Il lavoro all'interno delle carceri rappresenta un elemento fondamentale per la riabilitazione dei detenuti e la riduzione della recidiva. La normativa italiana, in particolare l’articolo 15 dell'ordinamento penitenziario e le successive riforme, lo riconosce come parte integrante del trattamento rieducativo. Tuttavia, l’accesso al lavoro carcerario è ancora limitato a causa di problematiche strutturali, discontinuità delle attività e scarsità di opportunità di reinserimento professionale post-detenzione. Questa ricerca si propone di esaminare, da una prospettiva sociologica, il ruolo del lavoro in carcere nella rieducazione dei detenuti, analizzandone l’efficacia nel favorire il reinserimento sociale e la riduzione della recidiva. Attraverso l’analisi dei dati più recenti sulla popolazione carceraria lavorante e il confronto tra le diverse forme di impiego, verranno esplorati sia i benefici che le criticità legate a questo fenomeno. Un aspetto cruciale della ricerca riguarda la qualità delle informazioni disponibili. La non rappresentatività dei campioni, la presenza di dati incompleti e il rischio di causalità inversa complicano l’analisi dell’impatto effettivo del lavoro sulla recidiva. Per affrontare tali ostacoli, lo studio proporrà strategie metodologiche volte a migliorare la raccolta e l’interpretazione dei dati, attraverso modelli statistici avanzati e approcci di campionamento più accurati. Il primo capitolo sarà dedicato all’analisi sociologica del lavoro in carcere, con particolare attenzione alla sua funzione identitaria e al suo ruolo nell’integrazione sociale. Saranno inoltre presentati i dati più aggiornati sulla popolazione carceraria lavorante in Italia, con un confronto tra le opportunità di impiego all'interno e all'esterno degli istituti penitenziari, regolato dall’articolo 21 dell'ordinamento penitenziario. Particolare rilievo sarà dato alla relazione tra occupazione e riduzione della recidiva, evidenziando le differenze tra detenuti lavoranti e non lavoranti. Nel secondo capitolo verranno approfondite le criticità legate alla qualità dei dati disponibili sul lavoro penitenziario. Saranno analizzati i limiti metodologici delle ricerche esistenti, tra cui la selezione volontaria dei detenuti nei programmi lavorativi, l’esclusione di coloro che non vi partecipano e la presenza di dati mancanti che possono compromettere l'affidabilità dei risultati. Saranno inoltre discusse le possibili distorsioni interpretative derivanti dalla causalità inversa e dai bias metodologici. Il terzo capitolo sarà dedicato alla proposta di strategie per migliorare la rappresentatività dei campioni e la qualità dei dati raccolti. Verranno esaminati metodi quali il campionamento casuale stratificato, l'inclusione sistematica di detenuti non partecipanti ai programmi lavorativi e l’adozione di strumenti più efficaci per la raccolta dati. Saranno inoltre discussi approcci metodologici innovativi, come studi longitudinali e modelli statistici avanzati, volti a determinare con maggiore precisione il reale impatto del lavoro carcerario sulla recidiva. Il quarto capitolo sarà incentrato sui casi studio degli istituti penitenziari di Acireale e Bicocca. Ai detenuti verrà somministrato un questionario volto a indagare le loro esperienze lavorative, le motivazioni alla partecipazione ai programmi occupazionali e le difficoltà incontrate nel percorso di reinserimento. L’analisi dei dati raccolti permetterà di approfondire le loro aspettative, il valore attribuito al lavoro come strumento di cambiamento e gli ostacoli concreti che ne limitano l’efficacia. L’elaborato offrirà una visione chiara e strutturata dell’impatto del lavoro durante la detenzione e delle prospettive future, contribuendo a una riflessione più ampia sulle possibilità di miglioramento delle politiche di rieducazione attraverso l’occupazione carceraria.
