Nella Filosofia della Rivelazione Schelling sviluppa la filosofia positiva come una nuova modalità di comprensione dell’Assoluto, distinta da quella della filosofia razionale che si basa solo su logica e pensiero e non è sufficiente a cogliere la vitalità e la libertà dell’Assoluto. La filosofia positiva supera la razionalità e si fonda sull’esistenza storica, in cui l’Assoluto si manifesta come Assoluto vivente. In questo contesto la rivelazione cristiana assume un ruolo centrale perché essa è l’evento per eccellenza in cui l’Assoluto si manifesta nella storia. La filosofia positiva, partendo dal dato esistente della storia, giunge dall’esistenza della creatura (nel mondo e nella storia), fino alla libertà dell’atto del creatore, ovvero giunge a Dio a posteriori, cogliendo la creazione come l’auto-manifestazione dell’Assoluto che permette a Dio di essere se stesso. La creazione è l’atto libero in cui Dio, ponendo fuori di sé ciò che egli non è, e rendendolo reale, rompe la circolarità della sua solitudine e raggiunge la perfezione della divinità. La creazione dell’uomo è il culmine dell’opera divina. All’uomo viene concessa la stessa libertà di Dio, e attraverso questa libertà il male entra nell’ordine divino. La possibilità del male non è una negazione dell’essere, anzi è il puro contrario: essa è la brama di essere, che quando prende realtà si manifesta nella morte e nella figura ambigua e tentatrice di Satana. Il male è un principio positivo la cui funzione è strettamente legata alla possibilità della libertà. Esso è l’opposto della volontà divina e dunque, poiché per manifestarsi Dio necessita un altro fuori di sé che sia il suo opposto (come era stato nella creazione), il principio del male è ciò che permette la rivelazione di Dio. Lo scopo di questo lavoro sarà comprendere in che modo ciò che inizialmente viene definito come il principio del male sia «il principio sul quale riposa la signoria, l’essere-Signore di Dio» e in che modo l’umanità si possa rapportare con l’Assoluto individuando nel principio del male sia ciò che rende impossibile tale relazione, sia la condizione della sua possibilità. Attraverso questa analisi emergono diversi problemi che caratterizzano il principio del male in riferimento allo sviluppo della storia divina e della storia umana. Il primo problema riguarda l’origine del peccato: l’uomo non può essere stato creato con il male già dentro di sé, Satana, invece, secondo l’interpretazione di Schelling, non ha potere reale prima della caduta. Qualcosa, però, deve aver spinto l’uomo a peccare. La comprensione di chi abbia questo ruolo si sviluppa nella relazione tra uomo e Satana. Il secondo problema si concentra sul rapporto tra Dio e il male: Satana appare necessario per il dispiegarsi della storia divina, come controparte che rende possibile la rivelazione. Il terzo problema unisce la storia umana e quella divina: Satana è ciò che mantiene la storia in movimento. Dunque, la storia è governata dal principio del male, la cui influenza allontana l’uomo da Dio. E tuttavia, la fine della storia è già determinata dal ritorno di tutto in Dio. L’ultimo problema riguarda il ruolo di Satana nella storia. Se il male sia un elemento necessario e costitutivo nel percorso storico della salvezza, oppure se esso sia solamente il mezzo grazie al cui contrasto la luce divina risplenda con maggiore intensità.

IL PRINCIPIO SATANICO NELLA FILOSOFIA DELLA RIVELAZIONE DI F.W.J. SCHELLING: LA DINAMICA TRA IL DIVINO E L’UMANO

SALMASO, DARIA
2024/2025

Abstract

Nella Filosofia della Rivelazione Schelling sviluppa la filosofia positiva come una nuova modalità di comprensione dell’Assoluto, distinta da quella della filosofia razionale che si basa solo su logica e pensiero e non è sufficiente a cogliere la vitalità e la libertà dell’Assoluto. La filosofia positiva supera la razionalità e si fonda sull’esistenza storica, in cui l’Assoluto si manifesta come Assoluto vivente. In questo contesto la rivelazione cristiana assume un ruolo centrale perché essa è l’evento per eccellenza in cui l’Assoluto si manifesta nella storia. La filosofia positiva, partendo dal dato esistente della storia, giunge dall’esistenza della creatura (nel mondo e nella storia), fino alla libertà dell’atto del creatore, ovvero giunge a Dio a posteriori, cogliendo la creazione come l’auto-manifestazione dell’Assoluto che permette a Dio di essere se stesso. La creazione è l’atto libero in cui Dio, ponendo fuori di sé ciò che egli non è, e rendendolo reale, rompe la circolarità della sua solitudine e raggiunge la perfezione della divinità. La creazione dell’uomo è il culmine dell’opera divina. All’uomo viene concessa la stessa libertà di Dio, e attraverso questa libertà il male entra nell’ordine divino. La possibilità del male non è una negazione dell’essere, anzi è il puro contrario: essa è la brama di essere, che quando prende realtà si manifesta nella morte e nella figura ambigua e tentatrice di Satana. Il male è un principio positivo la cui funzione è strettamente legata alla possibilità della libertà. Esso è l’opposto della volontà divina e dunque, poiché per manifestarsi Dio necessita un altro fuori di sé che sia il suo opposto (come era stato nella creazione), il principio del male è ciò che permette la rivelazione di Dio. Lo scopo di questo lavoro sarà comprendere in che modo ciò che inizialmente viene definito come il principio del male sia «il principio sul quale riposa la signoria, l’essere-Signore di Dio» e in che modo l’umanità si possa rapportare con l’Assoluto individuando nel principio del male sia ciò che rende impossibile tale relazione, sia la condizione della sua possibilità. Attraverso questa analisi emergono diversi problemi che caratterizzano il principio del male in riferimento allo sviluppo della storia divina e della storia umana. Il primo problema riguarda l’origine del peccato: l’uomo non può essere stato creato con il male già dentro di sé, Satana, invece, secondo l’interpretazione di Schelling, non ha potere reale prima della caduta. Qualcosa, però, deve aver spinto l’uomo a peccare. La comprensione di chi abbia questo ruolo si sviluppa nella relazione tra uomo e Satana. Il secondo problema si concentra sul rapporto tra Dio e il male: Satana appare necessario per il dispiegarsi della storia divina, come controparte che rende possibile la rivelazione. Il terzo problema unisce la storia umana e quella divina: Satana è ciò che mantiene la storia in movimento. Dunque, la storia è governata dal principio del male, la cui influenza allontana l’uomo da Dio. E tuttavia, la fine della storia è già determinata dal ritorno di tutto in Dio. L’ultimo problema riguarda il ruolo di Satana nella storia. Se il male sia un elemento necessario e costitutivo nel percorso storico della salvezza, oppure se esso sia solamente il mezzo grazie al cui contrasto la luce divina risplenda con maggiore intensità.
2024
THE SATANIC PRINCIPLE IN F.W.J. SCHELLING'S PHILOSOPHY OF REVELATION: THE DYNAMICS BETWEEN GOD AND MANKIND
Schelling
Rivelazione
Relazione
Satana
Divino-umano
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/100589