Introduzione: La recidiva postoperatoria rappresenta una delle principali criticità nella gestione della malattia di Crohn, con tassi di recidiva endoscopica che raggiungono il 60–70% entro il primo anno dalla resezione ileocolica. Sebbene l’ileocolonscopia costituisca il gold standard per la valutazione della recidiva, il suo carattere invasivo e i costi associati ne limitano l’impiego routinario. Negli ultimi anni sono stati proposti diversi approcci non invasivi, ma la loro efficacia nel contesto postoperatorio resta incerta. Obiettivi: Valutare e confrontare l’efficacia di biomarcatori sierici e fecali, indici clinici e metodiche di imaging non invasive nella rilevazione della recidiva endoscopica e di quella grave (Rutgeerts ≥i3) dopo resezione ileocolica. Metodi: Studio retrospettivo multicentrico di coorte che ha incluso 573 pazienti adulti con malattia di Crohn sottoposti a resezione ileocolica tra il 2011 e il 2023 in 13 centri italiani. La recidiva endoscopica a 6–12 mesi è stata definita come score di Rutgeerts ≥i2. Sono stati analizzati calprotectina fecale (FC), proteina C-reattiva (PCR), Harvey–Bradshaw Index (HBI), ecografia intestinale (IUS) e risonanza magnetica enterografica (RMN). Le analisi statistiche hanno incluso sensibilità, specificità, valori predittivi e coefficienti di concordanza con l’endoscopia. Risultati: La recidiva endoscopica è stata osservata nel 59,2% dei pazienti (27,9% con recidiva grave). L’ecografia intestinale ha mostrato la concordanza più elevata con l’endoscopia (κ=0,321), con sensibilità del 58,1% e specificità del 75,0%. La RMN ha evidenziato sensibilità del 64,5% e specificità del 55,9%. La calprotectina fecale ha presentato una capacità discriminativa moderata (AUC=0,651; cutoff ottimale 103,5 µg/g), mentre la proteina C-reattiva ha mostrato un potere discriminativo limitato (AUC=0,555). Tra le strategie combinate, la coppia FC ≥150 µg/g e IUS positiva ha ottenuto i risultati migliori, con specificità del 94% e valore predittivo positivo dell’88%, dimostrandone la maggiore accuratezza nel confermare la presenza di recidiva endoscopica. Conclusioni: Nessun metodo non invasivo singolo raggiunge dei buoni livelli di accuratezza nell’identificare la recidiva endoscopica di malattia. Tuttavia, la combinazione di calprotectina fecale ed ecografia intestinale rappresenta l’approccio più solido per identificare con elevata probabilità i pazienti con recidiva, riducendo la necessità di indagini endoscopiche. Sono necessari studi prospettici per confermare questi risultati e definirne l’impatto di questo approccio combinato sul management terapeutico e la storia naturale di malattia.

Monitoraggio non invasivo nella malattia di Crohn: fattori di rischio, efficacia della profilassi e risultati del trattamento

SEMPRUCCI, GIANLUCA
2023/2024

Abstract

Introduzione: La recidiva postoperatoria rappresenta una delle principali criticità nella gestione della malattia di Crohn, con tassi di recidiva endoscopica che raggiungono il 60–70% entro il primo anno dalla resezione ileocolica. Sebbene l’ileocolonscopia costituisca il gold standard per la valutazione della recidiva, il suo carattere invasivo e i costi associati ne limitano l’impiego routinario. Negli ultimi anni sono stati proposti diversi approcci non invasivi, ma la loro efficacia nel contesto postoperatorio resta incerta. Obiettivi: Valutare e confrontare l’efficacia di biomarcatori sierici e fecali, indici clinici e metodiche di imaging non invasive nella rilevazione della recidiva endoscopica e di quella grave (Rutgeerts ≥i3) dopo resezione ileocolica. Metodi: Studio retrospettivo multicentrico di coorte che ha incluso 573 pazienti adulti con malattia di Crohn sottoposti a resezione ileocolica tra il 2011 e il 2023 in 13 centri italiani. La recidiva endoscopica a 6–12 mesi è stata definita come score di Rutgeerts ≥i2. Sono stati analizzati calprotectina fecale (FC), proteina C-reattiva (PCR), Harvey–Bradshaw Index (HBI), ecografia intestinale (IUS) e risonanza magnetica enterografica (RMN). Le analisi statistiche hanno incluso sensibilità, specificità, valori predittivi e coefficienti di concordanza con l’endoscopia. Risultati: La recidiva endoscopica è stata osservata nel 59,2% dei pazienti (27,9% con recidiva grave). L’ecografia intestinale ha mostrato la concordanza più elevata con l’endoscopia (κ=0,321), con sensibilità del 58,1% e specificità del 75,0%. La RMN ha evidenziato sensibilità del 64,5% e specificità del 55,9%. La calprotectina fecale ha presentato una capacità discriminativa moderata (AUC=0,651; cutoff ottimale 103,5 µg/g), mentre la proteina C-reattiva ha mostrato un potere discriminativo limitato (AUC=0,555). Tra le strategie combinate, la coppia FC ≥150 µg/g e IUS positiva ha ottenuto i risultati migliori, con specificità del 94% e valore predittivo positivo dell’88%, dimostrandone la maggiore accuratezza nel confermare la presenza di recidiva endoscopica. Conclusioni: Nessun metodo non invasivo singolo raggiunge dei buoni livelli di accuratezza nell’identificare la recidiva endoscopica di malattia. Tuttavia, la combinazione di calprotectina fecale ed ecografia intestinale rappresenta l’approccio più solido per identificare con elevata probabilità i pazienti con recidiva, riducendo la necessità di indagini endoscopiche. Sono necessari studi prospettici per confermare questi risultati e definirne l’impatto di questo approccio combinato sul management terapeutico e la storia naturale di malattia.
2023
Non invasive monitoring in Crohn’s Disease: risk factors, prophylaxis efficacy and treatment outcomes
Crohn
IBD
Marker
Calprotectina
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/97867