Il presente elaborato si propone di indagare l’esistenza di un possibile legame tra la difficoltà di elaborazione di specifiche categorie di stimoli emotigeni e la mancanza di consapevolezza della propria condizione patologica, nota come “anosognosia”, con particolare attenzione al livello implicito. Tale ipotesi nasce dall’osservazione clinica delle differenze nella consapevolezza dei deficit - motori e/o cognitivi - in pazienti con lesione cerebrale unilaterale acquisita, sia destra che sinistra, supportata dalle evidenze presenti in letteratura circa il ruolo dei due emisferi nell’elaborazione degli stimoli emotigeni. Inoltre, si intende confrontare misure implicite ed esplicite dell’anosognosia al fine di verificare una possibile discrepanza tra i due livelli. È stato condotto uno studio su un campione di 40 pazienti con lesione cerebrale unilaterale conseguente a primo episodio ictale, suddivisi in due gruppi: pazienti con lesione emisferica destra (RHD = 22) e con lesione emisferica sinistra (LHD = 18). Sono stati sottoposti a valutazione neuropsicologica che includeva un questionario specifico per l’anosognosia per l’emiplegia (VATA-M, caratterizzato da materiale visuo-percettivo che permette di superare la presenza di deficit del linguaggio). Il protocollo includeva inoltre due compiti computerizzati. Il primo, progettato sulla falsariga dello IAT (Implicit Association Test), prevedeva la categorizzazione di immagini di persone “sane” o “malate” e di parole appartenenti alla categoria “me” o “altri”, e ha permesso di valutare il grado di associazione tra questi concetti. Il secondo, simile allo Stroop, costituito da una prima parte percettiva e da una seconda parte di interferenza, ha permesso di valutare a livello indiretto il deficit di consapevolezza di malattia (anosognosia) in relazione alla capacità di elaborazione degli stimoli emotigeni. Le immagini presentate nel secondo compito, infatti, appartenevano a tre categorie: “emotivo” – incidenti – “neutro” – mezzi di trasporto o persone – “plegia” – persone con deficit motori. Il gruppo di pazienti è stato inoltre confrontato con un gruppo di controllo (N=40), rispetto al quale ha mostrato un generale rallentamento e un’elevata variabilità che potrebbe riflettere differenti livelli di compromissione cognitiva. I risultati dell’analisi di correlazione tra misure implicite ed esplicite confermano una dissociazione tra i due livelli di consapevolezza, evidenziando l’importanza di adottare approcci valutativi multidimensionali. I risultati dello IAT non hanno evidenziato alcuna differenza significativa tra i gruppi in termini di associazione tra le immagini “sano” e “malato” e le parole delle categorie “me” o “altri”. È però emersa una possibile discrepanza, nel confronto tra RHD e LHD, che potrebbe meritare ulteriori approfondimenti. I risultati del compito simil-Stroop hanno evidenziato una differenza significativa tra il gruppo di controllo e il gruppo di pazienti, indipendentemente dalla condizione, confermando quanto riportato in letteratura circa un generale rallentamento nei pazienti post-ictus rispetto ai soggetti sani; non sono però emerse differenze significative tra gruppo RHD e gruppo LHD. Un’analisi aggiuntiva ha rilevato un effetto significativo dell’interazione tra condizione e piacevolezza delle immagini “plegia”, nel confronto tra pazienti e controlli. Questo potrebbe suggerire una differenza tra i partecipanti nella valutazione della piacevolezza di queste immagini, che potrebbe aver influito sulle loro risposte. Tuttavia, analisi successive non hanno rilevato effetti significativi. Questi risultati suggeriscono la necessità di condurre studi futuri con campioni di dimensioni maggiori, al fine di aumentare la potenza statistica dell’analisi e favorire l’individuazione di effetti significativi eventualmente non rilevati nel presente studio.
