Il presente elaborato analizza l’evoluzione dell’armamento difensivo del miles romano dalle origini monarchiche sino al tramonto dell’Impero Romano d’Occidente, con particolare attenzione ai principali elementi dell’equipaggiamento: elmo, corazza, schinieri, manicae e tribolo. La ricerca si fonda sull’esame comparato delle principali fonti bibliografiche specialistiche — in primis Cascarino (2007, 2008, 2009), Lucchetti (2018, 2024), D’Amato (2016, 2017, 2019, 2022, 2024), Sumner (2009) e Simkins (1979, 1984) — integrando i dati archeologici, iconografici e testuali per delineare un quadro organico e coerente dello sviluppo tecnico e simbolico delle armature romane. Durante l’età monarchica, l’analisi mette in luce la varietà dei modelli di elmo e corazza — dalle tipologie a calotta conica e corinzia sino alle prime corazze anatomiche in bronzo — che riflettono una struttura militare ancora fortemente aristocratica e individuale. Con la riforma serviana si assiste invece a una prima standardizzazione, che inaugura la logica del reclutamento censitario e la produzione di equipaggiamenti più funzionali e meno ornamentali. L’età repubblicana segna il consolidamento del sistema manipolare e l’affermazione di tipologie divenute canoniche come l’elmo Montefortino, il Coolus e la lorica hamata, mentre la riforma mariana impone una progressiva uniformità dell’armamento. Nel corso dell’Alto Impero, le riforme augustee introducono un sistema stabile di produzione e distribuzione, con una distinzione tra corpi legionali e ausiliari; emergono elmi di tipo imperiale gallico e italico, corazze segmentate e lamellari, nonché un raffinato sistema di decorazioni e simboli. Con la crisi del III secolo e le riforme di Diocleziano e Costantino, l’armatura romana si trasforma radicalmente: la standardizzazione lascia spazio a una molteplicità di modelli regionali, riflesso del nuovo assetto amministrativo e culturale dell’Impero. Gli elmi Intercisa, Bersakovo e Spangenhelm, così come le corazze lamellari e i primi modelli proto-klibanion, testimoniano l’assimilazione di influenze germaniche, sarmate e orientali. Parallelamente, l’introduzione di motivi cristiani e simbolici trasforma l’equipaggiamento da strumento puramente difensivo a veicolo ideologico e propagandistico del potere imperiale. La ricerca evidenzia quindi come l’armatura romana non sia un semplice manufatto tecnico, ma il riflesso materiale di profonde trasformazioni politiche, sociali e culturali. Dalla corazza anatomica del guerriero regale alla lorica lamellare dell’ufficiale tardoimperiale, ogni fase di sviluppo risponde alle esigenze del suo tempo: efficienza, rappresentanza e identità. L’equipaggiamento militare del basso impero, infine, si configura come punto di convergenza tra tradizione romana e innovazione bizantina, aprendo la via all’evoluzione dell’armatura medievale europea.

L’evoluzione dell’armatura del Miles romano dalla monarchia alla caduta dell’impero romano d’occidente.

PEGORARO, LORENZO
2024/2025

Abstract

Il presente elaborato analizza l’evoluzione dell’armamento difensivo del miles romano dalle origini monarchiche sino al tramonto dell’Impero Romano d’Occidente, con particolare attenzione ai principali elementi dell’equipaggiamento: elmo, corazza, schinieri, manicae e tribolo. La ricerca si fonda sull’esame comparato delle principali fonti bibliografiche specialistiche — in primis Cascarino (2007, 2008, 2009), Lucchetti (2018, 2024), D’Amato (2016, 2017, 2019, 2022, 2024), Sumner (2009) e Simkins (1979, 1984) — integrando i dati archeologici, iconografici e testuali per delineare un quadro organico e coerente dello sviluppo tecnico e simbolico delle armature romane. Durante l’età monarchica, l’analisi mette in luce la varietà dei modelli di elmo e corazza — dalle tipologie a calotta conica e corinzia sino alle prime corazze anatomiche in bronzo — che riflettono una struttura militare ancora fortemente aristocratica e individuale. Con la riforma serviana si assiste invece a una prima standardizzazione, che inaugura la logica del reclutamento censitario e la produzione di equipaggiamenti più funzionali e meno ornamentali. L’età repubblicana segna il consolidamento del sistema manipolare e l’affermazione di tipologie divenute canoniche come l’elmo Montefortino, il Coolus e la lorica hamata, mentre la riforma mariana impone una progressiva uniformità dell’armamento. Nel corso dell’Alto Impero, le riforme augustee introducono un sistema stabile di produzione e distribuzione, con una distinzione tra corpi legionali e ausiliari; emergono elmi di tipo imperiale gallico e italico, corazze segmentate e lamellari, nonché un raffinato sistema di decorazioni e simboli. Con la crisi del III secolo e le riforme di Diocleziano e Costantino, l’armatura romana si trasforma radicalmente: la standardizzazione lascia spazio a una molteplicità di modelli regionali, riflesso del nuovo assetto amministrativo e culturale dell’Impero. Gli elmi Intercisa, Bersakovo e Spangenhelm, così come le corazze lamellari e i primi modelli proto-klibanion, testimoniano l’assimilazione di influenze germaniche, sarmate e orientali. Parallelamente, l’introduzione di motivi cristiani e simbolici trasforma l’equipaggiamento da strumento puramente difensivo a veicolo ideologico e propagandistico del potere imperiale. La ricerca evidenzia quindi come l’armatura romana non sia un semplice manufatto tecnico, ma il riflesso materiale di profonde trasformazioni politiche, sociali e culturali. Dalla corazza anatomica del guerriero regale alla lorica lamellare dell’ufficiale tardoimperiale, ogni fase di sviluppo risponde alle esigenze del suo tempo: efficienza, rappresentanza e identità. L’equipaggiamento militare del basso impero, infine, si configura come punto di convergenza tra tradizione romana e innovazione bizantina, aprendo la via all’evoluzione dell’armatura medievale europea.
2024
The evolution of Roman Milesian armor from the monarchy to the fall of the Western Roman Empire.
Antichità Romana
Elmi e Corazze
Miles
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/101278