Il presente lavoro di ricerca si propone di analizzare l'evoluzione del diritto all'affettività e alla sessualità in carcere nel contesto italiano, identificando tale diritto come un pilastro essenziale per la salute psicologica del detenuto e per il percorso rieducativo. Un'attenzione specifica è riservata alle restrizioni imposte ai soggetti sottoposti al regime detentivo speciale di cui all'articolo 41-bis O.P., identificato come il contesto di massima compressione dei rapporti affettivi. La ricerca ripercorre il quadro normativo e l'evoluzione giurisprudenziale che hanno condotto alla fondamentale Sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2024. Dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'articolo 18 O.P., la sentenza ha eliminato l'obbligo del controllo a vista durante i colloqui con il coniuge o il convivente stabile, riconoscendo che la privazione della libertà non può annullare la possibilità di vivere pienamente l’affettività. Il lavoro esamina, inoltre, la successiva fase di stallo e le prime indicazioni pratiche fornite dalla Circolare DAP dell'11 aprile 2025, per l’attuazione pratica del diritto. La metodologia di ricerca adottata è di tipo qualitativo e documentale (decennio 2015-2025), basata sull'analisi del contenuto di 24 pubblicazioni selezionate dalla rivista Ristretti Orizzonti. Tale indagine ha permesso di documentare l'evoluzione del dibattito all’interno della rivista attraverso tre fasi distinte (etica, critica e normativa) e di articolarla su tre livelli: macro (il linguaggio utilizzato), meso (il regime 41-bis) e micro (testimonianze dirette di detenuti, familiari ed esperti). I risultati della ricerca confermano che la negazione degli affetti è percepita come una grave sofferenza psicologica e una profonda privazione emotiva per l'individuo. In particolare, il regime del 41-bis si è rivelato un contesto di estremo isolamento, dimostrando una notevole resistenza al cambiamento e al pieno riconoscimento dei diritti fondamentali, anche dopo la pronuncia della Corte Costituzionale. In conclusione viene sottolineato che la Sentenza n. 10/2024 rappresenta un traguardo decisivo per il diritto all’affettività e alla sessualità, ma il pieno adempimento del dettato costituzionale dipende ora dal superamento dell'inerzia logistica e delle resistenze strutturali all'interno dei singoli istituti penitenziari, affinché l'affettività agisca pienamente come fattore di rieducazione e di reinserimento sociale, per ogni detenuto.

Diritto all'affettività e carcere: focus sul regime del 41-bis. A partire dalle pubblicazioni di Ristretti Orizzonti (2015-2025).

MANONI, AURORA
2024/2025

Abstract

Il presente lavoro di ricerca si propone di analizzare l'evoluzione del diritto all'affettività e alla sessualità in carcere nel contesto italiano, identificando tale diritto come un pilastro essenziale per la salute psicologica del detenuto e per il percorso rieducativo. Un'attenzione specifica è riservata alle restrizioni imposte ai soggetti sottoposti al regime detentivo speciale di cui all'articolo 41-bis O.P., identificato come il contesto di massima compressione dei rapporti affettivi. La ricerca ripercorre il quadro normativo e l'evoluzione giurisprudenziale che hanno condotto alla fondamentale Sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2024. Dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'articolo 18 O.P., la sentenza ha eliminato l'obbligo del controllo a vista durante i colloqui con il coniuge o il convivente stabile, riconoscendo che la privazione della libertà non può annullare la possibilità di vivere pienamente l’affettività. Il lavoro esamina, inoltre, la successiva fase di stallo e le prime indicazioni pratiche fornite dalla Circolare DAP dell'11 aprile 2025, per l’attuazione pratica del diritto. La metodologia di ricerca adottata è di tipo qualitativo e documentale (decennio 2015-2025), basata sull'analisi del contenuto di 24 pubblicazioni selezionate dalla rivista Ristretti Orizzonti. Tale indagine ha permesso di documentare l'evoluzione del dibattito all’interno della rivista attraverso tre fasi distinte (etica, critica e normativa) e di articolarla su tre livelli: macro (il linguaggio utilizzato), meso (il regime 41-bis) e micro (testimonianze dirette di detenuti, familiari ed esperti). I risultati della ricerca confermano che la negazione degli affetti è percepita come una grave sofferenza psicologica e una profonda privazione emotiva per l'individuo. In particolare, il regime del 41-bis si è rivelato un contesto di estremo isolamento, dimostrando una notevole resistenza al cambiamento e al pieno riconoscimento dei diritti fondamentali, anche dopo la pronuncia della Corte Costituzionale. In conclusione viene sottolineato che la Sentenza n. 10/2024 rappresenta un traguardo decisivo per il diritto all’affettività e alla sessualità, ma il pieno adempimento del dettato costituzionale dipende ora dal superamento dell'inerzia logistica e delle resistenze strutturali all'interno dei singoli istituti penitenziari, affinché l'affettività agisca pienamente come fattore di rieducazione e di reinserimento sociale, per ogni detenuto.
2024
The right to emotional relationships in prison: focus on the 41-bis regime. Based on publications by Ristretti Orizzonti (2015-2025).
Affettività
41-bis
Ristretti Orizzonti
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/100651