L’invecchiamento fisiologico è associato a cambiamenti che possono riflettere un peggioramento delle funzioni cognitive. Tuttavia, quando tale declino diviene più marcato, può essere delineato come una condizione clinica definita decadimento cognitivo lieve (MCI) o, nei casi più gravi, progredire verso forme di demenza (Samender et al., 2023). Secondo le previsioni, i casi di demenza raddoppieranno quasi ogni vent’anni, da 46,8 milioni nel 2015 a 131,5 milioni nel 2050, con un aumento importante nei paesi a basso e medio reddito (Alzheimer Disease International, 2015). Considerando questo scenario epidemiologico, l’MCI risulta rilevante nella pratica clinica, rappresentando una fase di vulnerabilità a cui porre particolare attenzione diagnostica. L’MCI è comunemente noto come una zona di transizione tra l'invecchiamento tipico e la demenza, considerato come una "finestra" di opportunità dove intervenire per ritardare o prevenire la progressione verso forme più gravi di deterioramento cognitivo (Anderson et al., 2019). Nonostante la nozione di MCI sia presente in letteratura da anni, la sua definizione ha subito numerose modifiche nel tempo. Le linee guida iniziali prevedevano che il funzionamento quotidiano rimanesse conservato, in quanto si riteneva che tale criterio potesse distinguere l’MCI dalla demenza; tuttavia, studi più recenti hanno dimostrato che, anche nella fase di MCI, è possibile rilevare difficoltà nelle attività più complesse della vita quotidiana, pur in assenza di compromissione delle attività di base (Perneczky et al., 2006). Queste difficoltà, seppure spesso trascurate, rappresentano degli indicatori preziosi per la diagnosi precoce di MCI, contribuendo alla pianificazione tempestiva dell’intervento futuro. I cambiamenti cognitivi e funzionali associati a questa condizione spesso sono sottili e difficilmente distinguibili dal normale processo di invecchiamento, il che rende necessario un monitoraggio clinico regolare (Anand et al., 2024). Considerando che le difficoltà funzionali possono manifestarsi già agli esordi, è importante condurre anche una valutazione funzionale approfondita, orientata ad indagare le reali capacità dell’individuo nello svolgimento delle attività di routine.
LA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE NEL DECADIMENTO COGNITIVO LIEVE: IL RUOLO DEI CAMBIAMENTI FUNZIONALI
PRIORI, FEDERICA
2024/2025
Abstract
L’invecchiamento fisiologico è associato a cambiamenti che possono riflettere un peggioramento delle funzioni cognitive. Tuttavia, quando tale declino diviene più marcato, può essere delineato come una condizione clinica definita decadimento cognitivo lieve (MCI) o, nei casi più gravi, progredire verso forme di demenza (Samender et al., 2023). Secondo le previsioni, i casi di demenza raddoppieranno quasi ogni vent’anni, da 46,8 milioni nel 2015 a 131,5 milioni nel 2050, con un aumento importante nei paesi a basso e medio reddito (Alzheimer Disease International, 2015). Considerando questo scenario epidemiologico, l’MCI risulta rilevante nella pratica clinica, rappresentando una fase di vulnerabilità a cui porre particolare attenzione diagnostica. L’MCI è comunemente noto come una zona di transizione tra l'invecchiamento tipico e la demenza, considerato come una "finestra" di opportunità dove intervenire per ritardare o prevenire la progressione verso forme più gravi di deterioramento cognitivo (Anderson et al., 2019). Nonostante la nozione di MCI sia presente in letteratura da anni, la sua definizione ha subito numerose modifiche nel tempo. Le linee guida iniziali prevedevano che il funzionamento quotidiano rimanesse conservato, in quanto si riteneva che tale criterio potesse distinguere l’MCI dalla demenza; tuttavia, studi più recenti hanno dimostrato che, anche nella fase di MCI, è possibile rilevare difficoltà nelle attività più complesse della vita quotidiana, pur in assenza di compromissione delle attività di base (Perneczky et al., 2006). Queste difficoltà, seppure spesso trascurate, rappresentano degli indicatori preziosi per la diagnosi precoce di MCI, contribuendo alla pianificazione tempestiva dell’intervento futuro. I cambiamenti cognitivi e funzionali associati a questa condizione spesso sono sottili e difficilmente distinguibili dal normale processo di invecchiamento, il che rende necessario un monitoraggio clinico regolare (Anand et al., 2024). Considerando che le difficoltà funzionali possono manifestarsi già agli esordi, è importante condurre anche una valutazione funzionale approfondita, orientata ad indagare le reali capacità dell’individuo nello svolgimento delle attività di routine.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/96326