This thesis explores the development of the doctrine of direct effect of European Union directives, beginning with its judicial creation in the landmark cases Van Duyn and Ratti, and tracing its subsequent refinement through later case law, with particular attention to the prohibition of horizontal direct effect. It examines the remedies available in situations of Member State non-compliance, notably consistent interpretation and disapplication, and highlights the crucial role of the transposition deadline as the functional source of direct effect, as well as the duties imposed on Member States and national judges during its pendency, in light of the principle of sincere cooperation. The analysis then turns to Directive 2006/123/EC, outlining its rationale, structure, and normative scope, and subsequently addresses the issue of maritime domain concessions. This discussion begins with two pivotal judgments of the Court of Justice, which serve as essential reference points for understanding the legal framework and for assessing the compatibility of automatic legislative extensions with EU law. The thesis then examines the relevant national legislation and the significant jurisprudential divergences that have emerged between the supreme courts and the TAR Puglia–Lecce. The study demonstrates that legislative and judicial breaches of the principle of sincere cooperation undermine the effective operation of direct effect, ultimately rendering it inadequate to safeguard fundamental principles of EU law such as legal certainty, uniform application, and the constitutional balance within the domestic legal order. Sincere cooperation thus emerges as the true “silent cornerstone” of the entire matter: without it, the functioning of the Union is fundamentally compromised. The thesis concludes by outlining two possible paths forward. The first involves strengthening existing remedies and sanctioning mechanisms to enhance deterrence against non-compliant Member States. The second contemplates a deeper constitutional evolution of the European Union, aimed at reinforcing institutional cooperation and advancing the completion of the integration process.

La tesi esamina l’evoluzione della nozione di diretta efficacia delle direttive dell’Unione europea, a partire dalla sua costruzione pretoria inaugurata con le sentenze Van Duyn e Ratti, fino ai più recenti approdi giurisprudenziali che ne precisano limiti e ambiti applicativi, con particolare riguardo al divieto di efficacia orizzontale. Vengono analizzati i rimedi predisposti dall’ordinamento unionale in caso di inadempimento degli Stati membri, in primo luogo l’interpretazione conforme e la disapplicazione, nonché il ruolo centrale del termine di recepimento quale presupposto funzionale dell’effetto diretto e gli obblighi che gravano su Stati e giudici durante la sua pendenza, alla luce del principio di leale cooperazione. La trattazione si concentra poi sulla Direttiva 2006/123/CE, ricostruendone ratio, struttura e portata precettiva, per approdare alla questione delle concessioni demaniali marittime. Tale tematica viene affrontata muovendo da due pronunce chiave della Corte di giustizia, che rappresentano i punti di riferimento necessari per l’inquadramento della vicenda e per la valutazione della compatibilità delle proroghe legislative automatiche con il diritto dell’Unione. Segue l’analisi critica dei successivi interventi del legislatore nazionale e dei profondi contrasti giurisprudenziali emersi tra le corti supreme e il TAR Puglia–Lecce. Dallo studio emerge come le violazioni, sia legislative sia giurisdizionali, del principio di leale cooperazione compromettano l’effettiva operatività della diretta efficacia, rendendola di fatto inidonea a garantire la tutela dei principi fondamentali dell’ordinamento unionale, quali certezza del diritto, uniformità applicativa e rispetto dell’equilibrio costituzionale interno. La leale cooperazione si configura così come il vero “convitato di pietra” dell’intera vicenda: la sua assenza mina le basi stesse del funzionamento dell’Unione. In conclusione, la tesi prospetta due possibili vie d’uscita, vale a dire un rafforzamento dei rimedi e dei meccanismi sanzionatori volti a garantire maggiore deterrenza nei confronti degli Stati inadempienti oppure, in alternativa, un’evoluzione costituzionale dell’Unione capace di consolidare la collaborazione istituzionale e completare il processo di integrazione europea.

