This contribution interrogates the role of theatre in marginalized contexts, asking how artistic practice may function as negotiation, resistance, and collective imagination. At the center are the voices of Italy’s so-called “second generation,” children who embody a double consciousness and grow up in the absence of formal citizenship. The research is based on eight months of participant observation in Castel Volturno (Campania), home to the largest migrant population in Southern Italy, many employed in seasonal agricultural labor and concentrated in segregated areas such as Destra Volturno. A first stage of fieldwork followed the theatre company Cantieri Meticci (Bologna), which conducted workshops with children and staged the play "Volare". The experience revealed tensions and limits: the imposition of Italian in a multilingual setting; dramaturgical choices that confined narratives to migration; the difficulties in decentering the artists’ approach and engage with children as active subjects; and structural limits of time and resources.The second phase, conducted several months later, focused on the children of Castel Volturno themselves, examining the resonance of "Volare", the opportunities they have to see and make theatre, and the ways in which their everyday practices activate opportunities to play theatre.

Questo contributo interroga il ruolo del teatro nei contesti marginalizzati, chiedendosi in che modo la pratica artistica possa generare processi di negoziazione, resistenza e immaginazione collettiva. Al centro si collocano le voci della cosiddetta “seconda generazione” italiana, bambine e bambini che incarnano una "doppia coscienza" e crescono in assenza di cittadinanza. La ricerca si basa su una ricerca etnografica a Castel Volturno (Campania), sede della più numerosa popolazione migrante dell’Italia meridionale, impiegata in gran parte nel lavoro agricolo stagionale bracciantile e concentrata in aree di segregazione spaziale e sociale, come Destra Volturno. Una prima fase di lavoro sul campo ha seguito la compagnia teatrale Cantieri Meticci (Bologna), impegnata in laboratori con i bambini e nella messa in scena dello spettacolo "Volare". L’esperienza ha fatto emergere tensioni e limiti: l’imposizione dell’italiano in un contesto multilingue; scelte drammaturgiche che limitavano le narrazioni alla migrazione; la difficoltà di decentrare l’approccio degli attori nel coinvolgere i bambini in quanto soggetti attivi; infine, vincoli strutturali di tempo e risorse. La seconda fase, a distanza di qualche mese, si è sviluppata attorno alle bambine e ai bambini di Castel Volturno, indagando la risonanza che ha avuto lo spettacolo “Volare”, quali occasioni hanno di vedere e fare teatro, e attraverso quali pratiche quotidiane attivano il "gioco del teatro".

I confini del teatro. Indagare l’immaginario delle bambine e dei bambini di Castel Volturno

NOVELLO GERGEN, SOFIA
2024/2025

Abstract

This contribution interrogates the role of theatre in marginalized contexts, asking how artistic practice may function as negotiation, resistance, and collective imagination. At the center are the voices of Italy’s so-called “second generation,” children who embody a double consciousness and grow up in the absence of formal citizenship. The research is based on eight months of participant observation in Castel Volturno (Campania), home to the largest migrant population in Southern Italy, many employed in seasonal agricultural labor and concentrated in segregated areas such as Destra Volturno. A first stage of fieldwork followed the theatre company Cantieri Meticci (Bologna), which conducted workshops with children and staged the play "Volare". The experience revealed tensions and limits: the imposition of Italian in a multilingual setting; dramaturgical choices that confined narratives to migration; the difficulties in decentering the artists’ approach and engage with children as active subjects; and structural limits of time and resources.The second phase, conducted several months later, focused on the children of Castel Volturno themselves, examining the resonance of "Volare", the opportunities they have to see and make theatre, and the ways in which their everyday practices activate opportunities to play theatre.
2024
The borders of theatre. Exploring the imaginary worlds of Castel Volturno's children
Questo contributo interroga il ruolo del teatro nei contesti marginalizzati, chiedendosi in che modo la pratica artistica possa generare processi di negoziazione, resistenza e immaginazione collettiva. Al centro si collocano le voci della cosiddetta “seconda generazione” italiana, bambine e bambini che incarnano una "doppia coscienza" e crescono in assenza di cittadinanza. La ricerca si basa su una ricerca etnografica a Castel Volturno (Campania), sede della più numerosa popolazione migrante dell’Italia meridionale, impiegata in gran parte nel lavoro agricolo stagionale bracciantile e concentrata in aree di segregazione spaziale e sociale, come Destra Volturno. Una prima fase di lavoro sul campo ha seguito la compagnia teatrale Cantieri Meticci (Bologna), impegnata in laboratori con i bambini e nella messa in scena dello spettacolo "Volare". L’esperienza ha fatto emergere tensioni e limiti: l’imposizione dell’italiano in un contesto multilingue; scelte drammaturgiche che limitavano le narrazioni alla migrazione; la difficoltà di decentrare l’approccio degli attori nel coinvolgere i bambini in quanto soggetti attivi; infine, vincoli strutturali di tempo e risorse. La seconda fase, a distanza di qualche mese, si è sviluppata attorno alle bambine e ai bambini di Castel Volturno, indagando la risonanza che ha avuto lo spettacolo “Volare”, quali occasioni hanno di vedere e fare teatro, e attraverso quali pratiche quotidiane attivano il "gioco del teatro".
Teatro
Migrazioni
Infanzia
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Confini
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/100662