Presupposti dello studio: Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato come la dimensione interpersonale e la sensibilità al giudizio sociale rivestano un ruolo cruciale nella genesi e nel mantenimento dei disturbi dell’alimentazione. In particolare, l’ansia sociale è stata riconosciuta come uno dei principali fattori di vulnerabilità psicopatologica, in grado di influenzare la regolazione emotiva, l’immagine corporea e il controllo comportamentale. Tuttavia, la relazione tra ansia sociale e gravità della sintomatologia alimentare non è ancora completamente chiarita, rendendo necessario un approfondimento clinico e sperimentale di tali correlazioni. Scopo dello studio: L’obiettivo dello studio è stato quello di esaminare il ruolo dell’ansia sociale come possibile meccanismo di vulnerabilità nei disturbi dell’alimentazione, attraverso il confronto tra un gruppo clinico e un gruppo di controllo. Si è ipotizzato che i soggetti con diagnosi di disturbo alimentare presentassero livelli significativamente più elevati di ansia sociale e una maggiore compromissione delle dimensioni psicopatologiche legate al corpo e al comportamento alimentare. Materiali e metodi: Lo studio ha coinvolto 223 partecipanti, di cui 103 con diagnosi di disturbo dell’alimentazione e 120 soggetti sani di controllo. Il disegno sperimentale adottato è stato osservazionale caso-controllo a raccolta trasversale. Tutti i partecipanti hanno compilato una batteria di questionari autosomministrati: SIAS, BFNE ,FPES, EDE-Q. Le analisi statistiche hanno incluso confronti tra gruppi (t-test per campioni indipendenti), correlazioni di Pearson e modelli di regressione multipla per l’identificazione dei predittori significativi Risultati: I soggetti con disturbo dell’alimentazione hanno riportato punteggi significativamente più elevati in tutte le misure di ansia sociale e sensibilità al giudizio, oltre a valori più alti nelle sottoscale dell’EDE-Q relative a restrizione, forma corporea, peso e alimentazione. Le analisi di correlazione hanno evidenziato relazioni positive significative tra ansia sociale e severità della psicopatologia alimentare. Le regressioni lineari hanno confermato che l’ansia sociale e la paura della valutazione negativa risultano predittori significativi del punteggio globale dell’EDE-Q. Conclusioni: I risultati suggeriscono che l’ansia sociale rappresenti un meccanismo di vulnerabilità clinicamente rilevante nei disturbi dell’alimentazione, associandosi a una maggiore gravità dei sintomi e a una più intensa preoccupazione corporea. Lo studio supporta l’ipotesi di un modello psicopatologico integrato, in cui le difficoltà interpersonali e la sensibilità sociale contribuiscono alla formazione e al mantenimento del disturbo alimentare. Tali evidenze sottolineano l’importanza di includere, nei percorsi terapeutici, interventi mirati all’ansia sociale e alla regolazione delle dinamiche interpersonali, al fine di migliorare gli esiti clinici e la qualità di vita dei pazienti.
MECCANISMI DI VULNERABLITÀ SOCIO-EMOTIVA NEI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: UNO STUDIO CLINICO SUL RUOLO DELL’ANSIA SOCIALE
CARROCCIO, CHIARA
2023/2024
Abstract
Presupposti dello studio: Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato come la dimensione interpersonale e la sensibilità al giudizio sociale rivestano un ruolo cruciale nella genesi e nel mantenimento dei disturbi dell’alimentazione. In particolare, l’ansia sociale è stata riconosciuta come uno dei principali fattori di vulnerabilità psicopatologica, in grado di influenzare la regolazione emotiva, l’immagine corporea e il controllo comportamentale. Tuttavia, la relazione tra ansia sociale e gravità della sintomatologia alimentare non è ancora completamente chiarita, rendendo necessario un approfondimento clinico e sperimentale di tali correlazioni. Scopo dello studio: L’obiettivo dello studio è stato quello di esaminare il ruolo dell’ansia sociale come possibile meccanismo di vulnerabilità nei disturbi dell’alimentazione, attraverso il confronto tra un gruppo clinico e un gruppo di controllo. Si è ipotizzato che i soggetti con diagnosi di disturbo alimentare presentassero livelli significativamente più elevati di ansia sociale e una maggiore compromissione delle dimensioni psicopatologiche legate al corpo e al comportamento alimentare. Materiali e metodi: Lo studio ha coinvolto 223 partecipanti, di cui 103 con diagnosi di disturbo dell’alimentazione e 120 soggetti sani di controllo. Il disegno sperimentale adottato è stato osservazionale caso-controllo a raccolta trasversale. Tutti i partecipanti hanno compilato una batteria di questionari autosomministrati: SIAS, BFNE ,FPES, EDE-Q. Le analisi statistiche hanno incluso confronti tra gruppi (t-test per campioni indipendenti), correlazioni di Pearson e modelli di regressione multipla per l’identificazione dei predittori significativi Risultati: I soggetti con disturbo dell’alimentazione hanno riportato punteggi significativamente più elevati in tutte le misure di ansia sociale e sensibilità al giudizio, oltre a valori più alti nelle sottoscale dell’EDE-Q relative a restrizione, forma corporea, peso e alimentazione. Le analisi di correlazione hanno evidenziato relazioni positive significative tra ansia sociale e severità della psicopatologia alimentare. Le regressioni lineari hanno confermato che l’ansia sociale e la paura della valutazione negativa risultano predittori significativi del punteggio globale dell’EDE-Q. Conclusioni: I risultati suggeriscono che l’ansia sociale rappresenti un meccanismo di vulnerabilità clinicamente rilevante nei disturbi dell’alimentazione, associandosi a una maggiore gravità dei sintomi e a una più intensa preoccupazione corporea. Lo studio supporta l’ipotesi di un modello psicopatologico integrato, in cui le difficoltà interpersonali e la sensibilità sociale contribuiscono alla formazione e al mantenimento del disturbo alimentare. Tali evidenze sottolineano l’importanza di includere, nei percorsi terapeutici, interventi mirati all’ansia sociale e alla regolazione delle dinamiche interpersonali, al fine di migliorare gli esiti clinici e la qualità di vita dei pazienti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/97019