Questa tesi indaga sull’influenza del filosofo francese Henri Bergson sull’autrice neozelandese Katherine Mansfield. I primi due capitoli cercano di contestualizzare le due figure di Bergson e Mansfield, posizionandoli rispetto al movimento del modernismo letterario. Il primo capitolo dà una visione sintetica del contributo di Bergson alla filosofia, soffermandosi sulle sue idee di maggior rilievo per la letteratura anglofona modernista, ossia la subordinazione della soggettività al tempo, i meccanismi della memoria, l’intuizione come comprensione istintiva e profonda di un determinato oggetto, e l’élan vital, la sua versione della volontà descritta da Schopenhauer e da Nietzsche, che sarebbe per Bergson il motore dell’evoluzione dell’uomo, una forza vitale che agisce sia al livello dell’individuo che al livello epocale. Gli intrecci tra questo pensiero e la letteratura modernista si basano principalmente sulla rappresentazione del flusso di pensieri che tenta di imitare l’esperienza della durée réelle descritta da Bergson, e le interazioni della memoria con il presente. Il secondo capitolo invece percorre la biografia di Mansfield per reperire le fonti del suo stile letterario e dell’influenza di Bergson, prima di passare a una considerazione della poetica dello short story modernista, la forma prediletta di Mansfield. Provo a spiegare la sua affinità per la forma soffermandomi sul suo progetto creativo e sulle tematiche che ricorrono nelle sue opere. Il terzo capitolo pone l’accento sulla voce narrante nei racconti di Mansfield, e come essa sublima una visione bergsoniana dell’io sia alla prima che alla terza persona. Traendo uno schema di analisi dal saggio Transparent Minds di Dorrit Cohn (1978), illustro come la prosa di Mansfield simula l’operazione dell’intuizione, rappresenta un mondo irriducibilmente relativo, e mostra la frammentazione dell’io. Il quarto capitolo guarda i temi del tempo e della memoria nei racconti per dimostrare le somiglianze evidenti tra tali idee nei racconti di Mansfield e la loro spiegazione nella filosofia di Bergson, ma anche per notare la sperimentazione che Mansfield opera sulla base di queste idee. Faccio risalire le crisi di stasi e di ansia dei protagonisti di ‘The Man Without a Temperament’ e ‘A Married Man’s Story’ a funzioni di memoria legate all’élan vital, e dedico un’analisi più esteso a ‘The Daughters of the Late Colonel’ per rivelare i meccanismi bergsoniani che soggiacciono alla struttura sperimentale del racconto. Il quinto capitolo cerca di collocare la scrittura di Mansfield all’interno di un’estetica bergsoniana più globale del modernismo, unendo i concetti di imaginary life di Roger Fry e dell’objective correlative di T. S. Eliot (che adatto in imagistic correlative, una concatenazione di figure retoriche piuttosto che eventi) per proporre una nuova lettura di ‘A Dill Pickle’ e ‘Bliss’. Il sesto e ultimo capitolo si concentra sull’élan vital: un concetto importante per i Rhythmists e altri artisti modernisti, l’élan vital fungeva per loro da metafora per la creazione artistica sul modello della riproduzione sessuale. Mark Antliff, in Inventing Bergson: Cultural Politics and the Parisian Avant-Garde (1993), constata la mancanza di una critica femminista di questa tendenza; tramite un’analisi di come l’élan vital si manifesta in ‘Prelude’, dimostro che Mansfield si oppone alle rappresentazioni maschilisti proposte dai suoi contemporanei, e riesce a descrivere una forza vitale specificatamente femminile che non trascura le realtà sociali che determinano l’esperienza delle donne nel suo racconto.

Katherine Mansfield and Henri Bergson: A Study of Creative Influence

FOSTER, DAN JOSEPH
2024/2025

Abstract

Questa tesi indaga sull’influenza del filosofo francese Henri Bergson sull’autrice neozelandese Katherine Mansfield. I primi due capitoli cercano di contestualizzare le due figure di Bergson e Mansfield, posizionandoli rispetto al movimento del modernismo letterario. Il primo capitolo dà una visione sintetica del contributo di Bergson alla filosofia, soffermandosi sulle sue idee di maggior rilievo per la letteratura anglofona modernista, ossia la subordinazione della soggettività al tempo, i meccanismi della memoria, l’intuizione come comprensione istintiva e profonda di un determinato oggetto, e l’élan vital, la sua versione della volontà descritta da Schopenhauer e da Nietzsche, che sarebbe per Bergson il motore dell’evoluzione dell’uomo, una forza vitale che agisce sia al livello dell’individuo che al livello epocale. Gli intrecci tra questo pensiero e la letteratura modernista si basano principalmente sulla rappresentazione del flusso di pensieri che tenta di imitare l’esperienza della durée réelle descritta da Bergson, e le interazioni della memoria con il presente. Il secondo capitolo invece percorre la biografia di Mansfield per reperire le fonti del suo stile letterario e dell’influenza di Bergson, prima di passare a una considerazione della poetica dello short story modernista, la forma prediletta di Mansfield. Provo a spiegare la sua affinità per la forma soffermandomi sul suo progetto creativo e sulle tematiche che ricorrono nelle sue opere. Il terzo capitolo pone l’accento sulla voce narrante nei racconti di Mansfield, e come essa sublima una visione bergsoniana dell’io sia alla prima che alla terza persona. Traendo uno schema di analisi dal saggio Transparent Minds di Dorrit Cohn (1978), illustro come la prosa di Mansfield simula l’operazione dell’intuizione, rappresenta un mondo irriducibilmente relativo, e mostra la frammentazione dell’io. Il quarto capitolo guarda i temi del tempo e della memoria nei racconti per dimostrare le somiglianze evidenti tra tali idee nei racconti di Mansfield e la loro spiegazione nella filosofia di Bergson, ma anche per notare la sperimentazione che Mansfield opera sulla base di queste idee. Faccio risalire le crisi di stasi e di ansia dei protagonisti di ‘The Man Without a Temperament’ e ‘A Married Man’s Story’ a funzioni di memoria legate all’élan vital, e dedico un’analisi più esteso a ‘The Daughters of the Late Colonel’ per rivelare i meccanismi bergsoniani che soggiacciono alla struttura sperimentale del racconto. Il quinto capitolo cerca di collocare la scrittura di Mansfield all’interno di un’estetica bergsoniana più globale del modernismo, unendo i concetti di imaginary life di Roger Fry e dell’objective correlative di T. S. Eliot (che adatto in imagistic correlative, una concatenazione di figure retoriche piuttosto che eventi) per proporre una nuova lettura di ‘A Dill Pickle’ e ‘Bliss’. Il sesto e ultimo capitolo si concentra sull’élan vital: un concetto importante per i Rhythmists e altri artisti modernisti, l’élan vital fungeva per loro da metafora per la creazione artistica sul modello della riproduzione sessuale. Mark Antliff, in Inventing Bergson: Cultural Politics and the Parisian Avant-Garde (1993), constata la mancanza di una critica femminista di questa tendenza; tramite un’analisi di come l’élan vital si manifesta in ‘Prelude’, dimostro che Mansfield si oppone alle rappresentazioni maschilisti proposte dai suoi contemporanei, e riesce a descrivere una forza vitale specificatamente femminile che non trascura le realtà sociali che determinano l’esperienza delle donne nel suo racconto.
2024
Katherine Mansfield and Henri Bergson: A Study of Creative Influence
Katherine Mansfield
Modernism
Henri Bergson
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/100820