Stimoli emotigeni e anosognosia: un confronto tra cerebrolesi destri e sinistri utilizzando misure esplicite e implicite
BORGATO, CRISTINA
2024/2025
Abstract
Il presente elaborato si propone di indagare l’esistenza di un possibile legame tra la difficoltà di elaborazione di specifiche categorie di stimoli emotigeni e la mancanza di consapevolezza della propria condizione patologica, nota come “anosognosia”, con particolare attenzione al livello implicito. Tale ipotesi nasce dall’osservazione clinica delle differenze nella consapevolezza dei deficit - motori e/o cognitivi - in pazienti con lesione cerebrale unilaterale acquisita, sia destra che sinistra, supportata dalle evidenze presenti in letteratura circa il ruolo dei due emisferi nell’elaborazione degli stimoli emotigeni. Inoltre, si intende confrontare misure implicite ed esplicite dell’anosognosia al fine di verificare una possibile discrepanza tra i due livelli. È stato condotto uno studio su un campione di 40 pazienti con lesione cerebrale unilaterale conseguente a primo episodio ictale, suddivisi in due gruppi: pazienti con lesione emisferica destra (RHD = 22) e con lesione emisferica sinistra (LHD = 18). Sono stati sottoposti a valutazione neuropsicologica che includeva un questionario specifico per l’anosognosia per l’emiplegia (VATA-M, caratterizzato da materiale visuo-percettivo che permette di superare la presenza di deficit del linguaggio). Il protocollo includeva inoltre due compiti computerizzati. Il primo, progettato sulla falsariga dello IAT (Implicit Association Test), prevedeva la categorizzazione di immagini di persone “sane” o “malate” e di parole appartenenti alla categoria “me” o “altri”, e ha permesso di valutare il grado di associazione tra questi concetti. Il secondo, simile allo Stroop, costituito da una prima parte percettiva e da una seconda parte di interferenza, ha permesso di valutare a livello indiretto il deficit di consapevolezza di malattia (anosognosia) in relazione alla capacità di elaborazione degli stimoli emotigeni. Le immagini presentate nel secondo compito, infatti, appartenevano a tre categorie: “emotivo” – incidenti – “neutro” – mezzi di trasporto o persone – “plegia” – persone con deficit motori. Il gruppo di pazienti è stato inoltre confrontato con un gruppo di controllo (N=40), rispetto al quale ha mostrato un generale rallentamento e un’elevata variabilità che potrebbe riflettere differenti livelli di compromissione cognitiva. I risultati dell’analisi di correlazione tra misure implicite ed esplicite confermano una dissociazione tra i due livelli di consapevolezza, evidenziando l’importanza di adottare approcci valutativi multidimensionali. I risultati dello IAT non hanno evidenziato alcuna differenza significativa tra i gruppi in termini di associazione tra le immagini “sano” e “malato” e le parole delle categorie “me” o “altri”. È però emersa una possibile discrepanza, nel confronto tra RHD e LHD, che potrebbe meritare ulteriori approfondimenti. I risultati del compito simil-Stroop hanno evidenziato una differenza significativa tra il gruppo di controllo e il gruppo di pazienti, indipendentemente dalla condizione, confermando quanto riportato in letteratura circa un generale rallentamento nei pazienti post-ictus rispetto ai soggetti sani; non sono però emerse differenze significative tra gruppo RHD e gruppo LHD. Un’analisi aggiuntiva ha rilevato un effetto significativo dell’interazione tra condizione e piacevolezza delle immagini “plegia”, nel confronto tra pazienti e controlli. Questo potrebbe suggerire una differenza tra i partecipanti nella valutazione della piacevolezza di queste immagini, che potrebbe aver influito sulle loro risposte. Tuttavia, analisi successive non hanno rilevato effetti significativi. Questi risultati suggeriscono la necessità di condurre studi futuri con campioni di dimensioni maggiori, al fine di aumentare la potenza statistica dell’analisi e favorire l’individuazione di effetti significativi eventualmente non rilevati nel presente studio.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100092