L’abuso di posizione dominante rappresenta una delle infrazioni più rilevanti del diritto antitrust, vietato dall’Art. 102 TFUE in Europa e dalla Sezione 2 dello Sherman Act negli Stati Uniti. Nei mercati digitali, tuttavia, il potere di mercato non si consolida soltanto attraverso pratiche economiche tradizionali, ma anche mediante nuove forme di barriere all’ingresso di natura cognitiva, che sfruttano i limiti decisionali dei consumatori. Tra queste, il default bias emerge come meccanismo centrale: la tendenza degli utenti a mantenere le impostazioni predefinite rafforza la posizione delle piattaforme dominanti. Il caso United States v. Google LLC costituisce un esempio paradigmatico. Google ha mantenuto la sua quota superiore al 90% del mercato della ricerca online grazie ad accordi che imponevano il suo motore come opzione predefinita su browser e dispositivi mobili. La combinazione tra inerzia degli utenti e strategie contrattuali ha trasformato un bias cognitivo in una barriera concorrenziale, configurando un abuso di posizione dominante. La tesi analizza criticamente questo legame tra psicologia del consumatore e potere di mercato, mostrando come il default bias possa diventare strumento di consolidamento monopolistico. Attraverso l’esame della causa Google e dei rimedi introdotti, si discutono infine le prospettive future della regolazione digitale, con particolare attenzione al Digital Markets Act europeo e alla possibilità di un’evoluzione verso un antitrust più attento alla dimensione comportamentale.
Il Default Bias nel Beni Digitali: il Caso United States v. Google LLC.
FERRONATO, ALICE
2024/2025
Abstract
L’abuso di posizione dominante rappresenta una delle infrazioni più rilevanti del diritto antitrust, vietato dall’Art. 102 TFUE in Europa e dalla Sezione 2 dello Sherman Act negli Stati Uniti. Nei mercati digitali, tuttavia, il potere di mercato non si consolida soltanto attraverso pratiche economiche tradizionali, ma anche mediante nuove forme di barriere all’ingresso di natura cognitiva, che sfruttano i limiti decisionali dei consumatori. Tra queste, il default bias emerge come meccanismo centrale: la tendenza degli utenti a mantenere le impostazioni predefinite rafforza la posizione delle piattaforme dominanti. Il caso United States v. Google LLC costituisce un esempio paradigmatico. Google ha mantenuto la sua quota superiore al 90% del mercato della ricerca online grazie ad accordi che imponevano il suo motore come opzione predefinita su browser e dispositivi mobili. La combinazione tra inerzia degli utenti e strategie contrattuali ha trasformato un bias cognitivo in una barriera concorrenziale, configurando un abuso di posizione dominante. La tesi analizza criticamente questo legame tra psicologia del consumatore e potere di mercato, mostrando come il default bias possa diventare strumento di consolidamento monopolistico. Attraverso l’esame della causa Google e dei rimedi introdotti, si discutono infine le prospettive future della regolazione digitale, con particolare attenzione al Digital Markets Act europeo e alla possibilità di un’evoluzione verso un antitrust più attento alla dimensione comportamentale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100508