Negli ultimi decenni, l’inquinamento delle acque da parte di composti chimici persistenti è diventato una delle principali sfide ambientali globali. Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) sono composti organici di sintesi costituiti da una catena alifatica fluorurata e un gruppo polare che conferisce loro un’elevata stabilità chimica e termica. Tali sostanze sono state sfruttate per decenni in numerosi settori industriali, ma i loro effetti collaterali sull’ambiente e sugli esseri viventi sono emersi quando la loro diffusione era ormai globale. Tra i PFAS di maggiore rilevanza, l’acido perfluoroottanoico (PFOA) è tra i più studiati per la sua tossicità, capacità di bioaccumulo e resistenza ai trattamenti di degradazione convenzionali. In Italia, la sua presenza è stata localizzata in concentrazioni particolarmente significative nelle acque sotterranee in Veneto, causata da scarichi industriali nell’area vicentina, che hanno dato luogo a uno dei casi di contaminazione più importante d’Europa. Il presente lavoro di tesi si inserisce in questo contesto per studiare tecniche avanzate per degradare i PFAS in matrici acquose, occupandosi in particolare di processi che prevedono la formazione di elettroni solvatati. L’attività sperimentale si è focalizzata sullo studio dell’efficacia di degradazione dell’acido perfluoroottanoico (PFOA) tramite il trattamento UV/solfito in condizioni differenti (pH dell’acqua di rubinetto e pH 12), analizzando anche il comportamento e l’eventuale evoluzione dei prodotti per- e polifluorurati che si formano durante il processo. Infine, i risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti nel trattamento di PFOA con plasma non-termico e con un processo sequenziale realizzato con plasma non-termico seguito da UV/solfito, studiati nello stesso periodo nel gruppo di ricerca, per individuare vantaggi e limiti di ciascun approccio.
Studio della degradazione di acido perfluoroottanoico (PFOA) in acqua mediante trattamento UV/solfito
TOMMASI, MANUEL
2024/2025
Abstract
Negli ultimi decenni, l’inquinamento delle acque da parte di composti chimici persistenti è diventato una delle principali sfide ambientali globali. Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) sono composti organici di sintesi costituiti da una catena alifatica fluorurata e un gruppo polare che conferisce loro un’elevata stabilità chimica e termica. Tali sostanze sono state sfruttate per decenni in numerosi settori industriali, ma i loro effetti collaterali sull’ambiente e sugli esseri viventi sono emersi quando la loro diffusione era ormai globale. Tra i PFAS di maggiore rilevanza, l’acido perfluoroottanoico (PFOA) è tra i più studiati per la sua tossicità, capacità di bioaccumulo e resistenza ai trattamenti di degradazione convenzionali. In Italia, la sua presenza è stata localizzata in concentrazioni particolarmente significative nelle acque sotterranee in Veneto, causata da scarichi industriali nell’area vicentina, che hanno dato luogo a uno dei casi di contaminazione più importante d’Europa. Il presente lavoro di tesi si inserisce in questo contesto per studiare tecniche avanzate per degradare i PFAS in matrici acquose, occupandosi in particolare di processi che prevedono la formazione di elettroni solvatati. L’attività sperimentale si è focalizzata sullo studio dell’efficacia di degradazione dell’acido perfluoroottanoico (PFOA) tramite il trattamento UV/solfito in condizioni differenti (pH dell’acqua di rubinetto e pH 12), analizzando anche il comportamento e l’eventuale evoluzione dei prodotti per- e polifluorurati che si formano durante il processo. Infine, i risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti nel trattamento di PFOA con plasma non-termico e con un processo sequenziale realizzato con plasma non-termico seguito da UV/solfito, studiati nello stesso periodo nel gruppo di ricerca, per individuare vantaggi e limiti di ciascun approccio.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/101893