Lavoro in carcere: chiave per la riabilitazione e la lotta alla recidiva. Un'analisi sociologica tra dati e sfide metodologiche
MAUGERI, CATERINA
2024/2025
Abstract
Il lavoro all'interno delle carceri rappresenta un elemento fondamentale per la riabilitazione dei detenuti e la riduzione della recidiva. La normativa italiana, in particolare l’articolo 15 dell'ordinamento penitenziario e le successive riforme, lo riconosce come parte integrante del trattamento rieducativo. Tuttavia, l’accesso al lavoro carcerario è ancora limitato a causa di problematiche strutturali, discontinuità delle attività e scarsità di opportunità di reinserimento professionale post-detenzione. Questa ricerca si propone di esaminare, da una prospettiva sociologica, il ruolo del lavoro in carcere nella rieducazione dei detenuti, analizzandone l’efficacia nel favorire il reinserimento sociale e la riduzione della recidiva. Attraverso l’analisi dei dati più recenti sulla popolazione carceraria lavorante e il confronto tra le diverse forme di impiego, verranno esplorati sia i benefici che le criticità legate a questo fenomeno. Un aspetto cruciale della ricerca riguarda la qualità delle informazioni disponibili. La non rappresentatività dei campioni, la presenza di dati incompleti e il rischio di causalità inversa complicano l’analisi dell’impatto effettivo del lavoro sulla recidiva. Per affrontare tali ostacoli, lo studio proporrà strategie metodologiche volte a migliorare la raccolta e l’interpretazione dei dati, attraverso modelli statistici avanzati e approcci di campionamento più accurati. Il primo capitolo sarà dedicato all’analisi sociologica del lavoro in carcere, con particolare attenzione alla sua funzione identitaria e al suo ruolo nell’integrazione sociale. Saranno inoltre presentati i dati più aggiornati sulla popolazione carceraria lavorante in Italia, con un confronto tra le opportunità di impiego all'interno e all'esterno degli istituti penitenziari, regolato dall’articolo 21 dell'ordinamento penitenziario. Particolare rilievo sarà dato alla relazione tra occupazione e riduzione della recidiva, evidenziando le differenze tra detenuti lavoranti e non lavoranti. Nel secondo capitolo verranno approfondite le criticità legate alla qualità dei dati disponibili sul lavoro penitenziario. Saranno analizzati i limiti metodologici delle ricerche esistenti, tra cui la selezione volontaria dei detenuti nei programmi lavorativi, l’esclusione di coloro che non vi partecipano e la presenza di dati mancanti che possono compromettere l'affidabilità dei risultati. Saranno inoltre discusse le possibili distorsioni interpretative derivanti dalla causalità inversa e dai bias metodologici. Il terzo capitolo sarà dedicato alla proposta di strategie per migliorare la rappresentatività dei campioni e la qualità dei dati raccolti. Verranno esaminati metodi quali il campionamento casuale stratificato, l'inclusione sistematica di detenuti non partecipanti ai programmi lavorativi e l’adozione di strumenti più efficaci per la raccolta dati. Saranno inoltre discussi approcci metodologici innovativi, come studi longitudinali e modelli statistici avanzati, volti a determinare con maggiore precisione il reale impatto del lavoro carcerario sulla recidiva. Il quarto capitolo sarà incentrato sui casi studio degli istituti penitenziari di Acireale e Bicocca. Ai detenuti verrà somministrato un questionario volto a indagare le loro esperienze lavorative, le motivazioni alla partecipazione ai programmi occupazionali e le difficoltà incontrate nel percorso di reinserimento. L’analisi dei dati raccolti permetterà di approfondire le loro aspettative, il valore attribuito al lavoro come strumento di cambiamento e gli ostacoli concreti che ne limitano l’efficacia. L’elaborato offrirà una visione chiara e strutturata dell’impatto del lavoro durante la detenzione e delle prospettive future, contribuendo a una riflessione più ampia sulle possibilità di miglioramento delle politiche di rieducazione attraverso l’occupazione carceraria.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100658