This thesis aims to explore a topic belonging to the field of bioethics: the value of empathy in the doctor-patient relationship. The objective of this paper is to investigate whether and how it is possible to base the clinical relationship on the phenomenon of empathy; in particular, the reflections are based on the perspective of the American psychiatrist and philosopher Jodi Halpern. Firstly, it is essential to understand what empathic interaction is and what it consists of: the first chapter briefly reconstructs the history of empathy from the 18th century to the present day, highlighting how complex and challenging it still is today to identify and determine the differences between phenomena such as empathy, sympathy and compassion. The second chapter delves into the care relationship par excellence, namely that between doctor and patient, and aims to investigate two traditions: one based on the phenomenon of ‘sympathy’ (identification with the feelings of others) and the other on ‘detached concern’. The chapter aims to highlight how, according to Halpern, neither of the two phenomena mentioned above is adequate for establishing a holistic care relationship, i.e., one aimed at promoting the patient's total well-being. The philosopher argues that these models contain elements that have a significant impact on both the mental and physical health of professionals (leading to phenomena such as stress, burnout and compassion fatigue) and on the healing process of the patient. The third chapter analyzes the ‘pars construens’ of Halpern's thinking through the definition and application of empathy to the clinical relationship. A fundamental aspect highlighted by the American scholar concerns the practical and experiential nature of this model of interaction: empathy, in fact, must be conceived as a phenomenon whose characteristics cannot be defined once and for all, but must be adapted and modulated according to the specific situation in which one finds oneself. In this regard, the fourth chapter seeks to understand how it is possible to ‘apply’ the phenomenon of empathy in a medical context that is, to say the least, dramatic and delicate: the end of life. The final chapter of this paper aims to show how the presence of empathy in the relationship between professionals and patients can make a difference in valuing the needs of the dying and accompanying the latter towards a dignified death.

Questo lavoro di tesi si propone di approfondire una tematica appartenente al sapere della bioetica: il valore dell’empatia nella relazione di cura tra medico e paziente. L’obiettivo del presente elaborato è quello di indagare se e come sia possibile fondare la relazione in ambito clinico sul fenomeno empatico; in particolare, le riflessioni prendono le mosse dalla prospettiva della psichiatra e filosofa statunitense Jodi Halpern. In primo luogo, è fondamentale comprendere cosa sia e in cosa consista l’interazione empatica: il primo capitolo, infatti, si propone di ricostruire brevemente la storia dell’empatia a partire dal XVIII secolo fino all’epoca contemporanea, mettendo in luce come ancora oggi sia complesso e “sfidante” intercettare e determinare le differenze tra alcuni fenomeni quali empatia, simpatia e compassione. Il secondo capitolo entra nel merito della relazione di cura per eccellenza, ovvero quella tra medico e paziente, e si propone di indagare due tradizioni: quella fondata sul fenomeno della “sympathy” (identificazione con il sentire dell’altro) e quella sul “detached concern” (preoccupazione distaccata). Nel capitolo si vuole mettere in luce come, secondo Halpern, entrambi i fenomeni appena menzionati non siano adeguati per fondare una relazione di cura olistica, vale a dire finalizzata alla promozione del benessere totale del paziente. La filosofa, infatti, sostiene come tali modelli presentino degli elementi che incidono in modo rilevante sia sulla salute psico-fisica dei professionisti (portando a fenomeni quali stress, burnout e compassion fatigue) sia sul processo di guarigione dell'assistito. Nel terzo capitolo si prende in analisi la “pars construens” del pensiero di Halpern attraverso la definizione e l’applicazione alla relazione clinica dell’empatia. Un aspetto fondamentale che viene messo in luce dalla studiosa statunitense concerne la natura pratica ed esperienziale di tale modello di interazione: l'empatia, infatti, deve essere concepita come un fenomeno le cui caratteristiche non possono essere definite una volta per tutte, bensì devono essere calate e modulate in base alla situazione specifica in cui ci si trova. A tal proposito, il quarto capitolo si propone di cercare di comprendere in che modo sia possibile “applicare” il fenomeno empatico in un contesto dell’ambito medico a dir poco drammatico e delicato: il fine vita. Il capitolo finale del presente elaborato ha l’obiettivo di mostrare quanto la presenza dell’empatia nella relazione tra professionisti e assistiti possa fare la differenza nella valorizzazione dei bisogni del morente e nell’accompagnamento di quest’ultimo verso una morte dignitosa.

