Introduzione: Evidenze consistenti supportano l’utilizzo dell’indice di attenuazione del grasso pericoronarcio (pFAI) come biomarcatore di infiammazione coronarica e predittore prognostico nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco (TC). La valutazione del pFAI può essere condotta considerando il tratto prossimale del vaso, ovvero i primi 40 mm di lunghezza (pFAI prossimale), oppure l’intera lunghezza del vaso dall’ostio sino alla sua porzione distale (pFAI pancoronarico) delle tre coronarie epicardiche principali. Inoltre è possibile quantificare il pFAI a livello di placca coronarica (pFAI di placca). Lo scopo dello studio è indagare se la valutazione del pFAI mediante angio-TAC coronarica sia in grado di predire un peggioramento del grado di vasculopatia del graft cardiaco (CAV) o l’incidenza di eventi clinici in una coorte di pazienti sottoposti a TC. Metodi: Il pFAI prossimale, pancoronarico e di placca è stato valutato retrospettivamente in una coorte di 86 pazienti sottoposti a TC, sia al baseline [mediana: 6,9 anni (IQR 4,9–13) post-trapianto], sia al follow-up mediante angio-TAC coronarica [mediana: 2,1 anni (IQR 2,0–2,2) dopo il baseline]. I valori dei 3 pFAI sono stati confrontati tra sottogruppi e tra i due timepoint utilizzando il test U di Mann–Whitney per confronti indipendenti e il test di Wilcoxon per confronti appaiati. L’incidenza degli eventi clinici e radiologici è stata analizzata mediante test esatto di Fisher e test di McNemar. La capacità predittiva del pFAI è stata esaminata tramite modelli di regressione logistica univariata e multivariata. Risultati: Nei soggetti con progressione radiologica della CAV al follow-up (secondo classificazione ISHLT), i valori di pFAI prossimale hanno mostrato un incremento significativo nel tempo. Le misurazioni medie e mediane del pFAI prossimale hanno avuto performance simili, così come quelle del pFAI pancoronarico. Nel sottogruppo di pazienti che ha sviluppato eventi clinici compositi sia il pFAI prossimale che pancoronarico hanno evidenziato un incremento progressivo e statisticamente significativo rispetto al baseline. Tale associazione è rimasta significativa anche dopo aggiustamento per variabili confondenti [OR multivariata per incremento di 10 HU: 7,35; IC 95%: 1,1–48,9; p = 0,039]. Il rapporto dinamico del pFAI prossimale (baseline/follow-up) è risultato significativamente più elevato nei soggetti con peggioramento radiologico e/o clinico [OR multivariata per incremento di 0,1: 26; IC 95%: 1,51–447; p = 0,025]. L’utilizzo del cut-off di −70,1 HU non ha permesso tuttavia di identificare sottogruppi associati a un rischio significativamente aumentato di eventi clinici o radiologici. A livello di coorte complessiva, le misurazioni statiche del pFAI non hanno discriminato la presenza o assenza di CAV. Conclusioni: pFAI prossimale e pancoronarico si confermano potenziali marcatori dell’attività globale della CAV nel contesto del trapianto cardiaco. Le valutazioni statiche e dinamiche del pFAI possono contribuire all’identificazione della CAV attiva, indipendentemente dalla visualizzazione diretta delle placche, e rappresentare uno strumento predittivo di eventi avversi nei pazienti sottoposti a TC.

Le variazioni dinamiche dell’indice di attenuazione del grasso pericoronarico predicono la progressione della vasculopatia del graft cardiaco (CAV) e gli outcome clinici e radiologici nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco: uno studio pilota

LASSANDRO, ELEONORA
2023/2024

Abstract

Introduzione: Evidenze consistenti supportano l’utilizzo dell’indice di attenuazione del grasso pericoronarcio (pFAI) come biomarcatore di infiammazione coronarica e predittore prognostico nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco (TC). La valutazione del pFAI può essere condotta considerando il tratto prossimale del vaso, ovvero i primi 40 mm di lunghezza (pFAI prossimale), oppure l’intera lunghezza del vaso dall’ostio sino alla sua porzione distale (pFAI pancoronarico) delle tre coronarie epicardiche principali. Inoltre è possibile quantificare il pFAI a livello di placca coronarica (pFAI di placca). Lo scopo dello studio è indagare se la valutazione del pFAI mediante angio-TAC coronarica sia in grado di predire un peggioramento del grado di vasculopatia del graft cardiaco (CAV) o l’incidenza di eventi clinici in una coorte di pazienti sottoposti a TC. Metodi: Il pFAI prossimale, pancoronarico e di placca è stato valutato retrospettivamente in una coorte di 86 pazienti sottoposti a TC, sia al baseline [mediana: 6,9 anni (IQR 4,9–13) post-trapianto], sia al follow-up mediante angio-TAC coronarica [mediana: 2,1 anni (IQR 2,0–2,2) dopo il baseline]. I valori dei 3 pFAI sono stati confrontati tra sottogruppi e tra i due timepoint utilizzando il test U di Mann–Whitney per confronti indipendenti e il test di Wilcoxon per confronti appaiati. L’incidenza degli eventi clinici e radiologici è stata analizzata mediante test esatto di Fisher e test di McNemar. La capacità predittiva del pFAI è stata esaminata tramite modelli di regressione logistica univariata e multivariata. Risultati: Nei soggetti con progressione radiologica della CAV al follow-up (secondo classificazione ISHLT), i valori di pFAI prossimale hanno mostrato un incremento significativo nel tempo. Le misurazioni medie e mediane del pFAI prossimale hanno avuto performance simili, così come quelle del pFAI pancoronarico. Nel sottogruppo di pazienti che ha sviluppato eventi clinici compositi sia il pFAI prossimale che pancoronarico hanno evidenziato un incremento progressivo e statisticamente significativo rispetto al baseline. Tale associazione è rimasta significativa anche dopo aggiustamento per variabili confondenti [OR multivariata per incremento di 10 HU: 7,35; IC 95%: 1,1–48,9; p = 0,039]. Il rapporto dinamico del pFAI prossimale (baseline/follow-up) è risultato significativamente più elevato nei soggetti con peggioramento radiologico e/o clinico [OR multivariata per incremento di 0,1: 26; IC 95%: 1,51–447; p = 0,025]. L’utilizzo del cut-off di −70,1 HU non ha permesso tuttavia di identificare sottogruppi associati a un rischio significativamente aumentato di eventi clinici o radiologici. A livello di coorte complessiva, le misurazioni statiche del pFAI non hanno discriminato la presenza o assenza di CAV. Conclusioni: pFAI prossimale e pancoronarico si confermano potenziali marcatori dell’attività globale della CAV nel contesto del trapianto cardiaco. Le valutazioni statiche e dinamiche del pFAI possono contribuire all’identificazione della CAV attiva, indipendentemente dalla visualizzazione diretta delle placche, e rappresentare uno strumento predittivo di eventi avversi nei pazienti sottoposti a TC.
2023
Dynamic changes in pericoronary fat attenuation index predict cardiac allograft vasculopathy (CAV) progression and clinical and radiological outcomes in heart transplant recipients: a pilot study
Angio-TAC coronarica
Trapianto cardiaco
pFAI
CAV
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/97206