGGIO, ENRICO
2024/2025
Abstract
La presente tesi si propone di analizzare in dettaglio la disciplina dell'estensione della liquidazione giudiziale ai soci, concentrandosi in particolare sul trattamento concorsuale del socio occulto nella società in accomandita semplice (s.a.s.). Questo fenomeno si colloca all'interno del diritto della crisi d'impresa e dell'insolvenza, oggi regolato dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza (CCII). Per prima cosa, l’elaborato inquadra l'evoluzione normativa, confrontando gli aspetti procedurali e sostanziali della liquidazione giudiziale nelle società di persone rispetto a quelle di capitali, per poi concentrarsi sulle condizioni di estensione della procedura (ex art. 256 CCII) ai soci accomandatari, illimitatamente responsabili, e sulle più problematiche ipotesi relative ai soci accomandanti. L'obiettivo centrale è tracciare il percorso interpretativo della giurisprudenza in merito alla qualificazione e alla responsabilità del socio occulto. Il lavoro si concentra poi sull'analisi critica e sistematica della giurisprudenza della Corte di Cassazione e dei contributi dottrinali più rilevanti. In particolare, vengono esaminate le sentenze chiave (n. 2094/1958 e n. 508/1991) che hanno scandito il dibattito sulla qualificazione del rapporto sociale occulto e sulla sua efficacia nei confronti dei terzi. Ci si chiede se nel contesto della s.a.s., la responsabilità illimitata del socio occulto debba essere presunta iuris tantum (salvo prova contraria del socio) o se, al contrario, essa debba essere provata in concreto dal curatore fallimentare. I risultati dell'indagine rivelano un fondamentale e definitivo "revirement" giurisprudenziale a partire dal 1991. La svolta ha rigettato la presunzione automatica di responsabilità, sancendo che l'estensione della liquidazione giudiziale al socio occulto è ammissibile solo laddove sia fornita la prova oggettiva dell'effettiva ingerenza amministrativa del socio medesimo, che abbia violato il divieto posto dall'art. 2320 c.c., o della sua reale qualifica di socio accomandatario occulto. In conclusione, questo approccio, che sposta l'onere della prova su chi formula la pretesa, rafforza il principio di coerenza sistemica, legando la responsabilità illimitata all'esercizio effettivo del potere gestionale e garantendo un'applicazione della giustizia concorsuale più aderente ai principi del giusto processo e del diritto di difesa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/94785