Introduzione - L’endocardite infettiva (EI) è una patologia associata ad elevate morbidità e mortalità, la cui incidenza e severità rimangono invariate nonostante il progresso degli ultimi anni nei processi di diagnosi e trattamento. L’imaging multimodale (TC, PET-TC) ha assunto crescente rilevanza diagnostica, mentre il ruolo prognostico di queste metodiche e della terapia cardiochirurgica (CCH) necessita di ulteriori chiarimenti. Metodi - Studio di coorte retrospettivo su 115 pazienti con EI (criteri di Duke modificati) ricoverati tra gennaio 2016 e maggio 2025. Sono stati analizzati dati clinici, microbiologici, di imaging e terapeutici. Outcome principali: mortalità a 30 giorni, impatto delle metodiche di imaging multimodale e degli interventi terapeutici. L’analisi statistica ha incluso la regressione logistica con metodo di Firth, Kaplan-Meier e modello di Cox. Sono state valutate le performance diagnostiche di PET-TC e TC rispetto al gold standard chirurgico e sviluppato uno score di rischio prognostico. Risultati - Età media 60±16 anni, sesso maschile 80%. Mortalità a 30 giorni:12,3%. Nell’analisi multivariata età avanzata, durata della febbre e complicanze emboliche sono risultati predittori indipendenti di mortalità a 30 giorni. L’impiego della PET-TC è aumentato significativamente (dal 15% al 45%), con sensibilità superiore ma minore specificità rispetto all’imaging tradizionale. La CCH (33% dei casi) è risultata associarsi a mortalità più bassa (10,2% vs 19,2% a 30 giorni), pur comportando un tasso non trascurabile di complicanze perioperatorie. Lo score di rischio sviluppato consente di identificare con una buona capacità discriminativa (AUC=0,82) due fenotipi clinici distinti (“casi complicati” e “non complicati”) differenziati per età, durata della febbre e incidenza di embolizzazioni sistemiche, con tassi diversi di CCH e outcome significativamente diversi. Conclusioni - L’età avanzata si conferma il principale predittore di mortalità precoce nell’EI. La CCH riduce il rischio di mortalità, nonostante il carico non trascurabile di complicanze. L’imaging multimodale aggiunge un valore diagnostico. Lo score di rischio proposto, semplice e validato internamente, potrebbe consentire di identificare precocemente fenotipi ad alto rischio per un management più intensivo, promuovendo un approccio personalizzato nella gestione dell’EI.

Impatto Prognostico dell’Imaging Multimodale e della Terapia Cardiochirurgica nell’Endocardite Infettiva: Uno Studio Retrospettivo di Coorte.

ANDOLINA, GIULIA
2023/2024

Abstract

Introduzione - L’endocardite infettiva (EI) è una patologia associata ad elevate morbidità e mortalità, la cui incidenza e severità rimangono invariate nonostante il progresso degli ultimi anni nei processi di diagnosi e trattamento. L’imaging multimodale (TC, PET-TC) ha assunto crescente rilevanza diagnostica, mentre il ruolo prognostico di queste metodiche e della terapia cardiochirurgica (CCH) necessita di ulteriori chiarimenti. Metodi - Studio di coorte retrospettivo su 115 pazienti con EI (criteri di Duke modificati) ricoverati tra gennaio 2016 e maggio 2025. Sono stati analizzati dati clinici, microbiologici, di imaging e terapeutici. Outcome principali: mortalità a 30 giorni, impatto delle metodiche di imaging multimodale e degli interventi terapeutici. L’analisi statistica ha incluso la regressione logistica con metodo di Firth, Kaplan-Meier e modello di Cox. Sono state valutate le performance diagnostiche di PET-TC e TC rispetto al gold standard chirurgico e sviluppato uno score di rischio prognostico. Risultati - Età media 60±16 anni, sesso maschile 80%. Mortalità a 30 giorni:12,3%. Nell’analisi multivariata età avanzata, durata della febbre e complicanze emboliche sono risultati predittori indipendenti di mortalità a 30 giorni. L’impiego della PET-TC è aumentato significativamente (dal 15% al 45%), con sensibilità superiore ma minore specificità rispetto all’imaging tradizionale. La CCH (33% dei casi) è risultata associarsi a mortalità più bassa (10,2% vs 19,2% a 30 giorni), pur comportando un tasso non trascurabile di complicanze perioperatorie. Lo score di rischio sviluppato consente di identificare con una buona capacità discriminativa (AUC=0,82) due fenotipi clinici distinti (“casi complicati” e “non complicati”) differenziati per età, durata della febbre e incidenza di embolizzazioni sistemiche, con tassi diversi di CCH e outcome significativamente diversi. Conclusioni - L’età avanzata si conferma il principale predittore di mortalità precoce nell’EI. La CCH riduce il rischio di mortalità, nonostante il carico non trascurabile di complicanze. L’imaging multimodale aggiunge un valore diagnostico. Lo score di rischio proposto, semplice e validato internamente, potrebbe consentire di identificare precocemente fenotipi ad alto rischio per un management più intensivo, promuovendo un approccio personalizzato nella gestione dell’EI.
2023
Prognostic Impact of Multimodality Imaging and Surgical Intervention in Infective Endocarditis: A Retrospective Cohort Study.
Imaging Multimodale
Endocardite
Score prognostico
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/97190