Il tema centrale dell’elaborato è come il tempo venga percepito nella popolazione affetta da Malattia di Parkinson. Indagare questo assunto è importante in maniera bidirezionale: la Malattia di Parkinson fornisce un’evidenza di risposta comportamentale con una condizione di alterazione delle strutture sottocorticali (gangli della base); mentre discutere l’origine e teorizzare i risultati derivanti dai compiti temporali permette sia di comprendere maggiormente il funzionamento, sia di poter prevenire alcuni comportamenti o ideare future tecniche riabilitative o di compensazione. Nello studio qui presentato si indagano le prestazioni comportamentali dissociando i compiti di tempo espliciti da quelli impliciti e dissociando due modalità sensoriali: compiti in modalità visiva e modalità uditiva. A partire dall’assunto che le basi neurali adibite alla percezione temporale esplicita sono i gangli della base, i quali sono maggiormente coinvolti e alterati nella Malattia di Parkinson, l’obiettivo è di osservare se vi siano delle differenze di prestazione tra i pazienti con Malattia di Parkinson e gli anziani sani. Ci attendiamo delle differenze di prestazione in entrambe le direzioni: sia per quanto concerne i modelli cognitivi di tempo esplicito vs. implicito, sia per quanto riguarda le modalità sensoriali. Infatti, dalla letteratura si estrapola anche l’assunto che la modalità di codifica uditiva sia molto più accurata e rapida della codifica visiva. In questo senso ci aspettiamo che, indipendentemente dal gruppo, i risultati delle prove uditive abbiano dei punteggi maggiori rispetto alle prove con stimoli visivi. La prova sperimentale è stata somministrata a tre popolazioni distinte: giovani adulti, anziani sani e pazienti con Malattia di Parkinson. Essa era composta da tre compiti: un compito di tempo esplicito (bisezione) e due di tempo implicito (foreperiod e ritmo); le sessioni erano proposte in due modalità sensoriali diverse: con stimoli uditivi o con stimoli visivi, diversificando i giorni a seconda delle modalità. La presenza di differenze significative nei due livelli di ricerca andrebbe a confermare quanto in letteratura è già presente: ovvero che i pazienti con Malattia di Parkinson, confrontati con gli anziani sani, hanno prestazioni inferiori nei compiti di tempo esplicito ma mantengono preservate le prestazioni di tempo implicito e che le prove in modalità uditiva superano per accuratezza e conservazione le prove in modalità visiva.
Confronto tra tempo esplicito e implicito e tra codifica visiva e uditiva: come i pazienti con Malattia di Parkinson percepiscono il tempo
MOTTERLE, ELENA
2024/2025
Abstract
Il tema centrale dell’elaborato è come il tempo venga percepito nella popolazione affetta da Malattia di Parkinson. Indagare questo assunto è importante in maniera bidirezionale: la Malattia di Parkinson fornisce un’evidenza di risposta comportamentale con una condizione di alterazione delle strutture sottocorticali (gangli della base); mentre discutere l’origine e teorizzare i risultati derivanti dai compiti temporali permette sia di comprendere maggiormente il funzionamento, sia di poter prevenire alcuni comportamenti o ideare future tecniche riabilitative o di compensazione. Nello studio qui presentato si indagano le prestazioni comportamentali dissociando i compiti di tempo espliciti da quelli impliciti e dissociando due modalità sensoriali: compiti in modalità visiva e modalità uditiva. A partire dall’assunto che le basi neurali adibite alla percezione temporale esplicita sono i gangli della base, i quali sono maggiormente coinvolti e alterati nella Malattia di Parkinson, l’obiettivo è di osservare se vi siano delle differenze di prestazione tra i pazienti con Malattia di Parkinson e gli anziani sani. Ci attendiamo delle differenze di prestazione in entrambe le direzioni: sia per quanto concerne i modelli cognitivi di tempo esplicito vs. implicito, sia per quanto riguarda le modalità sensoriali. Infatti, dalla letteratura si estrapola anche l’assunto che la modalità di codifica uditiva sia molto più accurata e rapida della codifica visiva. In questo senso ci aspettiamo che, indipendentemente dal gruppo, i risultati delle prove uditive abbiano dei punteggi maggiori rispetto alle prove con stimoli visivi. La prova sperimentale è stata somministrata a tre popolazioni distinte: giovani adulti, anziani sani e pazienti con Malattia di Parkinson. Essa era composta da tre compiti: un compito di tempo esplicito (bisezione) e due di tempo implicito (foreperiod e ritmo); le sessioni erano proposte in due modalità sensoriali diverse: con stimoli uditivi o con stimoli visivi, diversificando i giorni a seconda delle modalità. La presenza di differenze significative nei due livelli di ricerca andrebbe a confermare quanto in letteratura è già presente: ovvero che i pazienti con Malattia di Parkinson, confrontati con gli anziani sani, hanno prestazioni inferiori nei compiti di tempo esplicito ma mantengono preservate le prestazioni di tempo implicito e che le prove in modalità uditiva superano per accuratezza e conservazione le prove in modalità visiva.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100252