Il valore dell'empatia clinica e la relazione empatica nel fine vita: la prospettiva di Jodi Halpern

ZANON, BEATRICE
2024/2025

Abstract

This thesis aims to explore a topic belonging to the field of bioethics: the value of empathy in the doctor-patient relationship. The objective of this paper is to investigate whether and how it is possible to base the clinical relationship on the phenomenon of empathy; in particular, the reflections are based on the perspective of the American psychiatrist and philosopher Jodi Halpern. Firstly, it is essential to understand what empathic interaction is and what it consists of: the first chapter briefly reconstructs the history of empathy from the 18th century to the present day, highlighting how complex and challenging it still is today to identify and determine the differences between phenomena such as empathy, sympathy and compassion. The second chapter delves into the care relationship par excellence, namely that between doctor and patient, and aims to investigate two traditions: one based on the phenomenon of ‘sympathy’ (identification with the feelings of others) and the other on ‘detached concern’. The chapter aims to highlight how, according to Halpern, neither of the two phenomena mentioned above is adequate for establishing a holistic care relationship, i.e., one aimed at promoting the patient's total well-being. The philosopher argues that these models contain elements that have a significant impact on both the mental and physical health of professionals (leading to phenomena such as stress, burnout and compassion fatigue) and on the healing process of the patient. The third chapter analyzes the ‘pars construens’ of Halpern's thinking through the definition and application of empathy to the clinical relationship. A fundamental aspect highlighted by the American scholar concerns the practical and experiential nature of this model of interaction: empathy, in fact, must be conceived as a phenomenon whose characteristics cannot be defined once and for all, but must be adapted and modulated according to the specific situation in which one finds oneself. In this regard, the fourth chapter seeks to understand how it is possible to ‘apply’ the phenomenon of empathy in a medical context that is, to say the least, dramatic and delicate: the end of life. The final chapter of this paper aims to show how the presence of empathy in the relationship between professionals and patients can make a difference in valuing the needs of the dying and accompanying the latter towards a dignified death.
2024
The value of clinical empathy and the empathic relationship at the end of life: Jodi Halpern's perspective
Questo lavoro di tesi si propone di approfondire una tematica appartenente al sapere della bioetica: il valore dell’empatia nella relazione di cura tra medico e paziente. L’obiettivo del presente elaborato è quello di indagare se e come sia possibile fondare la relazione in ambito clinico sul fenomeno empatico; in particolare, le riflessioni prendono le mosse dalla prospettiva della psichiatra e filosofa statunitense Jodi Halpern. In primo luogo, è fondamentale comprendere cosa sia e in cosa consista l’interazione empatica: il primo capitolo, infatti, si propone di ricostruire brevemente la storia dell’empatia a partire dal XVIII secolo fino all’epoca contemporanea, mettendo in luce come ancora oggi sia complesso e “sfidante” intercettare e determinare le differenze tra alcuni fenomeni quali empatia, simpatia e compassione. Il secondo capitolo entra nel merito della relazione di cura per eccellenza, ovvero quella tra medico e paziente, e si propone di indagare due tradizioni: quella fondata sul fenomeno della “sympathy” (identificazione con il sentire dell’altro) e quella sul “detached concern” (preoccupazione distaccata). Nel capitolo si vuole mettere in luce come, secondo Halpern, entrambi i fenomeni appena menzionati non siano adeguati per fondare una relazione di cura olistica, vale a dire finalizzata alla promozione del benessere totale del paziente. La filosofa, infatti, sostiene come tali modelli presentino degli elementi che incidono in modo rilevante sia sulla salute psico-fisica dei professionisti (portando a fenomeni quali stress, burnout e compassion fatigue) sia sul processo di guarigione dell'assistito. Nel terzo capitolo si prende in analisi la “pars construens” del pensiero di Halpern attraverso la definizione e l’applicazione alla relazione clinica dell’empatia. Un aspetto fondamentale che viene messo in luce dalla studiosa statunitense concerne la natura pratica ed esperienziale di tale modello di interazione: l'empatia, infatti, deve essere concepita come un fenomeno le cui caratteristiche non possono essere definite una volta per tutte, bensì devono essere calate e modulate in base alla situazione specifica in cui ci si trova. A tal proposito, il quarto capitolo si propone di cercare di comprendere in che modo sia possibile “applicare” il fenomeno empatico in un contesto dell’ambito medico a dir poco drammatico e delicato: il fine vita. Il capitolo finale del presente elaborato ha l’obiettivo di mostrare quanto la presenza dell’empatia nella relazione tra professionisti e assistiti possa fare la differenza nella valorizzazione dei bisogni del morente e nell’accompagnamento di quest’ultimo verso una morte dignitosa.
Empatia clinica
Relazione di cura
Ragionamento emotivo
Fine vita
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi_BeatriceZanon.pdf

accesso aperto

Dimensione 1.71 MB
Formato Adobe PDF
1.71 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/100594