L’EFFICACIA DIRETTA DELLE DIRETTIVE E LA LEALE COOPERAZIONE NELLA SAGA DELLE CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME

SELLA, AMEDEO
2024/2025

Abstract

This thesis explores the development of the doctrine of direct effect of European Union directives, beginning with its judicial creation in the landmark cases Van Duyn and Ratti, and tracing its subsequent refinement through later case law, with particular attention to the prohibition of horizontal direct effect. It examines the remedies available in situations of Member State non-compliance, notably consistent interpretation and disapplication, and highlights the crucial role of the transposition deadline as the functional source of direct effect, as well as the duties imposed on Member States and national judges during its pendency, in light of the principle of sincere cooperation. The analysis then turns to Directive 2006/123/EC, outlining its rationale, structure, and normative scope, and subsequently addresses the issue of maritime domain concessions. This discussion begins with two pivotal judgments of the Court of Justice, which serve as essential reference points for understanding the legal framework and for assessing the compatibility of automatic legislative extensions with EU law. The thesis then examines the relevant national legislation and the significant jurisprudential divergences that have emerged between the supreme courts and the TAR Puglia–Lecce. The study demonstrates that legislative and judicial breaches of the principle of sincere cooperation undermine the effective operation of direct effect, ultimately rendering it inadequate to safeguard fundamental principles of EU law such as legal certainty, uniform application, and the constitutional balance within the domestic legal order. Sincere cooperation thus emerges as the true “silent cornerstone” of the entire matter: without it, the functioning of the Union is fundamentally compromised. The thesis concludes by outlining two possible paths forward. The first involves strengthening existing remedies and sanctioning mechanisms to enhance deterrence against non-compliant Member States. The second contemplates a deeper constitutional evolution of the European Union, aimed at reinforcing institutional cooperation and advancing the completion of the integration process.
2024
RECENT CASE LAW ON THE DIRECT EFFECT OF DIRECTIVES
La tesi esamina l’evoluzione della nozione di diretta efficacia delle direttive dell’Unione europea, a partire dalla sua costruzione pretoria inaugurata con le sentenze Van Duyn e Ratti, fino ai più recenti approdi giurisprudenziali che ne precisano limiti e ambiti applicativi, con particolare riguardo al divieto di efficacia orizzontale. Vengono analizzati i rimedi predisposti dall’ordinamento unionale in caso di inadempimento degli Stati membri, in primo luogo l’interpretazione conforme e la disapplicazione, nonché il ruolo centrale del termine di recepimento quale presupposto funzionale dell’effetto diretto e gli obblighi che gravano su Stati e giudici durante la sua pendenza, alla luce del principio di leale cooperazione. La trattazione si concentra poi sulla Direttiva 2006/123/CE, ricostruendone ratio, struttura e portata precettiva, per approdare alla questione delle concessioni demaniali marittime. Tale tematica viene affrontata muovendo da due pronunce chiave della Corte di giustizia, che rappresentano i punti di riferimento necessari per l’inquadramento della vicenda e per la valutazione della compatibilità delle proroghe legislative automatiche con il diritto dell’Unione. Segue l’analisi critica dei successivi interventi del legislatore nazionale e dei profondi contrasti giurisprudenziali emersi tra le corti supreme e il TAR Puglia–Lecce. Dallo studio emerge come le violazioni, sia legislative sia giurisdizionali, del principio di leale cooperazione compromettano l’effettiva operatività della diretta efficacia, rendendola di fatto inidonea a garantire la tutela dei principi fondamentali dell’ordinamento unionale, quali certezza del diritto, uniformità applicativa e rispetto dell’equilibrio costituzionale interno. La leale cooperazione si configura così come il vero “convitato di pietra” dell’intera vicenda: la sua assenza mina le basi stesse del funzionamento dell’Unione. In conclusione, la tesi prospetta due possibili vie d’uscita, vale a dire un rafforzamento dei rimedi e dei meccanismi sanzionatori volti a garantire maggiore deterrenza nei confronti degli Stati inadempienti oppure, in alternativa, un’evoluzione costituzionale dell’Unione capace di consolidare la collaborazione istituzionale e completare il processo di integrazione europea.
diretta efficacia
direttive
unione europea
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/101408