Lo spazio pubblico che viviamo e attraversiamo quotidianamente conserva le tracce della storia di cui è stato scenario. Presenze, più o meno evidenti, dello scorrere del tempo e degli eventi, che spesso, per abitudine o distrazione, non notiamo. Un monumento collocato in uno spazio pubblico, con gli ideali e le narrazioni che incarna, rappresenta un importante segno identitario per la comunità che lo ha eretto. Tuttavia, può accadere che un monumento smetta di rispecchiare il modo in cui quella comunità desidera rappresentarsi all’esterno. In questi casi, il simbolo può diventare un elemento ingombrante, rispetto al quale si rende necessaria una presa di posizione. Questo può tradursi, talvolta, in atti di violenta iconoclastia o in uno smantellamento pianificato. Nella presente tesi analizzeremo come, senza smantellare né ignorare simboli tanto significativi quanto controversi — come la cartografia monumentale del colonialismo — sia possibile costruire una narrazione che ne riconosca la presenza e la forza, incanalandole al contempo in un percorso di consapevolezza e responsabilità collettiva.
Assenze e presenze nello spazio pubblico. Ripensare la cartografia monumentale del colonialismo
BARBIERO, ESTER
2024/2025
Abstract
Lo spazio pubblico che viviamo e attraversiamo quotidianamente conserva le tracce della storia di cui è stato scenario. Presenze, più o meno evidenti, dello scorrere del tempo e degli eventi, che spesso, per abitudine o distrazione, non notiamo. Un monumento collocato in uno spazio pubblico, con gli ideali e le narrazioni che incarna, rappresenta un importante segno identitario per la comunità che lo ha eretto. Tuttavia, può accadere che un monumento smetta di rispecchiare il modo in cui quella comunità desidera rappresentarsi all’esterno. In questi casi, il simbolo può diventare un elemento ingombrante, rispetto al quale si rende necessaria una presa di posizione. Questo può tradursi, talvolta, in atti di violenta iconoclastia o in uno smantellamento pianificato. Nella presente tesi analizzeremo come, senza smantellare né ignorare simboli tanto significativi quanto controversi — come la cartografia monumentale del colonialismo — sia possibile costruire una narrazione che ne riconosca la presenza e la forza, incanalandole al contempo in un percorso di consapevolezza e responsabilità collettiva.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100961